Il futuro alle porte

Micron
Nel libro "La rivolta delle macchine" si entra nel complesso concetto di singolarità tecnologica e si tenta di comprendere se sia possibile che un evento così impattante sulla vita dell’uomo possa accadere e, se può, quando. È l’occasione di guardare da vicino, esposte in maniera chiara e dettagliata, le teorie e le applicazioni scientifiche sull’intelligenza artificiale e le sue implicazioni e possibilità.
Titolo

La rivolta delle macchine

Autore

Murray Shanahan

Anno pubblicazione

2018

Editore

LUISS University Press

Info

pp. 208; euro 20,00

Non è singolare notare come il visionario della robotica Isaac Asimovsi fosse premurato di inserire i suoi racconti sui robots e i loro rapporti con gli umani in un quadro etico di riferimento, le tre leggi della robotica? Si tratta di norme atte a regolare le implicazioni possibili tra esseri umani e automi. Tutti i racconti di robotica del chimico scrittore si fondano sulle possibili distorsioni e interpretazioni di queste leggi fondamentali. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno; un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge; un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Un impianto etico vero e proprio, un modo di regolare cioè il comportamento dei futuri uomini meccanici, umanoidi e non, che con i loro cervelli “positronici” rischiano di mettere in discussione i pilastri della civiltà contemporanea. In un mondo che si avvia verso una convivenza sempre più massiva tra uomini e macchine, già di fatto in atto, è necessario fissare dei confini, interrogarsi eticamente sui possibili tipi di relazione e implicanze relazionali. Asimov ha saputo mostrare le sfumature più sottili e problematiche del mondo uomo-macchina, lo ha fatto al modo della fantascienza e della futurologia, ma si comincia realmente ad imporre una riflessione che sia in grado di percorrere e analizzare le vie indicate dallo scrittore di “Io, Robot” nel 1950.

L’intelligenza artificiale mostra delle strade di percorribilità scientifica e sociale mai pensate prima. L’intelligenza artificiale è già qualcosa in più del semplice braccio meccanico che opera in fabbrica o del personal computer e inquieta e affascina perché il lavoro degli sviluppatori ha l’obbiettivo di varcare una soglia, di andare ad occupare uno spazio che fino ad oggi è stato considerato il discrimine tra l’uomo e la macchina, ma anche tra l’uomo e l’animale: la comprensione, la conoscenza. Il fatto che una macchina possa essere in grado di comprendere il nostro linguaggio, forma ed espressione della nostra articolazione di pensiero, e di rispondere alle nostre esigenze, di analizzare i nostri bisogni, di entrare nella nostra vita. Questo ci affascina e ci turba al contempo, dal momento che si ha la netta percezione che possa venire meno una separazione millenaria, quella tra l’uomo come creatore e il prodotto della sua creazione, tra il soggetto e l’oggetto. L’intelligenza artificiale potrebbe di distorcere questo rapporto, dal momento che, attraverso di essa, l’oggetto potrebbe iniziare a possedere una “soggettività”, espressa attraverso la comprensione e la possibilità di apprendimento. L’indistinzione fra naturale e prodotto potrebbe implicare una mutazione della modalità esistenziale in cui ciascuno si pone anche nei confronti di sé stesso e della propria identità.

Le possibilità di una tecnologia in via di forte sviluppo sembrano quindi toccare e implicare questioni che non riguardano solo la scienza, ma si affacciano invece alla finestra della filosofia, della psicologia e delle scienze cognitive. Si pensi al solo concetto di coscienza, con tutte le complesse questioni a cui necessariamente è legato. La possibilità di riprodurre artificialmente una forma di coscienza, che lo crediamo possibile o meno, apre ad una riflessione sull’essere umano, sul tentativo di definirne la natura, procedendo perfino per opposizione, ovvero ragionando in senso negativo su ciò che non si può definire umano, come le macchine. Il punto sta qui: i confini si stanno assottigliando. Ci staremmo dunque avvicinando ad una “singolarità” in campo tecnologico? Ad un punto in cui il progresso tecnologico arriverebbe ad un livello tale da sfuggire alla capacità di comprensione e previsione dell’uomo su di esso? Una singolarità di questo tipo avrebbe lo stesso impatto della rivoluzione copernicana nel ‘500: potrebbe modificare l’assetto stesso della nostra società, il nostro concetto di umanità, mettere in crisi i nostri sistemi economici e sociali, modificare le nostre regole di convivenza, i nostri sistemi di pensiero. Gli avanzamenti della conoscenza nei campi dell’Intelligenza artificiale e della neurotecnologia rendono l’avvento della singolarità tecnologica realmente probabile, lavorando entrambe sul terreno dell’intelletto, organo cognitivo e creativo dell’uomo.
Intelletto potenziato, protrazione della coscienza, riparazioni neurologiche, “transumanesimo” come possibili scenari determinati da una singolarità tecnologica sono i temi trattati, analizzati e ragionati da Murray Shanahanprofessore di Robotica cognitiva al dipartimento di Computing dell’Imperial College di Londra. Nel suo libro La rivolta delle macchine si entra nel complesso concetto di singolarità tecnologica e si tenta di comprendere se sia possibile che un evento così impattante sulla vita dell’uomo possa accadere e, se può, quando. È l’occasione di guardare da vicino, esposte in maniera chiara e dettagliata, le teorie e le applicazioni scientifiche sull’intelligenza artificiale e le sue implicazioni e possibilità. Una lettura importante per guardare ad un futuro tecnologico che si avvicina e si sta concretizzando sotto i nostri sguardi.

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