La cultura della scienza come cultura per la pace

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Domani a Perugia verrà presentato il volume "Fisica per la pace". Nel libro, curato dal giornalista e scrittore Pietro Greco, il raggiungimento dell’obiettivo pace passa attraverso l’impegno di scienziati, istituzioni e progetti culturali che, in particolare in Italia, hanno messo in campo la propria voce per affrontare l’annosa questione del disarmo nucleare e del disarmo in generale.
Salvatore Marazzita, 19 Ottobre 2017
Titolo

Fisica per la pace

Autore

Pietro Greco

Anno pubblicazione

2017

Editore

Carocci editore

Info

pp. 212; euro 12,00

Micron
Filosofia della Scienza

Il 20 ottobre a Perugia, presso la libreria La Feltrinelli, si parlerà di scienza e impegno civile con la presentazione del libro Fisica per la pace.
Il libro, a cura di Pietro Greco, nasce sulla scorta di una serie di incontri tenuti a Napoli, organizzati dalla Città della Scienza, dal titolo Svuotare gli arsenali, costruire la pace, con l’obiettivo di coinvolgere tutti i soggetti che in Italia e all’estero operano per la pace, attraverso lo strumento principale della conoscenza. La scienza forse, al pari di quella “natura matrigna”, dovrebbe rimanere indifferente nei confronti degli accadimenti dell’uomo? Per nulla, essa ha invece il dovere di guardare costantemente in direzione della pace, in attesa che la tecnologia possa fare altrettanto, e l’umanità soprattutto cominci a cooperare in vista di un bene comune.
Nel libro il raggiungimento dell’obiettivo pace passa attraverso l’impegno di scienziati, istituzioni e progetti culturali che, in particolare in Italia, hanno messo in campo la propria voce per affrontare l’annosa questione del disarmo nucleare e del disarmo in generale.
“La scelta della fisica non è casuale, per almeno due fattori. In primis, in quanto gli esempi riportati fanno riferimento a gruppi, progetti e istituzioni costituiti da fisici (USPID, il movimento Pugwash, il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste ad esempio); secondo motivo è che la fisica, forse maggiormente rispetto agli altri rami della scienza, avverte la necessità di cancellare un passato segnato da scoperte che avrebbero portato all’utilizzo di tecnologica bellica, spiega Pietro Greco. La scienza, si potrebbe dire, dopo lo scoppio delle atomiche nel ’45, si è sentita chiamata in causa in questioni che uscivano dai laboratori di ricerca e avevano avuto la potenza di cambiare l’assetto politico mondiale. I protagonisti di Fisica per la pace hanno senza dubbio risposto a un appello, che chiedeva al mondo della scienza di rassicurare, di mettere dei paletti, di ammonire affinché eventi tragici derivati dalla scoperta dell’energia nucleare non potessero più nuocere all’umanità. “In tal senso – continua Greco – la scienza in generale, la fisica in particolare, diventano ponti di pace.
Chi fa scienza difficilmente è portato a pensare ad una competizione tra le nazioni, piuttosto lavora per favorire un’integrazione. La scienza è quasi un luogo naturale dove costruire la pace”.
Si pensi ad esempio al SESAME, diretto dall’italiano Giorgio Paolucci, un laboratorio in Giordania che utilizza la luce di sincrotrone per la ricerca e, precisa Greco, unico posto al mondo in cui c’è una forte collaborazione tra scienziati di nazioni notoriamente in contrasto: Cipro, Egitto, Giordania, Iran, Israele, Pakistan, Turchia. Un esempio di come la scienza possa rappresentare un progetto di dialogo tra i popoli.
Altri esempi di impegno civile, a impronta soprattutto italiana, sono: il caso del fisico nucleare Edoardo Amaldi, che contribuì alla nascita del CERN e ispirò le cosiddette Conferenze Amaldi sui problemi della sicurezza globale; la scuola internazionale sul Disarmo e la ricerca sui conflitti Isodarco¸ attiva da oltre trent’anni; il movimento Pugwash, nato dal Manifesto Russel-Einstein del 1955, che si vide insignito del premio Nobel per la pace nel 1995.
“Un caso particolarmente interessante è quello di Einstein, vero e proprio scienziato pacifista che, nel 1915 in piena guerra, ha avuto il coraggio, in quanto rischiava realmente l’arresto, di pronunciare all’università di Berlino l’Appello agli Europei, con il quale sosteneva l’idea che per evitare le guerre in Europa, l’unica soluzione sarebbe stata quella di fondare l’Europa unita. Un manifesto contro la guerra, a favore della pace tra i popoli europei”, sottolinea Greco.
Tutti esempi costruttivi di come la scienza abbia avuto ed abbia ancora il dovere di confrontarsi con la politica e con la società civile.
La fisica, e la scienza in generale, avanza nella ricerca a grande velocità ed è lecito chiedersi se sia auspicabile orientare la ricerca, attraverso delle regole che ne garantiscano una direzione pacifista. Secondo Greco, più che di regole dovrebbe trattarsi di una vera e propria cultura della pace che deve legarsi e applicarsi alla scienza, attraverso quel principio che Francesco Bacone aveva intuito intorno al ‘600 secondo cui la scienza deve essere al servizio dell’umanità tutta, senza distinzione tra nazioni, religioni e culture.
Gli esempi mostrati in questo libro si muovono proprio in questa direzione: la costruzione di una cultura della scienza che sia anche una cultura della pace.

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