Cellule staminali e futuro

Micron
Un saggio che affronta una vicenda, quella delle cellule staminali, piuttosto trascurata dai media e spesso dimenticata dall’opinione pubblica, analizzando le complesse questioni sollevate dalla ricerca medica sul labile confine tra bioetica, scienza, società e politica
Romualdo Gianoli, 23 Febbraio 2019
Titolo

Una fiducia che guarda al futuro

Autore

Gianluca Attademo

Anno pubblicazione

2017

Editore

Lithos Edizioni

Info

pp. 217; euro 17,00

Micron
Giornalista Scientifico

Il dibattito sulle cellule staminali appartiene a quella delicata categoria di questioni che si pongono al confine (o lo attraversano) di campi come la bioetica, il diritto, l’autodeterminazione delle persone, la governance delle biotecnologie, la scienza, la politica, la sociologia, la religione, la coscienza e la comunicazione. Tuttavia, al contrario di questioni simili come l’eutanasia, la procreazione assistita o l’interruzione di gravidanza, per le quali il dibattito pubblico in Italia e in Europa è stato accesissimo e molto presente sui vari media, per la questione delle cellule staminali non è stato così.
L’argomento (o la sua percezione) continua a essere molto confuso e piuttosto assente nell’immaginario collettivo, sebbene negli ultimi quindici anni, nella sola Europa, si siano susseguiti quasi altrettanti pronunciamenti di vari comitati sul tema della conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale. Poi accade che, a riaccendere i riflettori sull’argomento, arrivino casi di cronaca come quello del piccolo Alex (il bimbo affetto da linfoistiocitosi emofagocitica, malattia genetica che colpisce lo 0.002% dei bambini) che ha tenuto col fiato sospeso gli italiani, accorsi a migliaia per trovare un donatore di cellule staminali compatibile ed ecco che la questione si ripresenta, irrisolta, fino al prossimo oblio mediatico.
Questo scollamento tra percezione pubblica e dibattito etico, in qualche modo si spiega e si giustifica con la complessità della materia e la contraddittorietà dei punti vista medico-scientifici, che spesso finiscono per tradursi in approcci legislativi altalenanti e normative non omogenee tra i vari Paesi. Un esempio su tutti quello degli USA dove i presidenti Bill Clinton nel 1995 e George W. Bush nel 2006, firmarono leggi per bloccare l’uso dei fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali che comportano la distruzione degli embrioni, mentre nel 2009 Barack Obama rimosse questi vincoli.
Questo esempio, già da solo, spiega l’utilità di un volume come Una fiducia che guarda al futuro – Le cellule staminali del cordone ombelicale tra scienza, bioetica e società, edito da Lithos Editrice, che cerca di riempire un vuoto d’informazione e conoscenza portando, allo stesso tempo, in piena luce tutte le sfaccettature e gli aspetti mai pienamente affrontati del dibattito sulle staminali. L’autore, Gianluca Attademo, è ricercatore di Filosofia morale all’Università di Napoli Federico II, Dipartimento di scienze Sociali. Ha insegnato bioetica presso le università di Napoli e Salerno e Storia della Filosofia Moderna e Contemporanea presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Come esperto di bioetica è membro del Comitato Etico degli Ospedali Cardarelli-Santobono.
Partendo dalla ricostruzione storica dell’uso delle cellule staminali ematopoietiche nei trattamenti di ripopolamento del midollo e dalla nascita delle bio-banche per la loro conservazione, l’autore delinea un’analisi del modo in cui è stata affrontata la questione da parte dei Paesi e delle società coinvolte. Ciò che emerge, è la constatazione di una fondamentale dicotomia (risalente già agli anni Settanta) che riguarda la circolazione dei tessuti biologici: donazione o mercato? In altre parole, quello che è in gioco è il modello da adottare; bisogna promuovere una cultura della donazione volontaria, anonima e gratuita o affidarne la gestione al settore privato? È un’opposizione duplice che si manifesta anche, come spiega Attademo nell’introduzione, “tra pratiche clinicamente validate dalla scienza ufficiale e pratiche in fase precoce di ricerca, tra decisioni legittimate dalla scienza e scelte determinate da aspettative aperte a sviluppi applicativi attualmente non validati scientificamente”. In altre parole, è un dualismo tra politiche statali e interessi privati, che ha come ingabbiato il dibattito, lasciando da sola, nel mezzo, la persona con il suo bagaglio di bisogni etici e conoscitivi.
Dalla lettura di Attademo appare chiaro che, per tentare di dirimere la questione, non è sufficiente affidarsi alla sola scienza ma i risultati che essa propone, nel loro evolversi, devono essere analizzati e interpretati con gli strumenti della bioetica, della filosofia morale e della sociologia, attraverso un approccio multidisciplinare tipico dei cosiddetti STS, i Science and Technology Studies. Ed è questa la strada che segue Attademo nel suo saggio, diviso in sette capitoli. Se il primo e secondo sono, per così dire, “tecnici” perché affrontano l’uso delle cellule staminali e i servizi di conservazione del sangue cordonale offerti dalle bio-banche private, il terzo e quarto capitolo trattano degli aspetti bioetici, giuridici (tra posizioni ufficiali e comitati etici) e la normativa italiana vigente con le modifiche proposte. Il quinto capitolo, invece, esplora gli aspetti più propriamente sociologici, tipici delle questioni scientifiche con alto impatto sulla società. È qui che si forniscono gli strumenti concettuali per definire il “cittadino biologico” (un essere umano che si percepisce in modo nuovo, come creatura biologica la cui esistenza vitale va configurandosi sempre più come oggetto privilegiato di governo e obiettivo di inedite forme di autorità e sapere specialistico) e i “bio-oggetti” (nuove forme biologiche che creano nuove possibilità mediche e commerciali ed esigenze normative). Il sesto capitolo affronta le criticità della gestione politica delle bio-banche e la delicata questione dell’interpretazione delle cellule staminali cordonali come “dono” o “merce”. Il settimo e ultimo capitolo, poi, svela la scelta del titolo, un’espressione del filosofo tedesco Jurgen Habermas dal suo Nella spirale tecnocratica. Un’arringa per la solidarietà europea.
È una scelta, quella di Attademo, che schiude le porte a una speranza: quella di un’affermazione del principio di solidarietà tra persone che diventa valore politico perché manifestazione di un interesse condiviso.

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