Il buon uso del pensiero critico

Micron
Il “pensiero critico” è un traguardo che bisogna raggiungere, e lo si fa a partire dalla conoscenza di base della logica formale, che consente di pensare in maniera ordinata, seguendo le regole orientative del pensiero. L'intento degli autori è far comprendere come funziona e in che modo si usa questa “cassetta degli attrezzi”.
Salvatore Marazzita, 19 Gennaio 2016
Titolo

La buona logica

Autore

Legrenzi Paolo, Massarenti Armando

Anno pubblicazione

2015

Editore

Raffaello Cortina Editore

Info

pp. 136; euro 10,20

Micron
Filosofia della Scienza

Le teorie filosofiche che si pongono il problema della logica sono molteplici. Alcune affermano che essa è strumento del pensiero, altre che è connaturata al pensiero e, quindi, non potrebbe esserne strumento in quanto costitutivamente pensiero stesso, altre connettono logica, pensiero e linguaggio in un inestricabile groviglio di fili e di parole dove il linguaggio va a cozzare contro i limiti del pensiero e non riesce a coglierne l’essenza. Teorie tanto valide quanto affascinanti e complesse.
La logica di cui parlano gli autori de “La buona logica”, Paolo Lagrenzi e Armando Massarenti, è la logica come strumento, in particolare come strumento del buon pensiero. Pensare logicamente significa riuscire a risolvere problemi pratici, ridurre al minimo gli elementi di un problema e sviluppare delle conclusioni plausibili. È una logica, si potrebbe dire, che punta al pratico, lontana  dalla complessità di impostazione dei padri della logica formale (Frege, Russell, Wittgenstein), ma inevitabilmente ancorata ad essi.
Il volume si apre con un dato importante che emerge dal rapporto OCSE 2015, e riguarda le skills outlook, ovvero le abilità e le competenze dei giovani italiani nel campo della logica formale: non brillano per eccellenza. In concomitanza con il decreto legge “la buona scuola” si pone allora la buona logica, proprio perché la formazione scolastica dovrebbe avere come obbiettivo principale quello di stimolare il più possibile le menti verso tutti i campi del sapere, e renderle in grado di ragionare criticamente.
Il “pensiero critico” è un traguardo che bisogna raggiungere e lo si fa a partire dalla conoscenza di base della logica formale, che consente di pensare in maniera ordinata, seguendo le regole orientative del pensiero. L’intento degli autori è far comprendere come funziona e in che modo si usa il pensiero critico, definito “cassetta degli attrezzi” (la stessa definizione veniva usata dal filosofo Wittgeinstein in relazione al linguaggio), sempre a disposizione per risolvere i problemi. Gli autori sottolineano che nelle scuole italiane non viene insegnato il pensiero critico, a scapito degli studenti che si trovano a dover affrontare test di natura logico-formale a partire dalle prove di accesso programmato all’università. Questo evidenzia il problema del rapporto tra logica formale e scuola, una scuola che dovrebbe presentarsi ed essere “buona”, dovrebbe essere in grado di fornire strumenti, in questo caso di pensiero critico, più che contenuti.
L’intento è quello di mostrare gli elementi principali della logica, utilizzando come esempi pratici proprio quei quesiti logici che si trovano nei test di accesso universitari e ai quali la buona scuola non prepara in alcun modo. C’è un gap, denunciano gli autori, tra la scuola secondaria di secondo grado e l’università, che richiede spesso esami di accesso basati su quesiti di logica formale. In tal senso è importante comprendere come funziona il pensiero critico, non solo per chi deve superare un test, ma anche per chi vuole capire come si può ragionare in maniera chiara e ordinata, in maniera logica.
Il primo esempio di pensiero critico della storia, come non concordare con Lagrenzi e Massarenti, è sicuramente Socrate che, rompendo le logiche dell’assimilazione mnemonica e della ripetizione, care alla tradizione precedente, ha aperto la via ad un modo di ragionare veramente tale: una ricerca continua, svolta insieme all’interlocutore, che mira alla determinazione di un concetto. Altro esempio, ancora prima di Socrate, è sicuramente Zenone di Elea, con il suo famoso libro dei paradossi. In quel libro venivano raccolti dei problemi di natura paradossale, apparentemente senza soluzione. Non si trattava in quel caso di quiz logici, ma di veri e propri rompicapo che avevano lo scopo di stimolare il più possibile il pensiero del lettore.
