I protagonisti della gaussiana

Micron
Barbara Saracino ricostruisce la rete di cose e persone che hanno portato la curva normale (talvolta nota come gaussiana) a diventare uno degli strumenti più utilizzati per organizzare la conoscenza in molteplici aree del sapere.
Andrea Rubin, 22 Marzo 2019
Titolo

I giochi, le stelle e l’uomo. Studio sociologico della curva normale

Autore

Barbara Saracino

Anno pubblicazione

2019

Editore

MIMESIS, 2019

Info

pp. 146; euro 16,00

Micron
Sociologia, Comunicazione della Scienza

Un fatto scientifico è il risultato di una complessa rete di alleanze e traduzioni. Almeno così la pensa chi, nell’alveo degli Science and Technology Studies, adotta l’approccio dell’actor-network theory proposta dai sociologi Michel CallonBruno Latour e John Law sul finire degli anni Settanta. Per Callon, Latour e Law un fatto scientifico diventa tale solo se una moltitudine di attori (umani e non umani) costituisce una rete in grado di supportarlo.
Siamo stati spesso abituati a immaginare una scoperta scientifica come un processo lineare, privo di intoppi. Ciò che l’actor-network theorysuggerisce di fare, invece, è andare a guardare come, durante la fase in cui la scienza è «in costruzione», attorno al fatto scientifico vada costituendosi una serie di attanti – per dirla con Latour – tra loro eterogenei ma parimenti “interessati”, che concorrano a consolidarlo come scientifico. L’actor-network theory può essere – ed è stata – applicata in molti casi tecnoscientifici ma un solo ambito della scienza ha sempre goduto di “immunità sociologica”: la matematica.
Il libro di Barbara Saracino, sociologa e ricercatrice all’Università di Napoli Federico II, è uno dei rari esempi di sociologia della scienza applicata a un artefatto matematico. In particolare, Saracino ricostruisce la rete di cose e persone che hanno portato la curva normale (talvolta nota come gaussiana) a diventare uno degli strumenti più utilizzati per organizzare la conoscenza in molteplici aree del sapere.
Non è questa la sede per entrare nelle complessità matematiche dell’argomento o definire le formule algebriche da cui deriva una curva di questo genere e, d’altra parte, l’autrice precisa sin dall’apertura che il testo non è un volume di statistica, né di matematica.

I giochi, le stelle e l’uomo è la narrazione di una storia. Meglio sarebbe dire, la narrazione della storia di quattro uomini. Quattro uomini di scienza.
Tutto inizia nel 1733. In quell’anno viene pubblicato Approximatio ad Summam Terminorum binomii (a+b)n in Seriem expansi, un libello di sette pagine, scritte da Abraham de Moivre, che contiene per la prima volta nella storia la formula della curva a campana. Il matematico francese de Moivre è da anni impegnato, tra le altre cose, nello studio del calcolo delle probabilità. L’interesse per questo tema è indotto dall’interesse per le regole matematiche sottostanti al gioco d’azzardo.
Un altro attore che ha avuto un ruolo fondamentale nell’affermare la “curva normale” come strumento del sapere fu Pierre-Simon marchese di Laplace. Partendo anch’esso dall’analisi dei giochi, Laplace sposterà la propria riflessione verso l’applicabilità della probabilità agli studi sul moto dei corpi celesti. È nell’opera Mémoire sur les probabilités, pubblicato nel 1781, che riunirà gli studi sul gioco d’azzardo e sull’orbita delle comete per giungere a una sistematizzazione del calcolo probabilistico. La complessità dell’argomento spingerà Laplace ad attingere dati anche da un nuovo campo in cui «si è iniziata a raccogliere informazione statisticamente significativa a partire dalla fine del XVIII secolo: la demografia»: grazie ai dati sulla popolazione riesce a «dimostrare che la probabilità del verificarsi di eventi futuri si colloca entro determinati limiti nel caso delle nascite di maschi e femmine». La demografia assumerà sempre maggior centralità negli studi di Laplace che nel 1786 vi dedicherà anche uno studio esclusivo.
La previsione dell’orbita del piccolo corpo celeste Cerere, nel 1801, consacra Carl Friedrich Gauss come uno dei più importanti matematici e astronomi d’Europa, un risultato inseguito da Laplace ma mai raggiunto. Gauss affronterà un periodo di studi piuttosto turbolento confrontandosi con temi assai eterogenei: dalla geometria differenziale alla botanica passando per l’elettromagnetismo. In questo periodo si dedicherà anche allo studio della lingua russa e al riassesto delle casse finanziarie delle vedove a corto di denari. A questa attività si dedica attivamente e attraverso «il calcolo delle probabilità perfeziona la tecnica delle assicurazioni». È tuttavia l’applicazione del metodo dei minimi quadrati, ideato da Legendre nel 1805, a dare a Gauss la possibilità di completare quella “sintesi”, fino ad allora mai raggiunta, tra il lavoro di Laplace sulla «combinazione di osservazioni attraverso sistemi di equazioni lineari e l’uso della teoria delle probabilità per scopi inferenziali»

