La bioetica in cammino. In ricordo di Giovanni Berlinguer

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Personalità di primo piano della cultura italiana, Giovanni Berlinguer ha contribuito con la sua intensa attività di docente e saggista a diffondere la cultura scientifica e l'analisi critica del sistema sanitario italiano.
Titolo

Bioetica. Rivista interdisciplinare. In ricordo di Giovanni Berlinguer

Autore

Autori vari

Anno pubblicazione

2016

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Autori vari

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pp. 170; euro 18,00

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Giornalista Scientifica

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Colpisce, leggendo il volume di “Bioetica, rivista interdisciplinare” dedicato alla sua memoria (Anno XXIII, n.4, Ananke editore, euro 18,00), la mole di temi e di ambiti nei quali Giovanni Berlinguer si è mosso nel corso della sua vita che si è conclusa il 6 aprile di un anno fa a Roma dopo una lunga malattia.
E la prima stesura di una bibliografia delle sue opere a cui sta lavorando Fabrizio Rufo, che è anche curatore del volume, è la testimonianza tangibile della sua personalità poliedrica. Riforma sanitaria, lavoro, psichiatria, politica della scienza, mortalità infantile, aborto, corpi in vendita, ambiente, povertà, droga, nascita, morte. Su tutti questi argomenti e su molti altri ancora – ma tutti strettamente inerenti alle fatiche della nostra vita di esseri umani, tanto che a lui più che a tanti si potrebbe riferire la frase di Terenzio: homo sum, humani nihil a me alienum puto – Berlinguer ha scritto le sue riflessioni.
E sono riflessioni che spesso hanno lasciato il segno o hanno precorso i tempi.
“Medico e igienista di formazione, politico per convinzione, umanista per natura”, come scrive Maurizio Mori, direttore della rivista, nella prefazione, Giovanni Berlinguer ha speso gran parte della sua vita a rendere effettivo il diritto alla salute di ogni cittadino, declinando questo tema in tutti i modi possibili. Lo ha fatto da medico, ma anche da parlamentare del Partito comunista italiano e poi da bioeticista. Il volume ospita i contributi di Fabrizio Rufo, Caterina Botti, Mattia Della Rocca e Carmela Morabito, Bernardino Fantini, Carlo Flamigni, Volnei Garrafa e Gabriele Cornelli, Pietro Greco, John Harris, Eugenio Lecaldano, Maurizio Mori, Silvana Salerno, Maria Chiara Tallacchini. Ogni autore sottolinea una delle diverse facce del suo lavoro. Un lavoro lunghissimo, considerando che il suo primo articolo è del 1958 e l’ultimo libro del 2011.
Come medico e come parlamentare, Giovanni Berlinguer ha dato il suo contributo a tre grandi leggi che hanno cambiato radicalmente l’assistenza sanitaria in Italia: la legge 180/78, o legge Basaglia che ha permesso la chiusura dei manicomi; la legge 194/78, o legge sull’aborto di cui Berlinguer è stato relatore alla Camera assieme a Del Pennino; la legge 833/78 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale.
A proposito della salute mentale, ricordano Della Rocca e Morabito nel loro intervento, Berlinguer si occupa di temi legati alla psichiatria già molto tempo prima come testimonia un volume del lontano 1969: “Psichiatria e potere”. Un libro che “stupisce per la sua capacità di relazionarsi al nostro attuale orizzonte scientifico e culturale”.
Parlando invece della legge sul Servizio Sanitario Nazionale, ci piace ripassare con le parole dello stesso Berlinguer i principi che erano alla base di questa norma: “Il Servizio Sanitario Nazionale si è chiamato così per motivi precisi: è un servizio, non un ente o un istituto separato dal corpo statuale; è sanitario, non solo medico-terapeutico, ma preventivo e ambientale; è nazionale, cioè tendenzialmente unificante , anche se amministrativamente decentrato”. Di conseguenza, ricorda Fantini nel suo intervento, il SSN comporta una riorganizzazione dei rapporti tra Stato e cittadino che vengono fondati sui concetti di equità e sul diritto alla salute. E’ bene ricordarlo, di tanto in tanto.
Il lavoro di Giovanni Berlinguer che intrecciava le sue competenze come scienziato e come politico era nato già nei primissimi anni Settanta, quando con una serie di interventi volle portare nel Pci una nuova attenzione verso la scienza che fino a quel momento era un po’ trascurata da un partito condizionato ancora dalla cultura crociana e gentiliana.
Ce lo ricorda Fabrizio Rufo nel suo intervento: “A partire da una lettura di Gramsci che abbandona le incrostazioni del marxismo dogmatico, Berlinguer cerca di realizzare un’analisi della moderna società industriale e sottolinea il ruolo determinante che in essa è esercitato dallo sviluppo scientifico e tecnologico.” Quindi, maggiore attienzione alla ricerca scientifica per il suo valore culturale e non solo tecnico-pratico. Nello stesso tempo, però, Berlinguer non è uno scientista, anzi. Grazie a lui e ad altre figure di quegli anni come Giulio Maccacaro, Franco Basaglia, Marcello Cini, Laura Conti, si è avuto nella sinistra un cambiamento di rotta: “un cambiamento che ha portato a mettere in discussione le posizioni scientiste che caratterizzavano quella tradizione, aprendo la strada a posizioni più critiche sulla produzione scientifica e sulla sua applicazione, sul nesso scienza/società, sull’ideologia del progresso senza limite, sulla pratica della medicina…”, come scrive Caterina Botti. Proprio questa messa in discussione sarà alla base dell’anima ambientalista di Berlinguer.
Dalla seconda metà degli anni Ottanta, la bioetica diventa un suo campo di battaglia.
E a questo proposito i suoi contributi forse più interessanti riguardano la distinzione tra “bioetica quotidiana” e “bioetica di frontiera” e la sua insistenza su valori come la solidarietà, l’equità, l’uguaglianza. L’idea da cui parte Berlinguer è che la riflessione bioetica non debba concentrarsi sui nuovi temi proposti dalla scienza di punta (procreazione assistita, trapianti d’organo, sopravvivenza artificiale…) ma interessarsi della “bioetica quotidiana”, ovvero una bioetica “più vicina all’esperienza di tutte le persone e di ogni giorno”. Nascita, morte, rapporto tra lavoro e salute e tra ambiente e salute, mercificazione del corpo, rapporto fra i generi, trattamento dei malati, salute globale: ecco i temi della bioetica quotidiana.
Dal punto di vista istituzionale Giovanni Berlinguer ha ricoperto incarichi importanti: responsabile del primo Piano Sanitario (1992-1995) , presidente del Comitato nazionale di bioetica (1999), membro del Consiglio sanitario nazionale (1994-1996), membro dell’International Bioethics Committee dell’Unesco (2001-2007) e della Commission on the Social Determinants of Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2005-2008). Proprio a proposito Commissione dell’Oms sui determinanti sociali della salute, è da ricordare che al suo interno Berlinguer fu una figura centrale. E il rapporto finale della Commissione, riconosciuto come uno dei documenti più importanti per gli obiettivi delle politiche sanitarie nazionali e globali del nuovo Millennio, porta la sua impronta. “La giustizia sociale – vi si legge – è una questione di vita e di morte, dato che determina il modo in cui la gente vive, le conseguenti probabilità di ammalarsi e il rischio di una morte prematura”. E sottolinea come agire per ridurre le immense iniquità nel campo della salute è un imperativo etico. Il primo passo per la creazione di una democrazia universale della salute, un tema a cui Giovanni Berlinguer stava lavorando negli ultimi anni della sua vita.

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