Dalle epidemie impreviste alle catastrofi naturali, quando l’ignoto diventa una scienza

Micron
Un viaggio attraverso l’ignoto, provando a imparare a prevedere l’imprevedibile e a trasformare l’incertezza e il caos del mondo contemporaneo in un alleato: la preparazione a possibili eventi disastrosi che diventa ginnastica mentale e predisposizione di sistemi di salvaguardia capaci di renderci molto più capaci di affrontare anche incidenti ed emergenze della vita quotidiana.
Salvatore Marazzita, 02 Gennaio 2017
Titolo

Fare i conti con l’ignoto

Autore

Maurizio Barbeschi e Paolo Mastrolilli

Pubblicazione

2016

Editore

Mondadori

Info

pp. 264; euro 18,00

Micron
Filosofia della Scienza

Quando non si conosce qualcosa istintivamente se ne ha paura. Il sentimento stesso della paura è instillato proprio dal senso di smarrimento nel quale si è gettati quando non si è in grado di comprendere quello che accade in un determinato momento. Nell’immaginario comune, letterario, cinematografico, la paura è rappresentata dal colore nero, dal buio, poiché esso non permette di vedere quello che potrebbe nascondere, contiene la pura possibilità. La luce della conoscenza può aiutare a lenire il turbamento. Quello che non conosciamo è per definizione “non noto”, ignoto.
È ciò che sfugge alla nostra comprensione e al nostro controllo, ciò che accade senza che possiamo prevedere ed evitare: attentati terroristici, epidemie, catastrofi naturali sono un esempio di eventi imprevedibili che generano timore.
Con Fare i conti con l’ignoto, Maurizio Barbeschi, insieme al giornalista Paolo Mastrolilli, si avventura nel mondo del non conosciuto per cercare di delineare l’indefinito e per scoprire se e come è possibile imparare a gestire quegli eventi che sfuggono al controllo. I primi passi sono cauti e si configurano come un tentativo di definire qualcosa che è per natura difficile da afferrare: ciò che non si conosce. Emergono allora quattro tipi di ignoto: conosciuto, dinamico, emotivo-relazionale, ignoto in senso stretto. Il quadro si presenta delineato secondo uno schema ricorrente in tutta la narrazione. Nel declinare i quattro scenari individuati si presentano degli esempi, si passa poi alla definizione fino ad arrivare agli strumenti che si possono utilizzare per affrontare in maniera razionale le situazioni impreviste, secondo lo schema: esempio; definizione; strumento.
L’ignoto è qualcosa con cui abbiamo a che fare sempre, in tempi particolarmente incerti, sia nel quotidiano che nel sistema politico-economico. Il fatto di vivere in un mondo estremamente informatizzato, denuncia l’autore, accentua la sensazione di una precarietà della vita che si sgretola di fronte ai fatti del mondo e accresce la presenza di un’incertezza diffusa.
Di fronte a ciò che non conosciamo ci sentiamo persi ma è importate imparare a reagire in maniera positiva, perché l’ignoto, proprio in virtù del suo essere non conosciuto, apre alla possibilità di riempire un vuoto e fare da stimolo all’ingegno e alla creatività dell’uomo che si trova a doverlo affrontare.
Il libro nasce dall’esperienza diretta di Barbeschi che, nel suo lavoro di gestione delle emergenze per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha dovuto fronteggiare e risolvere situazioni impreviste ad alto grado di rischio in tutto il mondo: missione Onu sull’uso delle armi chimiche in Siria, epidemia di Ebola in Africa, guerra in Iraq nel 2003, influenza suina.
Situazioni che hanno necessitato la razionalizzazione e la reazione immediata al non conosciuto. Eventi realmente accaduti raccontati anche con toni romanzeschi che aiutano a tessere la trama del vissuto dell’autore in modo piacevole per la lettura. Fare i conti con l’ignoto significa imparare a non cedere all’induttivismo che, quasi istintivamente, siamo portati ad accettare ogni giorno. Questo atteggiamento naturalmente induttivo porta a pensare, ad esempio, che siccome le cose hanno sempre funzionato in un determinato modo non c’è motivo di ritenere che possano modificarsi all’improvviso. Si richiama allora la definizione che Taleb dà di “cigno nero” e i vari tipi di ignoto si configurano metaforicamente proprio come cigni neri: quegli imprevisti che non possiamo considerare secondo canoni scientifici o psicologici e ci costringono a razionalizzare l’evento solo a posteriori, che non consentono cioè una qualche forma di previsione essendo eventi a bassissima probabilità. Lo sguardo dell’osservatore può fare la differenza in una situazione imprevista e per affrontarla è fondamentale il suo stato d’animo. L’autore affianca allora ai quattro tipi di ignoto analizzati alcuni atteggiamenti mentali e li classifica secondo quattro casi dal sapore socratico: sappiamo di sapere; sappiamo di non sapere; non sappiamo di sapere; non sappiamo di non sapere. Queste modalità di interagire con l’ignoto possono generare reazioni diverse di fronte ad esso, è bene quindi cercare di riconoscerle e di applicarle in casi di crisi e di gestione di eventi imprevisti.

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