I rischi naturali cominciano dal basso

Micron
Delle catastrofi naturali si parla sempre troppo tardi, spesso solo quando sono già diventate fatti di cronaca. Passata l'apprensione del momento ci si dimentica di vivere sotto la minaccia delle forze naturali. Perché la percezione verso i rischi naturali è così scarsa? Le risposte risiedono nel complicato percorso di informazioni verso la società nel quale equivoci ed interessi contribuiscono a distogliere l'attenzione dalla principale arma di resilienza, cioè l'educazione.
Salvatore Marazzita, 10 Novembre 2016
Titolo

I rischi naturali cominciano dal basso. L’educazione nella prevenzione delle catastrofi naturali

Autore

Stefano Solarino

Anno pubblicazione

2016

Editore

Liberodiscrivere

Info

pp. 124; euro 10,00

Micron
Filosofia della Scienza

Stefano Solarino, con I rischi naturali cominciano dal basso, propone uno sguardo che vuole rappresentare un ponte tra i cittadini e la loro forma di percezione del rischio in caso di catastrofe ambientale. L’autore parte dalla considerazione che esiste molta disinformazione dal punto di vista scientifico su eventi di tipo catastrofico: terremoti, frane, esondazioni, eruzioni vulcaniche. Questo problema inizia anche dal basso, dalla poca fiducia nei confronti dei dati scientifici, ai quali spesso fa da contraltare l’affidamento a guru di internet come blogger, opinionisti e presunti geni con soluzioni a portata di click. Modalità diverse di mantenersi informati possono generare incomprensioni tra cittadini e comunità scientifica, con il rischio sempre maggiore di non riuscire a prendere coscienza dei problemi legati alla prevenzione e al controllo di eventi naturali.

Quello che succede di fronte ad un episodio drammatico, denuncia l’autore, è tendere a dimenticare per cercare di ricominciare in maniera nuova. Il problema non è tanto la dimensione dell’oblio in cui, quasi naturalmente, ognuno tenta di scacciare il ricordo della catastrofe, ma che ci si dimentichi della ripetibilità dell’evento, quindi si tende a non prepararsi ad un avvenimento possibile anche nel futuro. Si affrontano questi eventi in un modo che non giova alla prevenzione, ci si convince che siano dovuti al fato o, comunque, non siano gestibili in alcun modo. Nelle parole dell’autore, ricordare un evento catastrofico “in tempo di pace” è fondamentale per aumentare la resilienza, cioè la capacità di reagire prontamente ad un mutamento improvviso, così come mettere in sicurezza prima che accada un evento calamitoso è fondamentale nelle zone a rischio. Solarino ricorda che negli ultimi quarant’anni in Italia abbiamo assistito ad eventi che sono diventati drammatici solo per via della mancanza di strutture in grado di resistere in maniera adeguata: terremoti con scale molto inferiori a quelle di altri eventi nel mondo hanno procurato danni enormi a edifici e persone. Manca poi un’educazione al comportamento in caso di eventi che richiedano la gestione del rischio, non c’è coscienza, da parte di cittadini, giornalisti, politici, che viviamo in un territorio ad alto rischio ambientale.

In questo libro si cerca di analizzare la situazione della comunità di cittadini italiani dal punto di vista della percezione del rischio, della comunicazione scientifica a riguardo, di situazioni reali come esempi di gestione del pericolo, con l’intento di suggerire qualche campo di intervento nel quale è possibile agire anche con poche risorse. La scrittura chiara di Solarino informa il lettore su argomenti che si conoscono forse marginalmente, ma che coinvolgono e riguardano tutti.

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