Similmente, in questo volume si presentano dei quesiti logici che stimolano il pensiero e mettono il lettore, anche senza conoscenze pregresse, in condizione di risolverli con la sola forza del proprio ragionamento. Proprio come Socrate che riuscì a far enunciare il teorema di Pitagora ad uno schiavo ateniese, il quale certamente non poteva avere conoscenze matematiche, dimostrando così che con il solo ragionamento, con il solo pensiero critico, si poteva risolvere un problema complesso.
Un’avventura logica, attraverso l’analisi della struttura del pensiero critico; un’esplorazione nel territorio del pensare criticamente. Il libro si pone anche l’obiettivo di affascinare il lettore, di renderlo partecipe della bellezza di un ragionamento condotto in maniera logica, si potrebbe dire, di fargli sentire il piacere della logica.
Gli autori si soffermano su esempi reali, tratti dall’esperienza quotidiana, dai mezzi di informazione e soprattutto dai dibattiti sui temi attuali. Questo dimostra come un buon uso del pensiero critico può e deve avere come effetto quello delle buone pratiche di conversazione, a tutti i livelli. Spesso ignorare le regole che stanno alla base del ragionamento, quindi del dialogo, può portare a conclusioni errate e far pensare che si “vince” un agone verbale solo quando si è in grado di imporre la propria opinione, cosa diversa dal ragionamento, sull’interlocutore. In alcune pagine si può inoltre cogliere una guida pratica alla buona conversazione, alle semplici, logiche, regole “conversazionali”.
Non si scende mai in tecnicismi, che sicuramente avrebbero l’effetto di annoiare il lettore, ma si enuncia in maniera chiara ciò che si vuole dire e si porta sempre l’attenzione a ciò che il lettore può osservare direttamente, ad esempi concreti. L’esempio di ragionamento è l’esperimento mentale grazie al quale si possono facilmente scoprire e quindi illustrare gli eventuali errori del ragionamento stesso, il primo ad essere mostrato è il più classico degli errori logici: la fallacia.
Saper ragionare criticamente significa riuscire a separare la struttura del ragionamento dai contenuti da esso espressi, in tal modo si è in grado di esprimere un giudizio senza che esso sia legato al contenuto, magari emotivo o pregiudiziale: significa cioè pensare, non credere.
Nel mostrare il funzionamento della logica, nel riportare i numerosi esempi, non manca modo di affrontare anche tematiche che ci coinvolgono direttamente. Si può apprezzare come la buona logica possa essere in grado di svelare i ragionamenti formalmente errati, quindi di mostrare in che modo si può utilizzare una cattiva logica per convincere l’interlocutore di una propria opinione. Allora la logica, per come viene qui presentata, si configura come arma a doppio taglio, ma allo stesso tempo proprio la buona logica fornisce una difesa efficace contro i ragionamenti formalmente errati.
Si potrebbe pensare che il volume sia appannaggio di matematici, scienziati e filosofi. In realtà, è questo il punto, la logica ci circonda, non possiamo fare a meno di usarla. Se la si usi in maniera corretta o meno è altro problema. Nel momento in cui parliamo, scriviamo o semplicemente pensiamo, siamo portati a farlo seguendo delle regole, anche solo le nostre regole linguistiche. In tal senso la logica, il pensiero critico, non è qualcosa che non ci appartiene o che tocca soltanto gli addetti ai lavori. Chiunque parli o scriva, lo fa cercando di esprimere un significato: dagli enunciati scientifici, ai romanzi, alla semplice conversazione, a qualsiasi tipo di giudizio.
Chi pensa usa la logica, tutti pensano, tutti usano la logica. Il punto sta nel capire le regole che, stando alla base del ragionamento, aiutano a comprenderne il buon uso e ad utilizzare meglio anche il linguaggio, che si tratti di scienziati, politici, professionisti in qualsiasi settore, semplicemente uomini parlanti e razionali.

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