Dietro le quinte di una grande scoperta

Micron
Il sociologo della scienza Harry M. Collins ricostruisce, in un avvincente racconto, il complesso percorso che ha portato scienziati e ricercatori a trovare la prova dell’esistenza delle onde gravitazionali.ristoforetti ci consegna per scoprire cosa succede a una giovane astronauta prima di salire a bordo del razzo che la porterà in orbita.
Andrea Rubin, 11 Gennaio 2019
Titolo

Un bacio tra le stelle

Autore

Harry M. Collins

Anno pubblicazione

2018

Editore

Codice Edizioni

Info

pp. 447; euro 32,00

Micron
Sociologia, Comunicazione della Scienza

Il 14 settembre 2015, l’interferometro LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) non era ancora ufficialmente in funzione. Fino a pochi giorni prima era spento. La fase di test non era terminata eppure, in quella sera settembrina, accadde qualcosa tanto sperato quanto inatteso.
Quella stessa sera Harry Collins è “seduto sul divano con il portatile nelle ginocchia” quando sulla sua casella di posta elettronica iniziano ad accumularsi messaggi che commentano e annunciano che è stato captato un segnale compatibile con le onde gravitazionali. Inizia così un periodo molto concitato: sono stati veramente individuati i segnali provenienti dalle onde gravitazionali? È possibile che invece si tratti di un errore degli strumenti di rilevazione? Potrebbe essere quello che in termine tecnico si chiama blind injection, ovvero dei segnali che riproducono quelli attesi e che vengono inseriti all’insaputa di tutti i ricercatori coinvolti nelle osservazioni per testare le procedure? Ma perché, si chiedono gli scienziati, inserire un falso-segnale con il sistema ancora non completamente operativo?
Inizia da qui il resoconto avvincente delle numerose mail, dei dilemmi e delle operazioni che condurranno il team di ricercatori di LIGO a pubblicare, nel febbraio 2016 su Physical Review Letters, il paper che annunciava la rilevazione delle tanto attese onde gravitazionali e che culminerò nell’attribuzione del premio Nobel per la Fisica 2017 a Rainer WeissBarry C. Barish e Kip S. Thorne.
A raccontare questo tortuoso percorso è Harry M. Collins, un sociologo della scienza che da oltre quarant’anni segue il complesso lavoro di scienziati e ricercatori per scovare la prova di quelle che, fino a quel ormai celebre 14 settembre 2015, erano solo una probabile conseguenza della teoria della relatività generale di Albert Einstein. A circa un anno dalla versione in lingua originale, esce in Italia Un bacio tra le stelle. Come sono state individuate le onde gravitazionali (Gravity’s Kiss. The Detection of Gravitational Waves, MIT Press, 2017), il nuovo libro di Collins, studioso che ha di fatto dato vita a una sociologia delle onde gravitazionali. Questo libro, infatti, chiude un ciclo di pubblicazioni sul tema che comprende: Gravity’s Shadow (2004), Gravity’s Ghost (2010) e Gravity’s Ghost and Big Dog (2013), tutti mai tradotti in italiano, che nel nuovo testo vengono spesso richiamati.

Viene comunque da chiedersi perché mai un sociologo debba occuparsi delle onde gravitazionali. La risposta è nella storia della sociologia della scienza e nell’approccio scelto dall’autore. Collins è il fondatore di quella che è nota, all’interno del panorama della Sociology of Scientifc Knowledge, come Scuola di Bath. La scuola di Bath prende avvio, negli anni Settanta, dai presupposti teorici del programma forte (strong programme), sviluppato a Edimburgo da David Bloor. Rispetto allo strong programme, Collins sposta l’attenzione verso un’analisi della scienza contemporanea e del processo sociale della costruzione della conoscenza scientifica. Collins e collaboratori (su tutti Trevor Pinch e David Travis) caratterizzano il loro approccio rivolgendo minuziosamente l’attenzione ad alcuni case studies. In particolare, si focalizzano sulle controversie scientifiche, cioè dibattiti o dispute in cui la conoscenza scientifica non è ancora stabilizzata o data per scontata, che Collins e colleghi individuano come opportunità particolarmente significative per cogliere i processi sociali alla base dell’attività scientifica.
È principalmente attraverso le controversie scientifiche, secondo Collins, che è possibile mettere in risalto il carattere non ultimativodelle osservazioni scientifiche o dei dati sperimentali e osservare gli interessi delle parti coinvolte nella controversia. Infatti, se il filosofo Thomas Kuhn, nella sua nota formulazione del processo conoscitivo della scienza, relegava le controversie ai momenti di crisi della “scienza normale” e alla messa in discussione dei “paradigmi”, Collins vuole mostrare come il carattere endemico delle controversie e il loro legame con obiettivi, scopi e interessi che permeano l’attività scientifica siano profonde rivelatrici della natura sociale della scienza.

