Antropocene. L’umanità come forza geologica

Micron
Cercare d’immaginare quale potrebbe essere il futuro dell’umanità è uno dei campi più frequentati e tra gli esercizi preferiti della letteratura. Se vogliamo, già nell’antichità, i libri dei profeti sono un esempio di questo slancio verso il domani e le sorti degli uomini. Tuttavia, con il progredire del sapere e l’aumentare delle conoscenze acquisite dalle […]
Romualdo Gianoli, 08 Luglio 2018
Micron
Giornalista Scientifico

Cercare d’immaginare quale potrebbe essere il futuro dell’umanità è uno dei campi più frequentati e tra gli esercizi preferiti della letteratura. Se vogliamo, già nell’antichità, i libri dei profeti sono un esempio di questo slancio verso il domani e le sorti degli uomini. Tuttavia, con il progredire del sapere e l’aumentare delle conoscenze acquisite dalle diverse società umane nel corso della storia, questo sforzo predittivo ha subito un’evoluzione, anzi, una vera trasformazione. Siamo passati, così, da predizioni assertive (le profezie) in cui non c’è molto mistero ma solo l’attesa che si compia un destino, a ipotesi dubitative: quale strada prenderemo come esseri umani?
Quale futuro si avvererà tra i molti che riusciamo a scorgere? E questa incertezza, paradossalmente, è cresciuta con l’aumentare delle conoscenze scientifiche e le “magnifiche sorti e progressive”, hanno sostituito il certo con il probabile. Così, oggi, siamo arrivati a un punto in cui, quanto più riusciamo a comprendere i misteri della natura e a impadronirci degli strumenti per piegarla al nostro volere, tanto più si moltiplicano gli scenari possibili per il futuro umano perché, inevitabilmente, nuove conoscenze non solo offrono nuove possibilità, ma conducono a nuove domande e sollevano nuovi interrogativi. Prendiamo ad esempio la questione dell’impatto antropico sul pianeta. La tesi secondo la quale il peso delle attività umane sul pianeta è tale da avere modificato gli equilibri stessi degli ecosistemi naturali, è accettata in così larga misura da aver portato a coniare un nuovo termine, “Antropocene”, a indicare una nuova era della Terra: l’era dell’Uomo.
Sembra naturale, dunque, chiedersi quale futuro attenda gli uomini, ora che hanno le conoscenze e gli strumenti per modificare l’ambiente naturale e la propria stessa biologia o per creare intelligenze artificiali sempre più evolute. Questi sono i temi sui quali s’interroga il recente volume: Antropocene. L’umanità come forza geologica, a cura di Roberto Paura e Francesco Verso, pubblicato da Future Fiction e Italian Institute for the Future. Il libro si avventura coraggiosamente in un territorio sconosciuto: quello delle ipotesi sul destino futuro dell’umanità, senza pretendere di fornire risposte certe o definitive (e come si potrebbe, d’altra parte?), ma lo fa in un modo decisamente originale, accostando e alternando saggi sui possibili futuri a racconti che diventano visioni del/dal futuro.
Il risultato è una narrazione che diventa, in qualche modo, il racconto corale di una sorta di futuro anteriore. Una serie di sguardi rivolti al nostro presente da chi vive, magari, nel futuro (in un futuro) e sa come sono andate le cose nel nostro presente che ora, per lui, è diventato passato, determinando quel particolare futuro. È un esercizio d’immaginazione non certo fine a se stesso ma che serve a interrogarci sulle nostre speranze, sui nostri sogni ma, soprattutto, sulle nostre paure. E qual è la paura, il rischio principale, che emerge sopra tutte le altre ai tempi dell’Antropocene? Indubbiamente il climate change con le sue conseguenze per l’intero pianeta: una paura globale in un mondo globalizzato. Come sottolinea nella sua prefazione uno dei due curatori, Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute for the Future: «Il cambiamento climatico rappresenta oggi per la fantascienza quello che la guerra nucleare rappresentava tra gli anni Cinquanta e Sessanta, o la crescita della popolazione tra gli anni Sessanta e Ottanta: uno scenario da incubo col quale confrontarsi per immaginare la società del futuro e possibilmente mettere in guardia l’umanità dai rischi che corre».
D’altra parte di saggi e pubblicazioni che trattano questi problemi ce ne sono molti, forse finanche troppi e il rischio che questo volume si perdesse nel rumore di fondo dei tanti “futurologi” di turno era forte ed è qui che si capisce il riferimento alla fantascienza, l’elemento grazie al quale quest’opera si differenzia dalle altre.
Perché in questo lavoro la science fiction è un espediente, un cavallo di Troia usato non contro, ma a favore del lettore. È un mezzo per veicolare concetti, conoscenze e messaggi in modo diverso e più efficace di quanto non facciano saggi o report scientifici, spesso indigesti. Ricorda ancora Roberto Paura: «La potenza della fiction, con la sua capacità di calare il lettore o lo spettatore in uno scenario fittizio ma plausibile, trasformando in fatti ed eventi i nudi numeri degli scienziati, esercita una forza persuasiva da non sottovalutare». E come non dargli ragione se pensiamo alla potenza evocativa dell’Armageddon atomico di film come The day after o Il pianeta delle scimmie? Ecco, allora, che in questo volume troviamo racconti che declinano in vari modi gli effetti e i possibili scenari indotti dal climate change provocato dalle attività umane.
La squadra degli autori messa in campo, poi, riflette il carattere davvero planetario delle questioni affrontate, attraverso la pluralità di voci che interpretano e leggono i fenomeni in atto.