Il consolidarsi di una filosofia positivistica favorì «l’idea che i fenomeni sociali potessero essere sottoposti ad analisi quantitativa». La demografia, che già aveva attirato l’attenzione di Laplace, ottenne sempre maggior rilevanza in virtù del proprio ruolo per i nascenti Stati nazione, per la sua rilevanza strategico-militare, per le politiche pubbliche e per i molti temi a essa direttamente connessi come, per esempio, i sistemi assicurativi. Le statistiche ufficiali divennero un fattore cruciale per gli Stati. Nel 1835, il belga Adolphe Jacques Lambert Quételet pubblicò il testo Fisica sociale nel quale, fra le altre cose, egli discute la teoria dell’uomo medio: secondo Quételet «l’uomo medio è ciò a cui bisogna guardare per cogliere quelli che sono i caratteri distintivi, in campo fisico, intellettuale e morale dell’essere umano». Quételet, pur non arrivando a dimostrarlo, sosterrà che alcune proprietà (tendenza a suicidio, al matrimonio o al crimine) possano misurarsi solo indirettamente, attraverso i loro effetti. Tuttavia, rimane convinto che anche in questi casi i dati si distribuiranno lungo una “gaussiana”, esattamente come i dati fisici sul peso o l’altezza. Nella volontà e convinzione di utilizzare i metodi matematici nel mondo sociale, Quételet – ancor più di Comte (colui che per primo coniò la definizione fisica sociale) – incarna perfettamente un’idea positiva di scienza sociale. L’idea di Quételet avrà notevole influenza anche nella nascente disciplina dell’Autrice, allorché Émile Durkheim teorizzerà e applicherà tale metodo nel suo studio empirico sul suicidio.

Alla fine di queste storie, occorrerebbe ritagliare uno spazio anche alla figura di Sir Francis Galton. Il cugino di Charles Darwin ebbe un ruolo fondamentale nell’intuire che la curva poteva essere applicata per descrivere fenomeni anche molto diversi e, soprattutto, a lui si deve l’uso del termine “normale”. Galton, non a caso, è seguace dell’eugenetica. Galton è interessato al “miglioramento della razza” e l’idea che le caratteristiche umane si tramandino esclusivamente per eredità genetica gli fanno intravvedere nel metodo applicato da Quételet un utile strumento applicabile al controllo delle nascite.
Le storie che sono state riassunte lasciano intravvedere come il libro di Saracino ponga il lettore all’interno di una storia che si dipana per oltre duecento anni, permettendogli di incontrare figure scientifiche straordinarie ma, allo stesso tempo, di osservare come le loro scoperte siano state il frutto di un percorso tortuoso che si è dipanato attraverso differenti campi d’indagine e che ha coinvolto molti attoriprima di diventare uno strumento che oggi è utilizzato aproblematicamente in molteplici campi del sapere come la fisica, la medicina o l’astronomia.
Un percorso ben diverso da quella concezione lineare dello sviluppo tecnoscientifico che siamo abituati a incontrare nei libri di scuola.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X