I fantastici centocinquant’anni che cambiarono il mondo

Micron
Un secolo e mezzo davvero fantastico quello raccontato da Mirella Delfini nel suo nuovo libro. Centocinquant’anni incredibili che hanno completamente cambiato non solo solo il nostro modo di vedere il mondo, ma il mondo stesso. E tutto (o quasi tutto) grazie ai progressi della scienza e della tecnica.

<pre>Titolo</pre>
La scienza giorno per giorno 1861-2015
<pre>Autore</pre>
Mirella Delfini
<pre>Anno pubblicazione</pre>
2016
<pre>Editore</pre>
Edizioni Clichy
<pre>Info</pre>
pp. 432; euro 16,00

Micron
Giornalista Scientifica

Un secolo e mezzo davvero fantastico quello raccontato da Mirella Delfini nel suo nuovo libro La scienza giorno per giorno 1861-2015. Centocinquant’anni incredibili, come scrive Piero Angela nella prefazione, «che cambiano completamente la società». E tutto (o quasi tutto) grazie ai progressi della scienza e della tecnica.
È in quegli anni, infatti, che la rivoluzione tecnico-scientifica comincia ad accelerare in modo vertiginoso per arrivare a modificare non solo il nostro modo di vedere il mondo, ma il mondo stesso. Basti pensare che alla fine del Settecento l’80% della popolazione mondiale lavorava la terra e viveva di agricoltura in campagna, mentre oggi i lavoratori agricoli sono meno del 5%. A metà dell’Ottocento non esisteva il telefono, il sismografo, il computer, l’aspirina, l’antibiotico, l’aereo, la bicicletta. Non si sapeva come fosse fatto l’atomo e neppure cosa fosse l’evoluzione. Non si trivellava il terreno alla ricerca di petrolio e i medici non si lavavano le mani prima di far partorire le donne. Davvero un altro mondo.
Il libro è costruito come una cronologia che parte dal 1861, l’anno dell’Unità d’Italia e arriva ai giorni nostri. Per ogni data Mirella Delfini racconta, da vera cronista, le scoperte, le invenzioni, i passi avanti e quelli indietro dell’impresa scientifica. Si comincia con il 12 gennaio del 1861 quando esce il libro in cui il medico ungherese Ignaz Semmelweis accusa i colleghi di uccidere migliaia di puerpere per mancanza di igiene. Storia interessantissima quella di Semmelweis: convinto del fatto che le famose febbre puerperali che uccidevano moltissime donne dopo il parto fossero in realtà causate dalle infezioni procurate dalle mani sporche dei medici e dai ferri contaminati, cercò di convincere i suoi colleghi della sua teoria, ma venne deriso e considerato pazzo. Alla fine morì davvero in manicomio, mentre la dimostrazione della contaminazione batterica venne fornita nel 1864 da Louis Pasteur. L’anno successivo – è il 1865 – un monaco naturalista che vive nel monastero di Brno in Moravia presenta alla Società di scienze naturali della città i risultati dei suoi esperimenti con le piante. Il monaco, un certo Gregor Mendel, venne deriso e beffeggiato, quasi come Semmelweis, ma stava mettendo le basi della genetica. Da lì partirà la lunga strada che condurrà al Progetto Genoma Umano (mappare tutti i geni che compongono il genoma umano) che sarà completato nel 2003.
Nel 1866 un oscuro inventore, Peter Mitterhofer, presenta al Ministero per il commercio viennese il prototipo di una macchina per scrivere. I professori del Politecnico che devono valutare l’invenzione rispondono di non trovarla pratica perché «per poterla adoperare, anche lavorando a una velocità molto modesta, si richiede un esercizio costante, e non si potrà mai conseguire la stessa velocità e sicurezza della scrittura a mano». A proposito di invenzioni sfortunate, non poteva mancare la storia del telefono. È il 1871 quando Antonio Meucci, italiano emigrato negli Usa nel 1850, chiede il brevetto per l’invenzione di quello che lui chiama “telettrofono”. Nel 1873 il brevetto scade, ma Meucci non ha i 10 dollari necessari per rinnovarlo. Ecco che si fa avanti Bell che presenta il suo apparecchio all’esposizione di Filadelfia nel 1876 e si prende tutti gli onori dell’invenzione. Solo nel 2002 Meucci sarà riconosciuto come il vero inventore del telefono.
Una ventina d’anni dopo, nel 1895, il fisico tedesco Wilhelm Roentgen si accorge per caso che un particolare tipo di raggi catodici riesce ad attraversare un corpo opaco e a far apparire un’immagine su un foglio di carta. Sono i raggi X: X perché nessuno sa dargli un nome.
Nel libro troviamo anche le tappe fondamentali della chimica e della fisica di questo secolo e mezzo: dal 1869, anno in cui Mendeleeev conclude il suo lavoro sul “Sistema periodico degli elementi” al 1905 quando Albert Einstein, impiegato all’ufficio brevetti di Berna, invia alla rivista Annalen der Physik tre articoli che cambieranno la storia del mondo e mette le basi per la Relatività. Dalle scoperte sul Big Bang a quelle sui buchi neri, fino al Bosone di Higgs. L’esplorazione dello spazio, quella dell’infinitamente piccolo,  quella del corpo umano e quella dell’inconscio. La scoperta dei danni ambientali che l’uomo sta producendo e gli inutili (o quasi) tentativi di porvi rimedio con i summit che si susseguono dal 1991 ad oggi.
Nel libro di Delfini c’è posto per tutto e tutto viene raccontato con leggerezza e ironia unite sempre a un rigore da scienziato. Già, perché l’autrice è biologa e giornalista e, soprattutto, di quei centocinquanta anni che racconta, ne ha vissuti in prima persona ben novantuno. Ma quest’ultima cosa, davvero, non si direbbe.
In suo onore, chiudiamo con un ultimo racconto di scienza tratto dal suo libro: nel 2009 un team di neurobiologi e psichiatri scoprono che gli esseri umani producono nuovi neuroni a ritmo costante fino a tarda età, contrariamente a quanto si pensava fino a quel momento.

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