I microbi? Senza di loro non esisteremmo

Micron
C'erano prima del nostro avvento sulla Terra, hanno trasformato chimicamente il pianeta, senza di loro non potremmo vivere, e tutto lascia presagire che continueranno a "dominare" anche dopo la nostra dipartita.
Salvatore Marazzita, 26 Ottobre 2016
Titolo

Motori della Vita. Come i microbi hanno reso la terra abitabile

Autore

Paul G. Falkowski

Anno pubblicazione

2016

Editore

Bollati Boringhieri

Info

pp. 230; euro 25,00

Micron
Filosofia della Scienza

Immagino un corpo formato da corpi più piccoli / Nei corpi piccoli altri più piccoli / Fino all’individuo. / Eccoci! Siamo lì, viviamo nell’individuo / Di un corpo maggiore, come di mondi in mondi. / Siamo nell’acqua, siamo in tutto, nel grande e nel piccolo / Siamo nell’individuo a formare un mondo, / Ospitiamo mondi e siamo ospitati.
Così scriverebbe il poeta che cercasse di cogliere il senso ultimo della natura nell’indivisibile. La filosofia antica ha dato un nome a quell’indivisibile: atomo. Da Democrito in poi si è cominciato a parlare di atomi (letteralmente non-diviso) come natura prima ed ultima di tutte le cose. Come a voler indicare che ogni cosa che esiste è composta da altri corpi che ne fondano l’esistenza.
La scoperta teorica dell’atomo ha indotto la scienza a pensare che la natura fosse strutturata in livelli. Si può ragionevolmente immaginare la natura, tutta, dall’atomo all’universo, come un insieme molto complesso di livelli di vita, di movimento in generale, che si compenetrano e necessitano l’uno dell’altro. Quando ci si sofferma sul livello “vita”, bisogna tenere in considerazione le innumerevoli serie di rapporti che intercorrono tra cellule, microrganismi, organismi complessi, tralasciando le strutture atomiche che ne sono alla base.
Il livello micro della vita è sempre stato presente a noi, non ai nostri occhi. Paul G. Falkowski con I Motori della Vita. Come i microbi hanno reso la terra abitabile si addentra nel mondo dei microbi, che è poi il nostro stesso mondo, con l’intento di presentare una prospettiva nuova di tutto il sistema vivente.
Lo scopo del libro è mostrare che siano i processi microbiotici a rendere possibile la vita per piante e animali e che i microbi che abitano il sottobosco della vita sono collegati tra loro da un circuito elettronico che fa funzionare il nostro pianeta. L’autore si propone allora di spiegare la nascita di questo circuito, il modo in cui esso tiene in equilibrio la vita sulla Terra e in che misura l’uomo rischia di distruggerlo, forse irreparabilmente.
Sin dalle prime pagine si è immersi nelle vicende personali che hanno spinto Falkowski allo studio e all’approfondimento della biologia. Il percorso della storia evolutiva del nostro pianeta è intrecciato alla vita di ricerca dell’autore. È sviluppato così un duplice intento: spiegare la storia dei microbi e mostrare la vita di un biologo ricercatore. La lettura risulta così scorrevole e gli intermezzi personali arricchiscono la presentazione dei dati scientifici.
La narrazione si propone di essere il più chiara e viva possibile. L’autore stesso sottolinea in un passaggio come l’asetticità degli insegnamenti all’università avesse rischiato di compromettere il suo interesse nei confronti della scienza. Il libro vuole essere divulgativo: anche chi non ha dimestichezza con chimica e biologia può apprezzare a pieno i meccanismi che, pur celandosi alla vista, muovono i processi vitali del nostro pianeta.
Come ogni storico della scienza che si rispetti, prima di addentrarsi nel percorso della micro vita, Falkowski propone un excursus storiografico in cui mette in luce le diverse teorie e i diversi studiosi che hanno collaborato nel tempo alla scoperta dei microbi: Lyell, Darwin, Lamarck, Kelvin, per esempio. Un faticoso percorso della scienza che ieri, come in parte anche oggi, ha dovuto scontrarsi con credenze sulla nascita della vita non fondate.
Studiare i microbi, secondo l’autore, è come viaggiare nel tempo evolutivo della vita sulla terra, per riuscire a comprenderne l’origine. La storia dei microbi è stata a lungo ignorata dalla scienza per via della difficoltà di ottenere strumenti di osservazione, come il microscopio e il sequenziatore di geni. La scienza ha ignorato la micro vita per millenni solo perché non si presentava alla percezione semplice dello scienziato. Si tende ad ignorare ciò che non si vede. La storia dei microbi è legata allora alla scoperta di nuova tecnologia scientifica, alla storia degli strumenti che hanno consentito alla scienza di scoprirli. L’autore si addentra allora nella ricostruzione storica delle lenti ottiche e dei passi che nei decenni la scienza ha dovuto compiere per giungere alla costruzione del microscopio.
