La biografia di Trotula. Per non dimenticare

Micron
Torniamo a parlare sulle nostre pagine della prima donna medico dell’Europa occidentale,  la prima a scrivere di ginecologia, ostetricia, cosmesi e sessualità. Il suo nome era Trotula e i suoi insegnamenti sono arrivati fino a noi e ispirano ancora le donne all’emancipazione.
Romualdo Gianoli, 22 Maggio 2020
Titolo

Trotula. La prima donna medico d’Europa

Autore

Pietro Greco

Anno di pubblicazione

2020

Editore

L’asino D’oro

Info

pp. 320, euro 14,25

 

Micron
Giornalista Scientifico

Nel film di Camillo Mastrocinque Totò, Vittorio e la dottoressa, Vittorio De Sica è un attempato ma affascinante marchese, tombeur de femmes che in seguito a un’avventura galante andata male, finisce impallinato da un marito geloso ed è costretto a ricorrere all’aiuto di un medico. Con sua sorpresa, però, si ritrova davanti a una giovane e bella dottoressa, interpretata dall’attrice americana Abbe Lane. Grande è l’imbarazzo del nobile, che non riesce a credere a una donna medico e ad accettare l’idea di essere visitato, salvo poi cercare di conquistarla, da buon casanova incallito.

Il film è del 1957 e racconta di un’Italia in pieno boom economico che si sta tuffando nella modernità. Ciononostante, è chiaro quanto la figura femminile fosse ancora stereotipata e ingabbiata in precisi ruoli che ne escludevano altri come, ad esempio, quello medico. E se questo accadeva nel 1957 quale poteva essere la situazione quasi novecento anni prima? Diciamo nell’XI secolo? Ce lo racconta Pietro Greco, chimico di formazione ma soprattutto prolifico scrittore ed esperto di comunicazione della scienza, nel suo ultimo libro Trotula (L’asino d’oro Edizioni, 15€ online con il diritto a ricevere la copia cartacea appena finita l’emergenza CoVid-19).

Questo volume è inserito nella collana Profilo di donna, dedicata a donne straordinarie che hanno saputo affermarsi in ogni campo, dalla musica alla politica, dall’arte alla scienza. E proprio a quest’ultima appartiene Trotula De Ruggiero, che fu la prima donna medico e scienziata d’Europa, nata e vissuta a Salerno, molto probabilmente tra il 1030 e il 1097. Alla famosa Scuola medica salernitana, Trotula diventò ginecologa, anzi fu la prima ginecologa europea, colei che ha inventato la medicina delle donneo meglio, ‘per le donne.

Quasi mille anni ci separano da quel tempo e i documenti sono pochi, le tracce scarse e talvolta contraddittorie, sicché il racconto inizia necessariamente come un giallo in cui niente è certo. Che nome è Trotula? Ma poi, è esistita davvero una donna di nome Trotula? Perché c’è addirittura chi sostiene che fosse il titolo di un trattato. Ma l’autore, al pari di un investigatore, segue ogni indizio, anche quello più labile: un riferimento in un’antica cronaca di viaggio, una citazione in un racconto, un passaggio in un’Historia Ecclesiastica del XII secolo. Muovendosi con lucidità in un labirinto di ipotesi com’egli stesso avverte, al confine tra la verità storica accertata, le prove e la pura leggenda, Greco ricostruisce attraverso i secoli, fino al Rinascimento e oltre, la vicenda della ‘medichessa’ di Salerno, la famosa e celebrata sanatryx salernitana, citata anche nei Racconti di Canterbury che linglese Geoffrey Chaucer scrive nel XIV secolo.

