Barbara MacClintock, storia di “geni salterini”

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Un vecchio proverbio latino dice: ”nomen omen”. I romani ritenevano, infatti, che nel nome della persona fosse indicato il proprio destino. Avranno pensato questo i MacClintock quando decisero di cambiare il nome da Eleanor in Barbara perché, a loro dire, calzava meglio a una bambina, che n dai primi momenti di vita, esprimeva forza e indipendenza. In Pannocchie da Nobel, Cristiana Pulcinelli ci racconta i cambiamenti, le bizzarrie e le intuizioni di Barbara McClintock, famosa genetista e Premio Nobel per la Medicina.
Francesco Aiello, 16 Giugno 2013
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Biologia e Comunicazione della Scienza

Un vecchio proverbio latino dice: nomen omen. I romani ritenevano, infatti, che nel nome della persona fosse indicato il proprio destino. Avranno pensato questo i MacClintock quando decisero di cambiare il nome da Eleanor in Barbara perché, a loro dire, calzava meglio a una bambina, che n dai primi momenti di vita, esprimeva forza e indipendenza. In Pannocchie da Nobel, Cristiana Pulcinelli ci racconta i cambiamenti, le bizzarrie e le intuizioni di Barbara McClintock, famosa genetista e Premio Nobel per la Medicina.
La vita di Barbara non è segnata da grandi episodi, da incontri sorprendenti, ma è la vita normale di un maschiaccio che ama aiutare lo zio a riparare il camion o nel giocare a pallone nei sobborghi del Bronx. In tutto quello che fa, mette però curiosità e passione e proprio questa determinazione e intraprendenza è la molla che spinge la madre a iscriverla al college, pur con la preoccupazione, comune a quei tempi, di avere una glia zitella. Una donna scie ziata voleva dire, infatti, nel mondo dei primi del Novecento, essere una persona che non appartiene alla società: senza famiglia e senza sentimento. Ma del tutto indifferente a questi luoghi comuni, Barbara alla Cornell University si appassiona, sin da subito, allo studio delle cellule, della citologia, e dei caratteri ereditari, e ha una capacità innata di vedere e conoscere i dettagli microscopici degli organismi viventi, in particolare i cromosomi. La sua ricerca si concentra dall’inizio sulla pannocchia del mais, che rappresenta un modello di studio ideale per ricercare il modo in cui si trasmettono i caratteri ereditari. Barbara trascorre molte ore al giorno nei campi di mais, dove le pannocchie vengono seminate, fatte crescere, selezionate, impollinate e raccolte. Una notte durante un uragano, si precipita, non curante del pericolo alle piantagioni per salvare le sue preziosissime pannochie.
Analizzando i risultati degli incroci in laboratorio, scopre che esistono geni un po’ strani, che non sono immobili nei cromosomi, ma che saltano nel genoma. Una scoperta incredibile, quella dei trasposoni, che verrà accettata dalla comunità scienti ca solo decine di anni dopo con l’assegnazione nel 1983 del Premio Nobel. Prima donna a vincerlo senza il contributo di uomo, un momento indimenticabile e unico… ma cosa fa la nostra Barbara per festeggiare? Corre, sempre con i suoi pan- taloni alla zuava, nel bosco a raccogliere delle noci per fare una torta da offrire agli amici e il giorno dopo, per paura della troppa notorietà, decide di andare in giro con una maschera di Gaucho Max.
Il libro pannocchie da Nobel fa parte della collana Donne nella scienza, una serie dedicata al racconto di donne che con tenacia e coraggio hanno dato un grande contributo alla scienza. Il libro è corredato da una scheda di approfondimenti e da un’intervista di Sylvie Coyaud alla microbiologa Manuela Giovannetti.

Titolo

Pannocchie da Nobel. Storia e storie di Barbara McClintock

Autore

Cristiana Pulcinelli

Anno pubblicazione

2013

Editore

Editoriale Scienza

Info

pp. 80; euro 12,00

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