Animali come noi

Micron
Adelphi inaugura la nuova collana “Animalia” con il libro “Al di là delle parole. Che cosa provano e pensano gli animali” di Carl Safina. Un sapiente connubio tra le più recenti ricerche, aneddoti coinvolgenti e una grandissima abilità descrittiva vi faranno riflettere su quanto sia il caso di non costruire muri tra noi e il genere animale.
Giulia Negri, 19 Settembre 2018
Titolo

Al di là delle parole

Autore

Carl Safina

Anno pubblicazione

2018

Editore

Adelphi

Info Lettura

pp. 687; 28,90 euro

Micron
Comunicatrice della scienza

Tag

È qualcosa che scordiamo con facilità disarmante. «Parliamo di “esseri umani e animali”, come se tutti i viventi ricadessero in due sole categorie: noi e tutti gli animali. Eppure abbiamo addestrato gli elefanti a trascinare tronchi d’albero fuori dalla foresta; nei laboratori abbiamo fatto percorrere labirinti ai ratti, per studiare l’apprendimento; e i piccioni ci hanno insegnato i rudimenti della psicologia beccando i bersagli che gli mostravamo. Studiamo i moscerini per imparare come funziona il nostro DNA, e infettiamo le scimmie per mettere a punto cure da usare sugli esseri umani; nelle nostre case e nelle nostre città i cani proteggono e guidano persone che possono vedere solo grazie agli occhi dei loro compagni a quattro zampe. A dispetto di tutta questa intimità, conserviamo una tentennante insistenza sul fatto che gli “animali” non sono come noi – benché noi stessi siamo animali. Potrebbe mai una relazione basarsi su un fraintendimento più profondo?». I nostri tentativi di allontanarli da noi e sottovalutarli, forse hanno il fine di renderci più semplice la possibilità di trattarli come delle entità sprovviste di qualsivoglia consapevolezza e individualità.
Carl Safina critica anche diversi studi compiuti sugli animali, effettuati utilizzando marchingegni e condizioni sperimentali artificiosi, che non permettono loro di essere loro stessi. Senza l’osservazione in natura, molte delle conoscenze sul comportamento sarebbero errate, o incomplete. Non si tratta assolutamente del classico saggio serioso e azzimato: Safina ci fa viaggiare con lui, dai paesaggi polverosi e cotti dal sole in Kenya, al freddo penetrante nel parco di Yellowstone, ai flutti tra le isole di San Juan, tra Canada e Stati Uniti. Come un moderno Dante, biologo anziché poeta, ha in ogni parte del libro un diverso Virgilio, che lo conduce alla scoperta degli animali che studia da decenni. Cynthia Moss, Rick McIntyre e Kenneth Balcomb svelano i segreti di anni di osservazione in natura di elefanti, lupi, orche. In questo percorso l’autore lascia che queste specie colpiscano la nostra emotività, anche con alcuni aneddoti che, pur senza pretese di scientificità, ci raccontano la quotidianità e le relazioni di esseri che sembrano meno lontano da noi di quanto si pensi.
Nei vari capitoli emergono tutto lo stupore e l’ammirazione di chi si trova faccia a faccia con la lotta per la sopravvivenza di animali dalla struttura sociale estremamente complessa, messi alla prova da bracconieri, habitat troppo ridotti e riduzione delle risorse alimentari. Colpisce profondamente l’importanza dei legami familiari per gli animali descritti, le cui storie vengono descritte da chi li osserva e li conosce come se si trattasse di persone. Dalle incredibili capacità di leadership dell’elefantessa Echo, che è riuscita a far crescere la sua famiglia e a guidarla malgrado siccità e bracconieri, prima di essere uccisa per le sue zanne, al modo di comunicare a distanza dei pachidermi e ai saluti nel momento del ricongiungimento.
Safina ci catapulta in mezzo agli habitat e ce ne fa scoprire le trasformazioni, come nel caso del parco di Yellowstone, in cui la reintroduzione del lupo ha causato la riduzione del numero di cervi, diventato insostenibile, la ripresa da parte della vegetazione, il ritorno di uccelli, rettili, e dei castori, che con le loro doti ingegneristiche hanno modificato il corso dei fiumi per il beneficio di pesci e anfibi. Un perfetto esempio di rewilding.
La parte forse più affascinante del libro è quella dedicata all’animale meno conosciuto – o  più misconosciuto -: l’orca. Tra i cetacei si parla sempre dell’intelligenza dei delfini, o dei canti e della caccia alle balene. Ma della loro cugina bianca e nera si conoscono quasi solo l’appellativo “killer”, o il film “Free Willy”. Malgrado il modo in cui viene definita, non esiste alcun attacco all’uomo in natura documentato da parte delle orche: cacciatrici spietate, hanno sempre avuto un occhio di riguardo verso l’uomo, rendendosi protagoniste di alcuni salvataggi e mostrando di apprezzarne la compagnia e il contatto. Quelle che chiamiamo indistintamente “orche”, poi, appartengono a popolazioni differenti, che non si incrociano tra loro, hanno areali, comportamenti e diete diverse. Potremmo parlare di culture?
«Perché continuiamo ad aspettarci che gli altri esseri viventi siano tanto limitati? Prima ancora che noi esistessimo loro erano già all’opera. Li sottostimiamo enormemente. Ci autoimponiamo un isolamento che ci priva del contatto con moltissimi aspetti della natura.» Le pagine sono più di 600, ma scivolano via tra bellissime descrizioni, storie appassionanti, approfondimenti e aneddoti su moltissime specie.

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