Ecologia ed Economia. Tre tesi per un nuovo dibattito

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I problemi ambientali derivano dai modi di produzione e di uso delle merci e dei servizi imposti dal sistema economico attuale. La loro soluzione è possibile se si adatteranno le regole dell'economia alle leggi dell'ecologia; queste "tre tesi" che nel volume si pubblicano propongono un futuro con minori disuguaglianze, in cui i bisogni umani sono soddisfatti con minori violenze alla natura.
Salvatore Marazzita, 01 Ottobre 2017

<pre>Titolo</pre>
Ecologia ed economia. Tre tesi per il futuro
<pre>Autore</pre>
Giorgio Nebbia
<pre>Anno pubblicazione</pre>
2017
<pre>Editore</pre>
Andrea Pacilli Editore
<pre>Info</pre>
pp. 134; euro 9,90

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Filosofia della Scienza

È curioso notare come le parole “economia” ed “ecologia” abbiano senza dubbio radice comune, che afferisce al medesimo campo semantico: in greco antico oikos, ovvero “casa”.
L’economia si definisce come il nomos domestico, la regola, la gestione, l’amministrazione, l’ordine della casa; mentre l’ecologia è, letteralmente, logos, discorso, nel senso di studio, sulla casa, che per ampliamento diventa ambiente. La dimora in questione è evidentemente il nostro pianeta, abitazione comune a piante, animali e uomini. La correlazione che esiste stretta tra queste due strutture del sapere è lampante: la gestione, la cura, la conoscenza del mondo.
In Economia ed Ecologia si propongono tre scritti inediti di Giorgio Nebbia, professore ordinario di Merceologia, dottore in Scienze economiche e sociali e in Economia e Commercio, nonché parlamentare dal ‘83 al ‘92. Il lettore avrà modo di percepire, nonostante alcuni dei dati presentati siano ovviamente superati, si tratta infatti di scritti che vanno dal 1998 al 2007, l’attualità delle argomentazioni e dei principi proposti. Il leitmotiv del libro è tanto semplice quanto potente, se si riuscisse ad applicarlo: il nostro modello economico, basato sulla produzione e sul consumo della merce, ha un impatto imponente sul nostro ambiente. L’obbiettivo è invertire la rotta affinché si giunga ad un sistema economico radicalmente modificato che sia sostenibile, produttivo e non distruttivo a livello ecologico. Isomorfismo, letteralmente “medesima forma”, tra ambiente ed economia e bioeconomia sono concetti utilizzati da molti studiosi del settore, in particolare si fa riferimento a Nicholas Georgescu-Roegen, all’interno dei quali si inserisce anche Giorgio Nebbia per indicare un cambiamento di prospettiva, un approccio nuovo al tema secondo due linee guida: l’economia ha un’origine biologica; l’esistenza dell’umanità deve tenere in considerazione la limitatezza delle risorse e la loro distribuzione.
L’intento di questa raccolta, come ricorda Domenico di Iaso in prefazione, è quello di rilanciare un dibattito pubblico sul pericolo dell’economia fossile e sulla benefica alternativa della bioeconomia, di modo che non potremo essere accusati dalle generazioni future di aver distrutto la casa comune.
La prima tesi analizza la possibilità di rintracciare somiglianze e diversità tra fatti economici e fenomeni biologici. Nel ciclo della vita, che i biologi descrivono utilizzando termini presi in prestito dall’economia, esistono organismi produttori e consumatori, impiego di energia e materiali di scarto. È lampante la somiglianza con il ciclo economico. Si trova così un parallelismo tra la circolazione della materia e dell’energia nella biosfera che fa da contraltare nella cosiddetta tecnosfera. È possibile dunque applicare allo studio ecologico, le stesse leggi che si applicano a quello del mercato economico. Questa comparazione apre proprio il campo alla bioeconomia, la quale a sua volta rilancia una sfida che, secondo Nebbia, si gioca sul campo della formazione delle generazioni future, futuri professionisti che avranno l’onere di forgiare una società in cui finalmente “cadranno le barriere fra contabili della natura e contabili dei soldi”, in cui sarà possibile uno sviluppo sociale in grado di soddisfare i bisogni rispettando e valorizzando le risorse ambientali.
Quest’ultimo aspetto viene approfondito nella seconda tesi Contabilità monetaria e contabilità ambientale, in cui si affronta il problema della contabilizzazione della natura che offre la possibilità al lettore di ripercorrere una storia dell’economia monetaria e del suo difficile rapporto con l’ambiente, inteso anche come punto di partenza e di arrivo nella triade Natura – Merci – Natura.
Nella terza ed ultima tesi il quadro si focalizza sulla crisi climatica. L’argomentazione dell’autore, partendo dall’analisi dei danni procurati dai cambiamenti climatici e i relativi costi, è che tali danni possono essere associati all’attività produttiva dell’uomo e corretti proprio intervenendo sulle leggi della produzione e del commercio, in un parola, sul sistema economico. I cambiamenti climatici non convengono dal punto di vista, ovviamente, ambientale, né da quello economico. Il climate change costa caro ed è necessario puntare su fonti di produzione energetica alternative, pulite, meno esose ed efficaci (energie rinnovabili, carburante dalle biomasse ad esempio).
Si tratta di un libro che si pone come tassello importante nella storia della divulgazione scientifica sul tema ecologico. La scrittura risulta fluida e mai pesante, anche se a tratti costringe il lettore digiuno di economia a uno sforzo ulteriore nel seguire tabelle ed equazioni proposte a supporto delle argomentazioni. Lo spettro di terre desertificate, conclude Nebbia, con costi umani e monetari crescenti, causati dalla imprevidenza e miopia umana, potrà essere allontanato soltanto recuperando la capacità di prevedere e prevenire.

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