Il demone delle città fantasma

Micron
Con un’opera intensamente poetica, presentata a Venezia e premiata con il premio Signis, il regista cinese Zhao Liang porta sullo schermo le drammatiche conseguenze di un modello di sviluppo insensato.
Titolo

Behemoth

Regista

Zhao Liang

Anno pubblicazione

2016

Info

Durata 1 ore 35 min

Micron
Giornalista Scientifica

«Ill fares the land, to hastening ills a prey, / Where wealth accumulates, and men decay» (La malattia viaggia per la terra, affrettando la fine delle sue prede / laddove si accumula ricchezza, e l’umanità va in rovina). Zhao Liang ha scelto queste parole tratte dal poema “Il villaggio abbandonato” scritto nel 1770 da Oliver Goldsmith per introdurre il suo lavoro più importante: Behemoth.
Behemoth è un documentario che è stato presentato in anteprima internazionale alla 72° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel settembre 2015. Lì ha vinto il Premio SIGNIS (un riconoscimento attribuito al film in concorso più significativo per sensibilità umana e spirituale), il Premio Green Drop (assegnato da Green Cross Italia e dalla città di Venezia alla pellicola – tra quelle in gara nella selezione ufficiale – che “meglio abbia interpretato i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile”) e si è guadagnato una candidatura per il Leone d’oro. Un discreto bottino per il giovane regista cinese che, però, è anche un videoartista. E si vede. Il film infatti non è solo un documentario di denuncia, ma è anche un’opera intensamente poetica.
La denuncia è indirizzata alla distruzione dell’ambiente provocata dall’uomo, ma anche a un modello di sviluppo totalmente insensato. Liang affronta questo complesso tema partendo dal suo Paese: la Cina. In particolare la Mongolia interna, dove si trova un’immensa miniera di carbone. Chilometri e chilometri di terreno devastato, centinaia di camion che vengono riempiti a mano dai lavoratori e che, in fila indiana, portano il combustibile fossile laddove è richiesto. Migliaia di operai che spalano, scavano, tolgono i sassi più grandi con le mani nude, scendono per chilometri nelle miniere e ne risalgono con i volti sporchi, le schiene spezzate, i polmoni pieni di polvere nera. Liang riprende tutto senza pudori e senza esagerazioni: uomini e donne che tornano la sera a casa e cercano di ripulirsi il corpo e la mente con strofinacci intrisi d’acqua, i malati di fibrosi polmonare che aspettano la loro fine con rassegnazione distesi nei letti negli ospedali, le povere case dove il massimo della comodità è rappresentato da una sdraio in plastica e un gabinetto. Ma, siccome il peggio non è mai morto, Liang va oltre e racconta il lavoro nelle acciaierie. Il rosso, e non più il nero, qui è il colore dominante, ma la fatica e la disperazione sui volti dei lavoratori sono le stesse.
Liang dice di essersi ispirato per costruire la sua opera alla Divina Commedia. In effetti è una progressiva discesa verso l’inferno quella che si vive assistendo alla proiezione. Il rosso, il nero, il blu sono rispettivamente i colori dell’inferno, del purgatorio e del paradiso che visitiamo con Behemoth. Ma anche quando arriviamo al paradiso, alla fine del nostro viaggio, ci accorgiamo che si tratta di un paradiso finto, di cartone, dietro al quale non c’è nulla. Il paradiso è infatti la città fantasma di Ordos.
“Ordos City” fu un imponente progetto urbanistico voluto all’inizio degli anni Duemila dal governo cinese, che mirava a costruire una nuova area residenziale, venderne gli alloggi e aspettare l’arrivo di almeno 300 mila nuovi abitanti. In realtà finora è arrivata solo una piccola percentuale delle persone che ci si attendeva. Ordos è diventata così una città fantasma. Gigante e semideserta. Esempio della bolla immobiliare che ha interessato la Repubblica popolare cinese negli ultimi anni e di un modello di sviluppo insensato che richiede enormi quantità di combustibili e acciaio,  porta via spazi verdi e vite umane per costruire città dove nessuno abita.
Il giovane regista cinese racconta in una recente intervista di aver lavorato tre anni alla preparazione del film con due idee fisse in mente: raccontare l’ambiente e la pneumoconiosi, un’affezione dei polmoni provocata dall’inalazione di polvere come il carbone. Il film, che è il risultato di questo impegno, è stato prodotto a basso costo con le riprese effettuate principalmente da tre persone: cameramen, regista ed un assistente. Si tratta davvero di un bel risultato che abbiamo potuto vedere durante la serata “Dove nascono le città fantasma” organizzata da Green Cross Italia, in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre, e che speriamo si possa vedere presto anche nel normale circuito dei cinema italiani.
A proposito, Behemoth è una creatura leggendaria biblica, menzionata nel Libro di Giobbe. Assieme al leviatano e allo ziz, è descritta come la bestia più straordinaria della Terra, imbattibile per tutti tranne che per il suo creatore. Insomma, un demone estremamente potente.

Fonte: IDFA

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