Alla fine, però, l’autore non ha dubbi: Trotula (diminutivo di Trota, nome ben diffuso all’epoca nell’Italia meridionale) è realmente esistita ed è stata davvero la massima autorità in fatto di patologia, fisiologia e addirittura cosmesi delle donne. Ed è questo il risultato fondamentale (anche se non l’unico) cui giunge il libro: consegnarci la figura di una donna eccezionale e in anticipo sui tempi, un genio della sua epoca e un riferimento per quelle successive. Una donna, prima di tutto, ma anche un medico che parla con altre donne che con lei si sentono libere e a proprio agio nell’affrontare i problemi tipici del corpo e della salute femminile: la maternità, l’igiene, la cosmesi e finanche il sesso.

Trotula scrive alcuni importantissimi trattati. O forse no. O forse scrive molto più di questo. Non sveliamo l’esito dell’indagine condotta da Greco per non togliere al lettore il piacere della scoperta. In ogni caso c’è il primo trattato di ginecologia della storia. Trotula, inoltre, elabora con molti secoli di anticipo, concetti modernissimi come l’importanza dell’igiene, della prevenzione (considerato laspetto principale della medicina) e il concetto ripreso addirittura oggi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e cioè che la salute non è solo lassenza della malattia ma l’insieme di benessere fisico e psichico.

Se Trotula ha potuto fare tutto ciò in un’epoca spesso a torto definita buia, lo deve a due straordinarie circostanze: l’essere nata in una famiglia nobile dove può permettersi di studiare (e non le viene impedito) e vivere nella Salerno di quel tempo. E qui la vasta erudizione dell’autore attraverso fatti, storie e personaggi lontani mille anni, ricompone l’immagine di una città laica e di mentalità aperta, dove le conoscenze dei Latini, dei Greci, degli Arabi, degli Ebrei, dei Bizantini, dei Longobardi e dei Normanni, s’incrociano e si fondono, dando vita a un ambiente culturale eccitante di cui Trotula fu figlia privilegiata e straordinaria.

Nel libro di Greco c’è tutto questo, c’è la storia di una donna eccezionale, quella della Scuola medica di Salerno, della medicina occidentale ma anche molto altro, come la ricostruzione di un Sud bellissimo, terra di sapere dove le culture si contaminano fra loro e da cui la scienza si è diffusa nel resto d’Europa. Alla fine del libro, poi, un ultimo tassello completa il mosaico della vita e delleredità della medichessa salernitana ricostruito dall’autore. Sono le pagine nelle quali affronta la più generale questione del ruolo della donna attraverso i secoli nella medicina e, volendo, più in generale nelle società che si sono affacciate sul Mediterraneo. Per fare ciò Greco si serve ancora una volta di Trotula come pietra di paragone questa volta, però, per sfatare un paio di miti affermatisi soprattutto con il femminismo negli anni 70 del Novecento. Come spiega egli stesso: «Uno è il mito che i maschi hanno iniziato a occuparsi di ginecologia e a usurpare il ruolo delle donne solo dopo la professionalizzazione della medicina. Il secondo mito è che Trotula non è lunica stella nel deserto, ma è un fiore femminile tra i tantissimi la cui presenza sul campo della medicina è negato».

Alla fine, dopo un’articolata disamina delle diverse interpretazioni delle fonti e delle posizioni storiografiche sull’argomento, si giunge a una conclusione che, per quanto plausibile, smentisce del tutto i due miti citati. Punto primo, non è vero che la medicina delle donne’ sia stata per molti secoli appannaggio esclusivo delle donne stesse perché, al contrario, a dominare la scienza erano pressoché esclusivamente i maschi. Secondo, è vero che ci sono state delle figure femminili come Trotula che hanno infranto il monopolio maschile ma sono eccezioni, tanto isolate quanto splendide.

Nelle intenzioni di Greco, l’aver ripristinato la verità storica è il passo preliminare per evitare le moderne discriminazioni subite dalle donne e il solido fondamento su cui costruire le giuste rivendicazioni di pari opportunità con gli uomini. E questa, in fondo, è la migliore risposta a chi si fosse chiesto perché ancora oggi dovrebbe interessarci la storia di una donna vissuta quasi mille anni fa.

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