Il frutto dell’albero della conoscenza

Micron
Bacche, superfrutti e piante miracolose è un testo che non solo chi è interessato al mondo degli integratori e dei “nutraceutici” dovrebbe leggere, ma è una riflessione su come amiamo raccontarci e su come il personale storytelling guidi, spesso in modo irrazionale, le nostre azioni. Renato Bruni ci offre una analisi di come lavori la mente del consumatore, dei piccoli autoinganni e delle ambiguità del marketing che stanno dietro il racconto del naturale.
Maria Luisa Vitale, 12 Giugno 2020
Titolo

Bacche, superfrutti e piante miracolose

Autore

Renato Bruni

Anno di pubblicazione

2019

Editore

Mondadori

Info

312, euro 20,00

Micron
Comunicatore della scienza

C’è una cosa che non va nel nuovo libro di Renato Bruni: il titolo. Forse perché, con il suo blog e i saggi precedenti, Bruni ci aveva abituato a titoli arguti o evocativi e invece Bacche, superfrutti e piante miracolose sembra uno di quei titoli furbi, che dice e non dice. Nei grandi bookstore delle stazioni ferroviarie, non stupirebbe di trovarlo tra i libri del guru delle diete che garantisce la longevità di Matusalemme e quello dei rimedi naturali a ogni male del mondo. Chi bazzica di solito quegli scaffali forse ne sarebbe contrariato, come alcuni degli interlocutori a cui Bruni era solito rispondere che i superfrutti non sono super affatto. La quarta di copertina non aiuta e solo nel risvolto si inizia a capire la natura del volume dai bei colori vivaci.

Bacche, superfrutti e piante miracolose è un testo che non solo chi è interessato al mondo degli integratori e dei “nutraceutici” dovrebbe leggere, ma è una riflessione su come amiamo raccontarci e su come il personale storytelling guidi, spesso in modo irrazionale, le nostre azioni. Bruni però cerca anche un nuovo modo, attraverso la sua prosa agile e vivace, per rispondere ai tanti “funziona o non funziona?” che chiediamo a chi si occupa di prodotti che hanno a che fare con benessere e salute. Le sue intenzioni sono chiare fin dall’inizio: non ci sono risposte giuste o sbagliate o che vadano bene per tutti e in assoluto. Meglio imparare a fare le domande giuste. L’autore quindi sceglie di essere un apomediatore, di accompagnare il lettore per arrivare insieme più vicino possibile alla verità.

Bacche, superfrutti e piante miracolose ci offre una analisi di come lavori la mente del consumatore, dei piccoli autoinganni e delle ambiguità del marketing che stanno dietro il racconto del naturale. Per Bruni infatti i prodotti della salute sono degli oggetti di design studiati a tavolino, la cui scelta negli scaffali dei supermercati serve per definirci rispetto agli altri. Sono oggetti disegnati per parlare del modo in cui curiamo noi stessi, della volontà di essere perfetti nel fisico e nella mente, della nostra corsa contro il tempo; ci raccontano come persone attente al proprio benessere e alla efficienza in ogni situazione. I superfrutti vengono sempre da terre lontane, ammantati dal fascino dell’esotico, fanno un’improvvisa comparsa sulla scena per sparire dopo poche stagioni lasciando il posto alla nuova panacea ancora più esotica, ancora più super. Come prodotti del design, gli integratori sono progettati per darci l’idea di modernità e tecnologia; hanno l’aspetto di farmaci – non banali tisane o intrugli da vecchie guaritrici, ma capsule, opercoli, compresse – dai quali ci si aspetta quindi l’efficacia del farmaco, ma che ci illudiamo non possano nascondere segreti né insidie. Al contrario però del farmaco, che si associa alla fragilità dei nostri corpi, l’integratore si associa al potere di governarli e portarli al massimo grado delle loro capacità, anche quando non è affatto dimostrato che possa farlo.

Ed è qui che Bruni interviene accompagnando il lettore tra le definizioni, i claim, le diciture e le leggi che regolano il mondo degli integratori e dei superfrutti. Trattando un argomento sfaccettato che mette alla prova le convinzioni di chi ai cibi miracolosi si affida, l’autore ci guida a capire un mondo articolato, fatto di poche certezze e di tanti atti di fede. Bruni allora mette il lettore davanti all’incongruenza delle sue euristiche che gli fanno credere complesso ciò che è in realtà semplice (il farmaco) e semplice il complesso (la pianta). Tuttavia, non emette sentenze. Se inganno c’è, non è colpa delle aziende, del marketing o del consumatore ingenuo: è nell’essere umano il bisogno di cercare soluzioni senza complicazioni, l’importante è però il grado di consapevolezza con cui si fanno le scelte e l’autore si impegna qui a fornircelo.

Bacche, superfrutti e piante miracolose, richiamando alle proprie responsabilità il consumatore, non manca poi di proporre un’interessante riflessione sull’opportunità e l’eticità di mode capaci di mettere a rischio alcune specie vegetali e di un sistema che, con le sue ondivaghe manie, può incidere sull’economia di sussistenza di intere popolazioni.

Ma Renato Bruni richiama alle loro responsabilità anche i legislatori e gli operatori della salute che forse dovrebbero riaprire la discussione sul settore, le sue promesse, le aspettative e i rischi: «Significa che forse anche la liberalizzazione completa delle vendite, saltando qualsiasi figura competente in grado di esprimere un consiglio e fare da filtro, andrebbe forse riconsiderata».

 

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