Caccia allo zero. L’odissea di un matematico per svelare l’origine dei numeri

Micron
Che la scienza tutta possa essere vista, metaforicamente, come un’avventura non è una grande novità. Le ricerche, i percorsi, i traguardi, i fallimenti, i ripensamenti, accomunano questi percorsi: la scienza e i romanzi di avventura. Il racconto dell’esperienza della scienza è popolato da personaggi a volte ambigui, da eroi e antieroi, da strade difficili e […]
Titolo

Caccia allo zero

Autore

Aczel Amir D.

Anno pubblicazione

2016

Editore

Raffaello Cortina Editore

Info

pp. 238; euro 21,00

Micron
Filosofia della Scienza

Che la scienza tutta possa essere vista, metaforicamente, come un’avventura non è una grande novità. Le ricerche, i percorsi, i traguardi, i fallimenti, i ripensamenti, accomunano questi percorsi: la scienza e i romanzi di avventura. Il racconto dell’esperienza della scienza è popolato da personaggi a volte ambigui, da eroi e antieroi, da strade difficili e impervie, da repentini cambi di direzione. Ogni romanzo d’avventura che si rispetti ha come protagonista un personaggio, di solito alla ricerca di qualcosa, che si mette in viaggio e tra peripezie e vicissitudini riesce a raggiungere l’obiettivo. È proprio lungo il viaggio che si snodano le vicende intrecciate di personaggi e situazioni che arricchiscono la narrazione e, come spesso succede, il viaggio stesso diventa più importante che il ritrovamento finale. Queste caratteristiche sono tutte presenti in Caccia allo Zero di Amir D. Aczel, matematico e storico della scienza. Nel libro viene descritta la storia vera di un esploratore (l’autore) che si mette alla ricerca del primo segno “zero” nella storia della scienza: il prezioso manufatto in pietra conosciuto come K-127.

I numeri sono la più grande forma di astrazione che siamo riusciti a raggiungere nella scienza. Tutto ciò che la modernità ha raggiunto in termini di sapere scientifico è basato sui numeri, sulla misurazione in generale. Dai modelli della fisica, alla tecnologia, alle operazioni di tutti i giorni. Siamo circondati da numeri. Una storia dei numeri è quanto mai affascinante, non solo per gli appassionati di matematica, ma anche per i lettori di romanzi “classici”. La formula vincente di questo libro sta nell’essere un racconto matematico, si, ma anche un vero e proprio romanzo, basato su esperienze vissute in prima persona dall’autore: un’avventura matematica.
Il libro diventa subito l’occasione per ripercorrere una breve storia del calcolo matematico, dai primi numeri cuneiformi dei Babilonesi, dalle lettere dei greci, usate anche come numerali, alla complessità del sistema dei numerali romani, per approdare alla domanda che fa da leitmotiv dell’intero viaggio e, dunque, di questo libro: da dove arrivano storicamente le cifre che usiamo oggi (quelle indo-arabiche)? Aczel si avventura in territori dove riteneva potesse rintracciare l’origine dei nostri numeri, spostandosi dall’India, alla Thailandia, al Laos, fino alla Cambogia.

La narrazione comincia dall’infanzia dell’autore, negli anni ’50, quando si trovava spesso a viaggiare per mare insieme alla sua famiglia. È proprio da quell’infanzia avventurosa che il bambino Aczel comincia a porsi la domanda che lo guiderà nell’avventura.
Si trovano, come in ogni romanzo d’avventura, dialoghi e descrizioni dettagliate dei luoghi e dei personaggi. Nei dialoghi, in particolare, l’autore dissemina con cura pillole di storia della matematica, portando il lettore ad affascinarsi davanti al mistero dei numerali e delle civiltà che li hanno concepiti.
Parlare di numeri, rintracciarne la storia, non è solo parlare di matematica, tanto meno farlo in termini matematici. La profonda portata concettuale che i numeri intrinsecamente hanno, essendo aggregatori di molteplicità o di unità, è occasione per l’autore di esporre le implicazioni filosofiche e culturali del problema dei segni numerici. Il lettore si misura così con quesiti che hanno la forma di veri e propri enigmi: come hanno fatto gli esseri umani ad astrarre il concetto di numero? Oggi, forse, non tutti i matematici o i fisici, pur conoscendo perfettamente i relativi campi di sapere, saprebbero rispondere ad una domanda del genere. Il livello di specializzazione al quale la scienza è giunta non consente di avere uno sguardo d’insieme che mostri l’origine delle entità astratte con le quali ogni giorno si trova a lavorare. Le conoscenze che devono essere chiamate in causa per risolvere un quesito del genere, e altri proposti dall’autore, non possono essere di sola natura matematica. La storia della matematica richiede uno sguardo attento sulla complessità culturale che l’ha generata.

L’adozione del sistema indo-arabico, quello che noi usiamo oggi, con nove numerali (da 1 a 9) più uno zero posizionale, è un evento relativamente recente nella cultura europea (XIII secolo d.C.) se si pensa che i primi reperti di una forma basilare di conteggio possono essere fatti risalire a ventimila anni fa. Questo evento, scandito nella data del 1202, con la pubblicazione del Liber Abaci di Fibonacci, è stata una vera e propria rivoluzione scientifica. Un sistema che Fibonacci non esitava a definire chiaramente indiano, ma Aczel è ben lontano dal rispondere alla domanda che, nelle sue parole, fin da bambino lo aveva ossessionato: da dove vengono i numeri e da che luogo ha avuto origine lo zero?

Nel progettare il viaggio che lo porterà verso Oriente alla ricerca dello zero, l’autore si imbatte gioco-forza nello studio delle religioni orientali.
Si ha così la possibilità di mostrare come nell’antichità, sia in oriente che in occidente, il numero fosse legato ad una simbologia precisa. Il numero, come entità astratta, apre anche all’idea di infinito quantitativo, idea che lega molte filosofie e religioni. Ci si accorge allora che la storia dei numeri è anche storia di culture, popoli e pratiche religiose. Un sistema culturale diverso da quello occidentale apre inoltre alla possibilità di un pensiero, nel senso puramente logico, diverso. Si nota quindi che una logica che utilizza operatori diversi dal “vero-falso” porta con sé un modo di pensare completamente nuovo agli occhi di un matematico occidentale.

La storia che Aczel propone non è affatto un’asettica presentazione dei risultati che la matematica ha raggiunto, non può esserlo se ammettiamo che in passato la matematica ha avuto anche una coniugazione di natura sacrale. L’idea di ordine matematico del mondo ha sempre velato questa disciplina di un mistero ancora in parte vivo. Lungi dall’essere un racconto di fantascienza, i dati storici riportati sono tutti derivati da studi di settore e da molta letteratura sul tema, oltre che dall’osservazione diretta dei reperti. Questo rende la narrazione ancor più piacevole, poiché il viaggio alla ricerca dello zero diventa occasione per conoscere civiltà lontane dalla nostra, dalle quali probabilmente ha avuto origine l’idea di zero matematico. Questa idea, nota in un passaggio Aczel, è molto vicina al concetto filosofico di “nulla”. Ancora una volta filosofia e scienza si incontrano nella storia.
Una biografia matematica che racconta il rapporto tra l’autore e la sua passione per i numeri e che si configura al contempo come un’archeologia del sapere matematico.

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