Un governo mondiale per la salute e il clima

Il 2020 sarà ricordato come l’anno in cui l’umanità si è trovata a fronteggiare due sfide globali di enorme portata e di enorme pericolo: la pandemia da coronavirus e i cambiamenti del clima. Non c’è possibilità di vincerle, queste sfide, senza un’azione coordinata comune. Senza, in altri termini, un governo mondiale.
Pietro Greco, 19 Marzo 2020
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Il 2020 sarà ricordato come l’anno in cui l’umanità si è trovata a fronteggiare due sfide globali di enorme portata e di enorme pericolo: la pandemia da coronavirus e i cambiamenti del clima. Non c’è possibilità di vincerle, queste sfide, senza un’azione coordinata comune. Senza, in altri termini, un governo mondiale.

In entrambi i casi, però, la sensazione –  e qualcosa di molto più di una sensazione – è che i vari paesi del mondo procedano ciascuno indipendentemente dall’altro. Vanno al confronto con il climate change e, soprattutto, con il SAR-CoV2 in ordine sparso. Non l’umanità unita, ma duecento frammenti che schizzano via nelle direzioni più disparate. Il modo migliore per perderla, la guerra. Certo, agli occhi dei più quello del governo mondiale sembra un’utopia. Anche se è un’utopia coltivata da alcune tra le menti più brillanti nell’ultimo quarto di millennio.

Tra i primi a immaginare la necessità di un governo mondiale fu, nel 1795, il più grande filosofo dell’era moderna, Immanuel Kant, in un saggio, Per la pace perpetua, in cui già prefigurava l’esistenza di problemi globali che potevano essere risolti solo attraverso una federazione mondiale di stati democratici. Per la verità anche Dante Alighieri, di cui il prossimo anno celebreremo gli 800 anni dalla morte, aveva balenato idee simili. Ma in epoca più vicina a noi, fautori di un governo mondiale sono stati sia grandi scienziati, come Albert Einstein e Bertrand Russell, sia grandi statisti, come il Mahatma Gandhi e Winston Churchill. E se i primi tre erano autentiche bandiere viventi del pacifismo mondiale, l’inglese che aveva vinto la Seconda guerra mondiale era un conservatore pragmatista che, nella soluzione di una governance a scala globale vedeva l’unica possibilità, pratica appunto, di risolvere problemi molti problemi dell’umanità.

Fautori di un governo mondiale sono stati anche due presidenti degli Stati Uniti d’America. Il primo, Thomas Woodrow Wilson, che all’indomani della Prima guerra mondiale spinse per la creazione della Società delle Nazioni. Il secondo, Franklin Delano Roosevelt che, a Seconda guerra mondiale in corso, spinse per la creazione dell’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, trovando in Winston Churchill un partner convinto. I due ne iniziarono a parlare già nell’agosto 1941, firmarono il Patto Atlantico l’11 febbraio 1942 e infine organizzarono l’atto fondativo delle Nazioni Unite il 25 aprile 1945 a Filadelfia, mentre la guerra era ancora in corso. Roosevelt non fece in tempo a vederla, la nascita di quella sua figlioletta: morì due settimane prima, il 12 aprile.

Ma torniamo ai nostri temi: il clima e la salute. L’idea di un governo mondiale del clima come patto tra stati indipendenti si è materializzata nel 1992 a Rio de Janeiro con il varo della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Alla fine di novembre a Glasgow si terrà COP 26, ovvero la ventiseiesima Conferenza della Parti (leggi nazioni) che l’hanno sottoscritta quella Convenzione che è una legge quadro internazionale. Per affrontare i temi della sanità scala globale è stata fondata, molto prima, l’Organizzazione Mondiale di Salute (OMS). L’atto di nascita risale al 22 luglio 1946 ed è stato una delle prime, concrete realizzazioni delle Nazioni Unite.
Si dirà: e allora che vuoi, il governo mondiale del clima e il governo mondiale della salute esistono già.

Vero. Sulla carta quei due governi o, se volete, quei due centri di governance (come si ama dire oggi) esistono. E non solo sulla carta, perché sia l’UNFCCC sia l’OMS producono atti concreti. Ma lo abbiamo visto negli ultimi mesi e lo stiamo vedendo ancora in questi giorni: né l’una né l’altra organizzazione hanno un reale potere di decisione. A tutt’oggi nessuno al mondo può imporre una comune politica di prevenzione e di adattamento ai cambiamenti climatici, così come neppure l’OMS può imporre una politica comune contro il coronavirus SAR-CoV2 o altri agenti patogeni. Ciascuno stato va avanti per conto suo, mentre entrambe le crisi – quella ambientale e quella sanitaria, peraltro interconnesse – procedono compatte, indifferenti ai confini nazionali.

Viviamo su un solo pianeta, che costituisce un unico, anche se articolato, ecosistema. Siamo una sola umanità: un’unità di fondo che emerge oggi molto più che ai tempi di geni preveggenti come Dante e Kant, a causa della globalizzazione dell’economia e della velocità dei trasporti. Ma questa umanità è politicamente frammentata in circa duecento frammenti, tra piccoli e grandi, che si muovono in ordine sparso. E che hanno difficoltà a cedere una piccola parte del loro potere a organismi sovranazionale. È vero in Europa ed è vero nel mondo.

Nessuno pensa, realisticamente, alla costituzione di uno stato unico globale. Non è possibile e forse neppure auspicabile. Ma a una libera e solidale federazione tra le nazioni per la soluzione di alcuni problemi parziali, come quelli delle pandemie e come quelli dei cambiamenti climatici, questo sì è necessario. Questa libera e solidale federazione non è una mera e utopica astrazione: un wishful thinking, un pensiero pieno di speranza, come dicono gli inglesi. È qualcosa di molto concreto. Significa riconoscere qui e ora a un’organizzazione delle Nazioni Unite un potere decisionale (certo, frutto di una libera e solidale discussione) in fatto di cambiamenti climatici e di pandemie. I passaggi devono avvenire in tempi stretti: a fine anno per quanto riguarda il clima, immediatamente per quanto riguarda la Convid-2019. Conferiamo all’OMS il potere di decidere una politica di contrasto comune al coronavirus.
Difficilmente i governi dei duecento paesi in cui si divide l’umanità effettueranno questi passi se non matura subito una forte convinzione nell’opinione pubblica. L’opinione pubblica siamo noi tutti. Dobbiamo essere noi, dunque, a chiedere con forza la creazione di un governo mondiale della salute e del clima.

Commenti dei lettori


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  1. Andrea
    Purtroppo i governi e la Oms non ascoltano tutte le voci scientifiche in ambito di salute ma solo quelle da cui sono comandate. Dalle lobby multinazionali che guarda casotrivano sempre soluzioni complicate e costose E poi tutta questa sua enfasi nel volerci mettere in testa il consenso a un potere globale a queste organizzazioni mi puzza lontano un miglio. E come minimo mi pare superficiale riflesssione
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