Frankenstein. Il mito tra scienza e immaginario

Micron
Il libro di Marco Ciardi e Pier Luigi Gaspa si presenta come un meta-romanzo, un racconto che parla della nascita e dello sviluppo di uno dei più famosi personaggi fantascientifici di tutti i tempi: il dottor Victor Frankenstein e la sua creatura.
Titolo

Frankenstein – il mito tra scienza e immaginario

Autore

Marco Ciardi, Pier Luigi Gaspa

Anno pubblicazione

2018

Editore

Carocci Editore

Info

pp. 200; euro 18,00

Micron
Filosofia della Scienza

Tag

Nella mitologia greca il personaggio di Prometeo è ricco di ambiguità. È colui che si è arrischiato per l’umanità, rubando il fuoco agli dei e dando origine al progresso scientifico dell’uomo. La sua punizione è stata pari all’enormità del suo delitto, condannato a farsi mangiare il fegato da una possente aquila per l’eternità, Prometeo sembra non pentirsi del misfatto di aver fatto dono agli uomini di quella speciale scintilla che li avrebbe spinti lungo la strada della conoscenza. Nell’atto di rubare il fuoco, l’eroe si appropria in qualche modo della capacità di conoscere le cause, propria solo degli dei. Non solo. Il titano amico degli uomini aveva avuto l’ardire, prima di essere incatenato a vita, di chiudere tutti i mali che affliggevano l’umanità, tra cui anche la malattia e la morte, all’interno di un vaso, che sarebbe poi passato alla storia come il vaso di Pandora. Alla figura del Titano è legata anche una tradizione che lo vede come il plasmatore dell’uomo. Egli, su incarico di Zeus, avrebbe dato forma dalla creta al primo uomo e lo avrebbe dotato di una scintilla divina: l’anima, nel senso di ciò che muove un corpo altrimenti senza vita.
Quando Mary Shelley pubblica il suo Frankenstein, or the Modern Prometheus, ha bene in mente queste storie mitologiche e pensa di poter paragonare il suo scienziato Victor al titano greco. Le analogie sono evidenti. Quello che sarebbe diventato il prototipo dello scienziato pazzo è, come Prometeo, un uomo di estrema intelligenza, il cui desiderio di conoscenza lo porta a sfidare le leggi della natura e a tentare di confutare l’assoluta verità della morte. La sua creatura, che nell’immaginario collettivo avrebbe preso lo stesso nome del creatore, indica questo sovvertimento del flusso naturale. Riportare in vita i morti rappresenta il limite estremo dell’uomo e allo stesso tempo il sogno, forse l’incubo, dell’immortalità. Il moderno Prometeo, Victor, tenta questa strada che intende forse essere salvifica per l’umanità ma, come il vero Titano, finisce per andare incontro ad un destino fin troppo umano.
Il libro di Marco Ciardi, professore di Storia della scienza e della tecnica all’Università di Bologna, e Pier Luigi Gaspa, biologo e appassionato di comunicazione multimediale, si presenta come un meta-romanzo, un racconto che parla della nascita e dello sviluppo di uno dei più famosi personaggi fantascientifici di tutti i tempi: il dottor Victor Frankenstein e la sua creatura. Mary Shelley, figlia della filosofa femminista Mary Wollstonecraft e del famoso filosofo e politico William Godwin, poco più che ventenne pubblica il suo più celebre romanzo, Frankenstein; or the Modern Prometheus, il cui personaggio sarebbe diventato un vero e proprio topos della letteratura di fantascienza: lo scienziato pazzo, colui che “gioca a fare dio”.
La storia della nascita di questa pietra miliare della letteratura si intreccia a varie vicende e personaggi importati: filosofi, poeti, scrittori e scienziati. È interessante cogliere il processo creativo della famosa scrittrice che, fin dalle prime pagine, si mostra intriso di richiami e citazioni alla letteratura, alla poesia, immancabilmente alla fantasia. Nell’Ottocento la maggior parte dell’opinione pubblica avrebbe potuto ritenere che il progresso scientifico stava per innalzare l’uomo ad uno stato di benessere notevole. Una visione del genere non poteva non causare la possibilità che qualcuno, come Mary Shelley, ne cogliesse un lato oscuro, uno scotto da pagare per un tale vantaggio. È in questo contesto che nasce l’idea del personaggio, oltre che dalle fonti di ispirazione diretta (teorie, filosofie, studi e scritti scientifici), che gli autori non mancano di fare emergere. Si scopre, ad esempio, che uno degli ispiratori del personaggio del dottor Frankenstein fosse stato il nonno di Charles, Erasmus Darwin, il quale avrebbe affermato di essere riuscito a riportare in vita la materia morta, utilizzando pezzi di cadaveri.
La storia del Frankenstein di Mary Shelley è stata solo l’inizio della costruzione di un personaggio che sarebbe stato in grado di attraversare l’intera gamma della arti comunicative: il libro, il fumetto, il cinema. Gli autori guidano amabilmente il lettore in questa Odissea comunicativa, fatta di richiami, citazioni e aneddotica, in cui Frankenstein-Ulisse si sposta tra diverse forme d’arte, incontra nuovi padri ispirati dalla sua storia, si reinventa, cambia pelle, solo per rimanere un moderno Prometeo, ovvero, letteralmente (dal greco pro-metis) colui che pensa anticipatamente, colui che ha l’ardire di pensare al futuro.
Un libro che sa intrecciare i diversi contesti in cui questo famoso personaggio si è mosso ma è d’obbligo rilevare che, per apprezzare a pieno questo viaggio, il lettore deve quanto meno aver gustato l’opera originale del 1818.

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