Quello che non ho

Micron
La qualità e la lunghezza delle nostre esistenze, la ricchezza, i danni del riscaldamento climatico, l’acqua, il cibo, l’igiene, la salute, l’accesso al Web, la parità uomo-donna, l’istruzione, i contraccettivi, i diritti, le libertà che abbiamo. Niente di tutto questo è distribuito in modo uguale sul nostro pianeta.
Irene Sciurpa, 14 Settembre 2020
Titolo

Piccolo atlante delle disuguaglianze

Anno di pubblicazione

2020

Editore

Edizione Clichy

Info

112 pp, euro 12,00

Micron
Filosofia / Diritti umani

Dalla Prima rivoluzione industriale, avvenuta in Inghilterra tra il 1760 e 1790, sviluppo e disuguaglianza si sono intrecciati l’uno con l’altra.
Sì, è vero, il mondo preindustriale è sempre stato diviso tra chi aveva tutto e chi non aveva nulla, tra patrizi e plebei o tra nobiltà, clero e terzo Stato. La scala mobile sociale non funzionava molto bene, nascevi in un ceto e ci rimanevi per generazioni. Ma il capitalismo qualcosa è cambiato “perché è nato il potere finanziario, la forza inarrestabile del denaro. Con questo diabolico strumento prende il via la storia di un abisso di disuguaglianza e di ingiustizia economica, sociale e politica che non ha più avuto fine”.  

Angus Deaton nel 2013 chiamò questo processo la “Grande fuga”: una fuga dalla povertà, dalla fame, verso una vita degna di essere vissuta. È grazie alla rivoluzione industriale se oggi si vive meglio di 200 anni fa, se l’aspettativa di vita è maggiore e la possibilità di una vita sana tangibile. Ma è nella natura delle grandi fughe: non tutti possono farcela. Nel 2020 ci sono 26 persone che sono “scappati” dalla minaccia della povertà più degli altri, queste 26 persone possiedono tanto quanto la metà dell’umanità: tre miliardi e mezzo di persone. Insomma, corrono più veloce di tutti. Nel 2016 a questo esclusivo club erano iscritte 61, nel 2018, invece, 46. Probabilmente tra qualche lustro la corsa verso la ricchezza assoluta sarà una questione ristretta a meno di 10 persone.

Sono i Giovanni Senza Terra di questo secolo, il principe che grazie alla prepotenza dello sceriffo di Nottingham procedeva verso un’arrestabile accumulazione di ricchezza fine a sé stessa. A lui si opponevano Robin Hood e Little John e la loro banda, che rubavano ai ricchi per (ri)dare ai poveri. Ma in questa “Grande fuga” dalla povertà verso il capitalismo più spietato non vi è posto per i Robin Hood e Little John, e così, le disuguaglianze crescono ogni secondo di più.  È impossibile accumulare ricchezza infinita in un modo finito ci ricorda Latouche, le risorse si stanno esaurendo e il diritto alla crescita, da un sogno per tutti è divenuto un privilegio per pochi. E per far arricchire pochi stiamo distruggendo il pianeta di tutti, provocando ancora di più l’acuirsi della disuguaglianza.

Non serve una mappa segreta per scovarla ma è necessario un Piccolo atlante delle disuguaglianze per capirne gli effetti sulla vita di tutti i giorni in ogni ambito, nell’accesso alle cure e all’acqua, al cibo e all’istruzione, ai diritti e alle libertà: “Niente di tutto questo è distribuito in modo uguale sul nostro pianeta”. L’obiettivo di questo volume edito da Edizioni Clichy è quello di creare “un libro agile, essenziale, indispensabile per capire rapidamente, attraverso i numero, la profonda disuguaglianza che governa il mondo di oggi”.  Scorrendo le appena 158 pagine capiremo che il posto dove nasciamo è ciò che determina il tempo che possiamo sperare di vivere e le condizioni in cui possiamo vivere. È esso a stabilire se avremo o meno il privilegio all’acqua potabile, alla contraccezione, ad una toilette.  Il futuro, in questa storia di accumulo ed eccessi, continuerà a perpetuare le suddette disuguaglianze. Secondo l’Onu, infatti il riscaldamento globale potrebbe mettere a rischio la vita di 140 milioni di persone ma anche in questo caso il pericolo non sarà uguale per tutti; a causare il danno sono stati i paesi ricchi a pagarne il prezzo saranno i più poveri.  

Il libro è il susseguirsi di brevi capitoli dove le poche parole accompagnano i numeri.Poche parole perché la disuguaglianza che emerge dalle liste e i numeri lì presentati è palese, non va più spiegata ma, forse, combattuta. Il Piccolo atlante delle disuguaglianze è un’opera oggi necessaria, perché tutti noi dobbiamo avere in mano questa fotografia da cui dovrebbe partire qualsiasi azione e proposta politica del domani.  

Il senso del libro si potrebbe riassumere con questa filastrocca di Stefano Benni, riportata nelle pagine iniziali:

Il mondo è diviso in:
quelli che mangiano il cioccolato senza il pane;
quelli che non riescono a magiare
il cioccolato se non mangiano anche il pane;
quelli che non hanno il cioccolato;
quelli che non hanno il pane. 

Il Piccolo atlante delle disuguaglianze si sofferma su coloro che sono stati esclusi dalla “Grande fuga”, su chi ha perso e continuerà, in questa ruota malata, a perdere. È un libro per il diritto inalienabile di tutti ad avere – almeno – il pane. 

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Correlati

    Micron
    Nell Freudenberger
    X