Si va da maestri indiscussi della fantascienza mondiale come l’americano Robert Silverberg, al cinese Chen Qiufan, vincitore del Nebula cinese per la fantascienza, passando per il canadese Jean-Louis Trudel, fisico, astronomo e filosofo della scienza e, ancora, Marian Womack, scrittrice attiva soprattutto nel settore del fantasy spagnolo e latino-americano e gli italiani Clelia Farris, psicologa e autrice di fantascienza e Francesco Verso, vincitore per due volte del Premio Urania e altro curatore del volume.
Come in un coro in cui canto e controcanto si alternano e si richiamano a vicenda, così in quest’opera a più voci, ai racconti selezionati si affiancano saggi di esperti di diversi ambiti, che chiariscono e completano i temi affrontati. Troviamo, così, competenze che vanno dalla paleontologia alla fisica dell’atmosfera, dalla sociologia dell’ambiente agli studi su scienza e tecnologia, con l’evidente scopo di collegare la finzione alla realtà e le tendenze agli scenari possibili. Scenari che, per contrastare le emergenze, richiedono soluzioni sempre più fantascientifiche che spiegano il ricorso all’approccio narrativo (qui spesso adottato) della speculative fiction.
Non a caso i curatori citano progetti di geoingegneria, come l’assemblaggio in orbita terrestre di giganteschi specchi per raffreddare il pianeta deflettendo la luce solare oppure la creazione del deposito per il “giorno del Giudizio” realizzato alle isole Svalbard per conservare al riparo da catastrofi naturali o guerre la biodiversità vegetale del pianeta, fino ad arrivare a progetti ancora più estremi come l’human enhancement, cioè la manipolazione genetica per adattare artificialmente gli uomini alle nuove ed estreme condizioni di vita dell’Antropocene, che si prevedono per i prossimi decenni in conseguenza del climate change.
La questione su cui s’interrogano i curatori, in fin dei conti, non è nuova e accompagna il genere umano fin dalla sua comparsa sul pianeta: quale relazione ci deve essere tra uomo e ambiente? Qual è il destino degli uomini, soccombere alla natura o dominarla? Finora questo rapporto si era sempre mantenuto tra gli Scilla e Cariddi del rispetto da una parte e del dominio dall’altra.
Oggi, però, grazie alle conoscenze scientifiche e alle capacità tecnologiche raggiunte, questi limiti sono stati infranti e gli esseri umani si ritrovano ad affrontare in maniera nuova l’antico dilemma del novello Prometeo, il mito di Frankenstein. Se la comprensione delle leggi della natura rende possibile creare nuove forme dell’esistenza modificando le radici stesse della vita e l’ambiente, che ne sarà dell’uomo? Soccomberà al frutto della sua stessa creazione o saprà adattarsi e dominarla? Una questione tutt’altro che risolta in questa rassegna di scenari futuri che, tuttavia, non impedisce almeno un tentativo di analisi del come si sia giunti a questo punto. E qui la critica va ai principali modelli di sviluppo economico e sociale sposati dal genere umano in conseguenza della rivoluzione industriale e tecnologica: il comunismo (per breve tempo perché sconfitto dalla storia) ma, soprattutto, il capitalismo. Come sottolinea Francesco Verso, entrambi i sistemi «hanno sottovalutato, se non trascurato e spesso abusato della natura. […] Il senso profondo delle critiche mosse dagli ecologisti sta nel suggerire che non solo il capitalismo non è l’unico sistema percorribile, ma che proprio il capitalismo minaccia di distruggere l’intero ambiente umano».
A quest’analisi possiamo aggiungere che oggi, col manifestarsi della crisi ecologica, la contrapposizione tra capitalismo e altri sistemi economici, si è spostata dal piano ideologico e dottrinale a quello ambientale ed ecologico/biologico. Ciò che stiamo osservando da alcun anni a questa parte, non è più uno scontro tra modelli economici contrapposti ma, più propriamente, tra un modello interpretativo del rapporto uomo-natura basato sullo sfruttamento delle risorse naturali e un modello (ancora da formalizzare) basato sull’equilibrio tra necessità umane e capacità di rigenerazione e sostenibilità della natura.
Come si vede, i temi affrontati in Antropocene. L’umanità come forza geologica e gli spunti di riflessione offerti sono davvero molti e non banali. Vorrei, però, concludere con un’annotazione personale. Sfogliando le pagine di questo lavoro mi è tornata irresistibilmente alla mente un’altra opera, visionaria e spiazzante, fatta di racconti, storie e riflessioni sul passato e il futuro degli uomini, scritta a quattro mani da Louis Pauwels e Jacques Bergier e pubblicata nel 1960. Si tratta de Il Mattino dei maghi, considerato il capostipite del realismo fantastico in letteratura.
L’edizione italiana (che ancora conservo) pubblicata negli Oscar Mondadori, ha come illustrazione in copertina un’opera di M. C. Escher, Stars, del 1948 nella quale due camaleonti sono come intrappolati in un solido geometrico dagli improbabili incroci, sospeso in un cielo nero costellato di solidi geometrici cristallini. Non ho potuto fare a meno di confrontare la copertina de Il Mattino dei maghi con quella di Antropocene. L’umanità come forza geologica. Nel primo caso la rigidità della figura geometrica è come una gabbia che, a seconda dei punti vista, intrappola o sostiene i due camaleonti, mentre nel secondo caso un globo terrestre quasi si scioglie perdendo la sua forma. Ebbene credo che questa immagine riassuma bene il cambiamento avvenuto in questi ultimi cinquant’anni e renda l’idea della società ‘liquida’, soggetta al cambiamento continuo in cui viviamo e sempre di più vivremo nei prossimi decenni.

Titolo

Antropocene. L’umanità come forza geologica

Autore

a cura di Roberto Paura, Francesco Verso

Anno pubblicazione

2018

Editore

Future Fiction e Italian Institute for the Future

Info

pp. 262; euro 16,00

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X