Cinque anatre andavano a sud

Micron
Fra viaggi di migliaia di chilometri intrapresi da libellule non più grandi di qualche centimetro e farfalle che migrano da un luogo a un altro in più generazioni, Francesca Buoninconti ci accompagna in un affascinante viaggio nel mondo delle migrazioni animali, con un occhio al passato e una riflessione su un futuro purtroppo già presente.
Stefano Porciello, 21 Ottobre 2019
Titolo

Senza confini – Le straordinarie storie degli animali migratori

Autore

Francesca Buoninconti

Anno di pubblicazione

2019

Editore

Codice Edizioni

Info

pp. 204, €18.00

Micron
Relazioni internazionali e Studi europei

Se non ci avesse già convinto con i suoi articoli, Senza confini – Le straordinarie storie degli animali migratori è forse un nuovo indizio che la giornalista scientifica Francesca Buoninconti è davvero un’ottima narratrice. Il suo libro è come un bel documentario su carta, ma “speciale” nel suo non essere un prodotto audiovisivo. Perché senza i tempi dettati dalla televisione o dallo streaming, ci permette di accedere a tante informazioni – nuove e meno nuove – spiegate con semplicità, come si ascolta una storia, mentre l’assenza di immagini (se non le mappe, che sintetizzano visivamente le grandi migrazioni, e quelle evocate nei nostri ricordi da una scrittura fluida e sempre interessante) ci lascia liberi di ricostruire con la fantasia quanto ci viene raccontato.

Francesca Buoninconti parte da quelle idee prescientifiche e un po’ balzane che volevano, ad esempio, le rondini perdere le piume d’inverno e tramutarsi in rane, per indagare quel che siamo arrivati a sapere sulle migrazioni e spiegarci trucchi, stratagemmi e metodi delle nostre scoperte. Ci ripropone le domande che ci siamo posti nel passato guardando questi animali partire e ritornare e ci racconta storie di migrazione animale che non possono essere altro che “straordinarie” avendo a che fare con il viaggio, con l’ansia e lo stimolo irrefrenabile della partenza, l’istinto e le “innate conoscenze”, la lotta per la sopravvivenza di cui è permeato il mondo e che sta in qualche modo alla base di questo eterno partire per un posto migliore, o per tornare a “casa” – se di casa possiamo parlare.

Ma sono storie che hanno anche a che fare con l’altrettanto coinvolgente necessità di capire degli uomini che, seguendo un’intuizione o attraverso un lavoro sistematico, si sono messi alla ricerca di risposte per scoprire dove andassero quegli animali di passaggio, se sarebbero tornati, e per quale motivo alcuni di loro fossero disposti a sfidare la morte, a fare viaggi immensi e sfiancanti “solo” per passare una parte dell’anno o della loro vita in un altro luogo. Ed è così che leggiamo anche come siamo arrivati a studiare le migrazioni, partendo da soluzioni artigianali (ma efficacissime) come l’inanellamento inventato da Hans Christian Mortensen fino al moderno utilizzo di radar e GPS.

Raccontando senza fretta una storia alla volta, Senza confini ci offre le risposte a cui siamo arrivati. Per farlo ci porta tutt’intorno al mondo: in volo con gli uccelli tra Africa ed Europa e con le farfalle nei cieli d’America; sott’acqua insieme a megattere, salmoni e anguille; in marcia con gli gnu, i pinguini, i rospi delle nostre terre o con i granchi che su isole esotiche fanno avanti e indietro dalla foresta al mare solo per potersi riprodurre. Ma ci riporta anche indietro nel tempo, insieme agli scienziati, ad esempio accompagnando in Svizzera migliaia di storni per metterne alla prova la capacità di orientamento.

Sono tanti, tantissimi i protagonisti animali di Senza confini, ognuno con le sue particolarità, con il suo modo di adattarsi alla natura e le sue strategie per trovarsi nel luogo giusto del mondo, nel momento più adatto a riprodursi, a nutrirsi o a vivere con altri esseri della sua stessa specie. Per il lettore, anche il più affezionato al mondo animale, questo libro è ricco di scoperte e storie interessanti: leggiamo di viaggi di migliaia di chilometri intrapresi da libellule non più grandi di qualche centimetro o di farfalle che migrano da un luogo a un altro in più generazioni, e di racconto in racconto scopriamo come tartarughe, uccelli e pesci (ma non solo) trovino o si tramandino la via da percorrere. La Buoninconti ci spiega che qualcuno di loro può leggere il campo magnetico terrestre e che qualcun altro ha la strada impressa nel proprio DNA; che gli animali più diversi ricordano magari l’odore di casa o riescono a “leggere” la luce o il movimento delle stelle.

Così, anche se la migrazione non dipende dalla distanza percorsa, questo saggio ci porta da un continente all’altro, nelle profondità degli oceani e tra le nuvole, o anche allo stagno che abbiamo sempre avuto dietro casa e che ora questi racconti ci fanno guardare con occhi nuovi (e con una certa sorpresa). E forse, anche se sono “senza confini”, questa raccolta di storie migratorie ci parla in qualche modo di altri limiti: quelli – innanzitutto – del nostro sapere, ma anche di limiti naturali, imposti dal fisico e dalla resistenza, dagli oceani e dalle montagne, nonché dalle costruzioni e dalla trasformazione di spazi e ambienti ad opera degli esseri umani.

Perché come in tutto quel che è politica, scienza e storia dei nostri tempi, anche le migrazioni animali sono influenzate dall’attività dell’uomo e dalle sue conseguenze per il pianeta. Forse per questo la Buoninconti conclude il suo saggio con una serie di considerazioni sullo stato delle cose che, se non un vero e proprio allarme, sono constatazioni che ci invitano a riflettere mentre siamo ancora un po’storditi dalla meraviglia per il mondo naturale. Perché dopo averci spiegato, capitolo dopo capitolo, come le migrazioni animali scattino all’avverarsi di determinate condizioni (ore di luce, temperatura, cambio di stagione, sviluppo sessuale, stimoli esterni e ormonali…), ora ci racconta come per colpa del cambiamento climatico qualcosa sia finito fuori sincrono.

Scioglimento e formazione invernale dei ghiacci, anticipo della primavera, cambiamento del pH marino e delle temperature: quanto sta accadendo – in una singola regione o in tutto il mondo – potrebbe avere un impatto diretto sul calendario, sulle rotte, sulla necessità di queste migrazioni. E, visto che il mondo naturale vive di delicati equilibri, cambiamenti nelle migrazioni possono influire direttamente sui territori, sugli ecosistemi, sull’equilibrio tra prede e predatori coinvolti negli spostamenti. Il climate change, ci racconta la Buoninconti, rischia di chiedere agli animali uno sforzo di adattamento molto grande; può arrestare antichissime migrazioni o crearne di nuove per consentire a intere popolazioni di assicurarsi un futuro in un luogo diverso, perché la loro “casa” non è – o non sarà – più tanto accogliente. Ed è così che, chiudendo il volume, si ha come la sensazione di aver chiara (anche emotivamente) la portata dei rischi che stiamo facendo correre agli animali migratori, al pianeta, e a noi stessi insieme a loro.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X