Il lettore scopre così il legame profondo che esiste tra le scoperte, le teorie, le osservazioni e gli strumenti della ricerca scientifica. Il rapporto tra teorie e strumenti è di biunivocità, entrambi gli aspetti non sono pensabili separatamente: la scienza è anche gli strumenti che utilizza. Si scopre allora che la curiosità scientifica ha rivolto prima gli occhi al cielo, verso gli oggetti osservabili molto grandi, e solo dopo molti anni è riuscita a sviluppare uno strumento che le consentisse di osservare ciò era sempre stato lì: il microcosmo. In quest’ottica, ha giocato un ruolo fondamentale l’impossibilità dell’uomo di concepire mentalmente un microcosmo, prima ancora di osservarlo. L’autore “giustifica” così i millenni di ritardo della biologia sui microbi: se non siamo nemmeno capaci di concepire l’esistenza di un mondo microbico, perché andarne in cerca?
La svolta si ebbe con la Micrographia di Robert Hooke nel 1665, che osservò le “cellule” di sezioni di sughero e piante e poi, ancor più incisivo per la storia microbica, con Leeuwenhoek che per primo osservò gli animalculi presenti in acqua intorpidita e quelli sulla sua lingua: erano i microbi. Solo a metà dell’Ottocento Cohn riuscì a dimostrare che la micro vita è ovunque e qualche anno dopo Koch che i microbi sono la causa di alcune malattie. La storia prosegue con la recente scoperta, nel 1977, di Woese e Fox dei ribosomi e del fatto che questi sono presenti, seppur con differenze, in tutte le forme di vita. Questa teoria dava conto di quanto ipotizzato da Darwin nell’Origine delle specie e cioè che tutte le forme di vita hanno un progenitore comune, che non può che essere un microbo. Non solo. La classificazione di Woese mostra che la quantità di specie di microbi è di gran lunga superiore di quella di piante e animali messi insieme.
Attraverso questa lettura si riesce a ritrovare la meraviglia per la complessità della vita. Una complessità che non si presta a semplificazioni astratte ma che deve essere rispettata e studiata in quanto tale. La vita, tutta, ha un progenitore comune: un microbo. Ma quando si originò questo antenato comune? Per rispondere a questa domanda ed alle altre che si susseguono nelle pagine del libro, l’autore scende di livello, dal microbo, alla cellula, alle nano-macchine che la compongono, fino ad arrivare all’informazione genetica, al gene. Non si può non pensare al testo di Richard Dawkins, Il gene egoista, che prende in considerazione il livello genetico della vita. Per Dawkins i geni sono i robots che per pura sopravvivenza hanno sviluppato, in millenni di evoluzione e per aumento infinitesimo di complessità, macchine estremamente complesse in grado di preservarli. Secondo Falkowski è più o meno la stessa cosa.
Si tratta, in entrambi i casi, di comprendere che siamo “formati”, che ci nutriamo, che ci riproduciamo in virtù di altri organismi che abitano il mondo insieme a noi. Anzi il mondo stesso non sarebbe tale se non ci fossero queste minuscole forme di vita.
Addentrandosi nei capitoli cruciali, la spiegazione forse rimane un po’ oscura a chi non ha mai studiato bio-chimica. Proprio in questi passaggi si comincia a comprendere quale possa essere il legame tra vita ed elettricità. Tutti gli organismi sono generatori di elettricità. A questo livello di vita, siamo all’interno della cellula, si ha l’impressione di perdersi letteralmente nella complessità delle strutture organiche (nano-macchine) descritte. La mente deve fare uno sforzo enorme per cercare di visualizzare le parti che compongono i motori della vita. Si scopre allora che alcune di queste parti hanno origine così antiche da non riuscire ad immaginarle e, cosa ancor più sorprendente, si ritrovano immutate in qualsiasi organismo sulla terra. Quando le nano-macchine, nel corso di milioni di anni hanno imparato a scindere l’acqua, hanno cominciato a produrre un nuovo prodotto di scarto, l’ossigeno, che ha reso possibile le condizioni della vita sulla terra.
I Motori della Vita è un libro-documentario in piena regola, con analogie e illustrazione esemplificative. Si ha l’impressione di ascoltare, durante la lettura, il sapiente narratore di un ottimo documentario scientifico che, dispiegando la storia dei microbi, mostra la speciale interconnessione di diversi settori della scienza per lo scopo comune della ricerca di una storia evolutiva della vita. Si vede infatti come geologia, chimica, fisica nucleare e biologia, collaborano in maniera serrata e si scambiano strumenti, osservazioni e dati. Studiare la storia dei microbi consente al lettore, insieme al narratore, di percorrere un viaggio, all’interno della scienza e all’interno dei fenomeni evolutivi che cerca di descrivere.
La storia dei microbi e, con essa, quella dell’origine della vita, è appena cominciata.

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