Il potere terapeutico dei cartoni animati

Micron
Owen combatte il suo autismo con i film della Disney: è con questi che riesce a rompere il suo isolamento e a mettersi in contatto col mondo, esprimendosi attraverso la voce dei suoi eroi. Il candelabro Lumière, il granchio Sebastian, il Grillo parlante, il Gobbo di Notre-Dame, il pappagallo Iago, la scimmietta Abù. Ci sono tutti nella vita di Owen, un esercito allegro e variopinto di compagni fidati, ingaggiati dai suoi genitori per andare a salvarlo.
Sara Mohammad, 23 Febbraio 2018
Titolo

Life, animated

Regista

Ross Williams

Anno pubblicazione

2016

Info

Durata 1 ora 31 min

Micron
Comunicazione della scienza e neuroscienze

Life, animated è un documentario del regista statunitense Roger Ross Williams e racconta la storia di Owen Suskind. Owen è un bambino di tre anni come tutti gli altri, quando all’improvviso smette di parlare. Invece delle frasi articolate e comprensibili che spiccicava fino a quel momento, dalla sua bocca escono borbottii e suoni confusi. Gli specialisti che lo visitano concordano sulla diagnosi di autismo e molti di loro sostengono che le sue difficoltà comunicative sono così gravi che difficilmente tornerà a parlare come prima.
A dispetto delle previsioni mediche, oggi Owen è capace di esprimersi in modo chiaro ed efficace. Vive da solo, ha un lavoro e svolge la maggior parte dei compiti autonomamente, anche se può contare sull’aiuto della famiglia e della comunità che lo assiste. Per usare le sue stesse parole, è diventato un “fiero uomo autistico”.
Uno degli aspetti di questo documentario che non passa inosservato è lo sforzo che i coniugi Suskind hanno compiuto quotidianamente per riuscire a comunicare di nuovo col figlio e, una volta cresciuto, per renderlo il più possibile autosufficiente. Ron e Cornelia Suskind si accorgono presto che il bambino conosce a memoria dozzine di cartoni Disney, e presto capiscono che l’unico modo per comunicare con lui è attraverso i dialoghi di questi film. Giorno dopo giorno si trasformano nei personaggi animati di Walt Disney, scegliendo quello che riflette meglio la situazione e lo stato emotivo del momento. Anni di “terapia familiare” e di supporto psicoterapeutico e farmacologico alla fine danno i frutti: a scapito delle previsioni pessimistiche, il linguaggio di Owen si arricchisce di espressioni e modi di dire complessi, che il ragazzo usa correttamente ispirandosi ai dialoghi che ha imparato.

UN DIZIONARIO EMOTIVO
Dopo aver visto Life, animated, è naturale chiedersi cosa abbiano di tanto speciale i cartoni Disney, se è anche grazie a questi che un bambino autistico come Owen è tornato a parlare. Parte della risposta sta nel fatto che le espressioni dei personaggi Disney sono esagerate dal punto di vista grafico e straordinariamente semplici sul piano dell’interpretazione emotiva. Pocahontas, il Gobbo di Notre-Dame, la Sirenetta e tutti gli altri personaggi nati dalla fantasia di Walt Disney esprimono le emozioni che “provano” in modo evidente e schematico, facilitando l’interpretazione di un linguaggio carico emotivamente. Peter Pan non vuole crescere e, oltre a dirlo in modo inequivocabile, adotta comportamenti e atteggiamenti che esprimono visibilmente il suo stato d’animo. Le espressioni e le azioni di Peter Pan diventano, dunque, la chiave con cui Owen capisce che il fratello Walter ha paura di diventare grande. Iago, il pappagallo del cartone su Aladdin, da bravo aiutante del terribile Jafar diventa l’amico a cui Owen confida la paura di non capire il mondo reale. Tutti i personaggi Disney, insieme alle storie e alle emozioni che li accompagnano, sono usati da Owen come un dizionario con cui decifrare stati d’animo molto più complicati di quelli descritti nei cartoni Disney: le emozioni delle persone “vere”.

GLI “AIUTANTI”
Ron e Cornelia Suskind sono due genitori eccezionali, ma hanno fatto con Owen quello che fa la maggior parte dei genitori quando scopre che il figlio autistico ha un interesse ripetitivo, cioè preferisce svolgere con insistenza un’attività rispetto ad altre, che siai guardare in continuazione i cartoni Disney, giocare senza sosta con le macchinine o costruire ininterrottamente navicelle spaziali. Nonostante, secondo alcune stime, nove pazienti autistici su dieci mostrano almeno un interesse ripetitivo in età scolastica, mentre scriveva il suo libro Ron Suskind si accorse che I ricercatori che hanno approfondito questo tema sono pochi.
Dopo la pubblicazione del libro, il signor Suskind ricevette decine di telefonate e email di genitori che descrivevano le “affinità” (un termine che i coniugi Suskind adottarono subito al posto di interesse ripetitivo, perché erano convinti che descrivesse meglio le passioni e le competenze) dei propri ragazzi. Fu allora che i Suskind ebbero l’idea di fondare una compagnia (“The Affinity Project”) con l’obiettivo di aiutare le famiglie dei bambini autistici a relazionarsi con il bambino sfruttando i suoi interessi. Da questo progetto è nata Sidekicks, un’applicazione che consente ai genitori di comunicare attraverso la voce di un personaggio inventato. Basta scrivere o registrare un messaggio vocale e sullo schermo del computer o sullo smartphone del ragazzo un personaggio inventato comunicherà direttamente con lui. “Grazie alla guida e alla compagnia degli Aiutanti [“sidekicks” significa anche aiutanti, NdA], le passioni di un bambino autistico possono incoraggiare percorsi di impegno, espressione e crescita”, ha scritto Ron Suskind su Spectrum, sottolineando che migliaia di bambini oggi hanno a disposizione una montagna di materiale visivo sui propri interessi, materiale che può essere sfruttato da genitori ed educatori.
Nonostante le conoscenze scientifiche sugli interessi ripetitivi siano tuttora scarse, alcune ricerche suggeriscono che sfruttare questi interessi per coinvolgere le persone autistiche in percorsi di apprendimento e di interazione con gli altri può rivelarsi un ottimo strumento terapeutico. Per esempio, uno studio pubblicato nel 2016 sul Journal of Neurodevelopmental Disorders ha dimostrato che, negli individui colpiti da disturbi dello spettro autistico, le immagini collegate a un interesse speciale attivano le zone del “cervello sociale” in modo più efficace di quanto fanno altri tipi di immagini, suggerendo che queste regioni, che spesso sono ritenute meno attive in generale, si attivano in presenza di stimoli ben precisi. E anche se la validità di Sidekicks è ancora in fase di sperimentazione, una recente review ha confermato che l’efficacia terapeutica degli interventi clinici che si avvalgono di un’interfaccia digitale, proprio come l’applicazione sviluppata da Ron e Cornelia Suskind, è ampiamente dimostrata per quanto riguarda le capacità relazionali dei bambini autistici.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Correlati

    Micron
    Julia Gutweniger, Florian Kofler
    Micron
    Damien Chazelle
    Micron
    Hans Block, Moritz Riesewieck
    X