Curare il Pianeta senza rinunce

Micron
In un mondo tradizionalmente abituato ad assegnare al concetto di crescita un’accezione positiva e a quello di limite una negativa, improntata all'idea di rinuncia, perché si affermi appieno il messaggio ecologista è anche necessario cambiare narrazione, produrre una visione positiva che porti al centro la potenzialità di un diverso modello di sviluppo.
Salvatore Marazzita, 16 Agosto 2018
Titolo

Ecologia del desiderio

Autore

Antonio Cianciullo

Anno pubblicazione

2018

Editore

Aboca

Info Lettura

pp. 208; 18,00 euro

 

Micron
Filosofia della Scienza

Si è portati a vedere il limite come qualcosa che non permette una crescita, che blocca un’evoluzione o uno sviluppo. In tema ambientale si potrebbe ritenere che un’economia circolare, quindi per definizione limitata, non sia la formula giusta per uno sviluppo esponenziale dell’umanità, anche se si percepisce, supportata scientificamente, come necessaria. D’altro canto è ragionevole ritenere che uno sviluppo e un’espansione illimitata, in un mondo limitato, sia semplicemente impossibile. Cambiare il senso del modo tradizionale di intendere questo concetto di limite diventa allora necessario: produrre a minore impatto ambientale, per produrre e vivere meglio.
Siamo abituati a veder agire, anche solo in forma comunicativa, un ambientalismo che si presenta come rinuncia, che pone dei limiti appunto, che si fonda su costrizioni e impegno a non fare: se vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo essere pronti a rinunciare ai nostri vantaggi, al nostro stile di vita, alla produzione massiva delle nostre fonti di energia, ad alcune delle nostre preziose tecnologie.
Sarebbe difficile convincere tutti, considerando anche le profonde implicazioni politiche ed economiche, a rinunciare ai benefici della vita contemporanea, anche perché sono stati conquistati con immensa fatica scientifica nel corso della storia dell’uomo, nonostante sia crescente la coscienza dei danni che essi possono provocare al Pianeta.
L’idea di sviluppare un’ecologia del desiderio, in contrapposizione ad un’ecologia del dovere, potrebbe essere un passo per un cambiamento di prospettiva necessario, in modo da poter curare l’ambiente senza rinunce. Questo il motivo ispiratore di Antonio Cianciullo, scrittore e giornalista, che nel libro Ecologia del desiderio spiega come sia possibile e auspicabile un cambiamento forte nella questione ambientale.
Per cercare l’agognata svolta nella concezione del problema climatico ad esempio, secondo l’autore è necessario produrre una visione positiva, in linea con l’idea di progresso che abbiamo ormai radicata, e che si contrapponga invece alla visione negativo-catastrofistica che, seppure presenti la situazione qual è, rischia di essere rifiutata proprio in quanto psicologicamente impattante: saremmo portati a cancellare ciò che non ci piace o che ci spaventa.
Cambiare la narrazione climatica diventa allora fondamentale per realizzare uno slittamento semantico sul termine stesso “ecologia”, che non deve per forza richiamare negazioni e costrizioni, ma dovrebbe entrare invece nel lessico del futuro, come compimento di un desiderio di modernità, oltre che di inevitabilità. Comunicare la paura, anche se scientificamente fondata, non produrrà mai questi frutti di cui necessitiamo: bisogna spostare l’attenzione, anche comunicativa, da ciò che non si deve fare a ciò che deve essere fatto, dal negativo al positivo. Per fare ciò è necessario dunque reinterpretare il concetto di limite, per dotarlo di un senso che richiami lo sviluppo delle potenzialità, in un’economia circolare che diventa motore dei futuri processi di produzione, nel rispetto completo del pianeta Terra.

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