Come appare dai molti esempi riportati nei precedenti lavori di Collins, dal TEA-laser alla storia della fusione fredda, dagli esperimenti di Pasteur per confutare la tesi della “generazione spontanea” a quelli per individuare i neutrini solari, la chiusura di una controversia scientifica appare determinata da particolari rapporti di forza che si definiscono fra i diversi gruppi sociali rilevanti in quel preciso contesto storico-sociale.
Tra i criteri impiegati dagli scienziati per giungere alla conclusione di una controversia, Collins ha identificato: la reputazione degli sperimentatori e della loro istituzione, la nazionalità, il livello di inserimento nei circuiti scientifici, fino alle notizie informali ricavate da colleghi e collaboratori. Secondo l’autore, infatti, una disputa tra differenti gruppi di ricerca concorrenti viene sovente condotta su due “fori” distinti: «da un lato» – sostiene Collins «c’è quello che chiamiamo il foro “costitutivo” che comprende la teorizzazione scientifica e la sperimentazione e le corrispondenti pubblicazioni e critiche nei periodici di cultura e, forse, nell’ambiente formale delle conferenze. Dall’altro c’è il foro in cui si collocano quelle azioni che – secondo l’antiquata ortodossia filosofica – non dovrebbero incidere sulla costituzione della conoscenza “obiettiva”. Designeremo questo secondo contesto come il foro “contingente”, e ci attenderemmo di trovare qui il contenuto di periodici popolari e semipopolari, di discussioni e dicerie, di ricerca di fondi e di pubblicità, la formazione e coscrizione di organizzazioni professionali, il proselitismo fra gli studenti, e tutto ciò che gli scienziati fanno in connessione col loro lavoro ma che non si trova nel foro costitutivo».
All’interno dell’“ortodossia filosofica antiquata”, dovremmo quindi attenderci che il successo o l’insuccesso di una controversia sia determinato esclusivamente nel foro costitutivo, mentre in molti studi Collins dimostra che il problema spesso non è risolvibile nei limiti formali della discussione costitutiva e, quindi, entrambe le parti di fatto usano continuamente risorse tratte dal foro contingente nei loro tentativi di affermare l’autorevolezza delle loro opposte posizioni.
Sin dalla sua nascita, il caso delle onde gravitazionali si configurava, dunque, come esempio emblematico di controversia in cui era possibile osservare in fieri le modalità e gli attori che concorrono alla stabilizzazione della conoscenza scientifica.
Collins iniziò a occuparsene sin dal 1969, quando il fisico Joseph Weber, dell’Università del Maryland, annunciò di aver individuato grandi quantità di onde gravitazionali grazie all’uso di un nuovo rilevatore di sua invenzione.

Fu proprio durante il primo confronto di Collins con gli studi sulle onde gravitazionali che il sociologo inglese formulò il concetto che egli chiama “regresso degli sperimentatori” (experimenter’s regress). Di cosa si tratta? Per decidere se vi erano o no delle onde gravitazionali i ricercatori dovevano prima costruire un rilevatore affidabile. Ma come stabilire se un rilevatore è affidabile o meno? Potremmo essere sicuri di avere un buon rilevatore qualora fossimo innanzitutto certi dell’esistenza delle onde: allora, il rilevatore che le registra sarebbe da considerare un buon rilevatore, viceversa un rilevatore che non le registrasse sarebbe inadeguato. In pratica, sostiene Collins, l’attività speriemtnale può essere utilizzata come test solo se si riesce in qualche modo a interrompere il “regresso dello sperimentatore”.
In conclusione, la struttura di Un bacio tra le stelle è quindi chiara: si tratta di dimostrare che l’accordo attorno a un fatto scientifico si consolida attraverso processi eminentemente sociali.
Tra le varie osservazioni critiche che si possono muovere al libro, due sembrano di particolare rilievo. In primo luogo, la tesi che l’autore sostiene non è nuova tra coloro che hanno seguito l’opera di Collins – o comunque degli studiosi che si rifanno all’approccio di Bath. Inoltre, questa volta Collins sembra non riuscire a pieno a mantenere il necessario distacco dal suo oggetto di ricerca, condividendo spesso (soprattutto nelle appendici e nelle note conclusive del testo) la prospettiva degli scienziati e “rinunciando” a quella verve pungente e critica che ne aveva caratterizzato precedenti e noti lavori (si veda, su tutti, la trilogia del Golem). La seconda osservazione riguarda più specificatamente la struttura del testo: alcuni passaggi sono già stati presentati più volte nei precedenti volumi e non appaiono perciò originali.
Merita, invece, attenzione il metodo di ricerca che fa da base empirica al volume. Collins utilizza qui quella che potremmo definire un’osservazione etnografica digitale: sono soprattutto gli scambi di mail, che l’autore riporta nel testo, l’oggetto su cui egli basa prevalentemente le proprie osservazioni e considerazioni. Si tratta di una prospettiva tradizionale nella ricerca sociale che sin dalle sue origini utilizza i documenti come fonte di informazioni ma lo fa, prevalentemente, con gli occhi dell’etnografo di laboratorio, inserendosi anche in questo caso in una tradizione propria degli Science and Technology Studies.
In conclusione, Un bacio tra le stelle merita attenzione poiché sancisce il punto di approdo di uno studio durato oltre trent’anni, dalla sua nascita, attraverso i suoi sviluppi, fino alla chiusura culminata com’è noto con il riconoscimento del premio Nobel 2017.

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