La Fisica negli occhi di un bambino

Micron
Storia, scienza, poche semplici formule e un linguaggio divulgativo che non dimentica mai la precisione e la chiarezza tecnica sono gli ingredienti di questo volume ricco di interessanti passaggi chiave nell’evoluzione della Fisica e del suo stretto legame con la quotidianità.
Valentina Spasaro, 02 Marzo 2019
Titolo

Fisica per non fisici

Autore

Guido Corbò

Anno pubblicazione

2015

Editore

Salani Editore

Info

pp. 263; euro 16,00

Micron
Comunicazione e new media

Tag

«Il vero libro della Fisica (che è stato scritto dalla Natura però non è mai stato pubblicato!) dovrebbe avere presumibilmente un numero infinito di pagine, poiché sono senza fine le questioni e gli interrogativi di fronte ai quali la Natura ci pone». Il “benvenuto” nel libro di Guido Corbò Fisica per non fisici dovrebbe essere dato da queste poche righe tratte dalla conclusione. Come se foste davanti ad un fumetto giapponese, immergetevi nella sostanza di questo saggio invertendo la rotta della prima tappa di lettura verso l’ultima pagina: un preciso manifesto identitario della fisica e di come essa sia parte integrante della nostra quotidianità.
L’intento di Corbò, docente di Fisica Generale all’Università degli studi di Roma “La Sapienza” e divulgatore scientifico, è totalmente racchiuso nel suo target: «mi rivolgo ai lettori che sono interessati alla fisica ma che hanno solo qualche vago ricordo di quello che hanno studiato a scuola».
Questo lavoro è rivolto a chi ha sempre, specie per motivi di mancata fascinazione scolastica, guardato alla fisica come una disciplina di nicchia, delegata a chi è stato “eletto dalla Natura” come tra i pochi esseri umani brillanti capaci di leggere il mondo sotto la lente, indecifrabile ai più, della fisica. Corbò, e la sua scrittura prettamente divulgativa, sfata questo mito negativo e per farlo parte proprio da chi potrebbe essere considerato il più lontano tra i soggetti ammessi alla discussione fisica: un bambino.
Cosa succederebbe se fosse il Sole a girare intorno alla Terra invece che la Terra intorno al Sole? Questa domanda, posta all’autore da un bambino di dieci anni, è l’incipit con cui Corbò comincia a descrivere nel suo libro cosa succederebbe se questo scenario fosse davvero possibile. Non succederebbe assolutamente nulla.
Dallo storico passaggio dalla visione Tolemaica a quella Copernicana, passando per il perché cambierebbe il quadro della situazione se fossimo abitanti della Luna arriviamo alla nostra risposta eliocentrica con chiarezza e semplicità.
Lo stile limpido, privo di tecnicismi, che indeboliscono e affannano la lettura di un non addetto ai lavori, ricco di esempi facilmente comprensibili spesso accompagnati da grafici e immagini, rendono il saggio di Corbò una lettura piacevole e interessante. Sulla stessa linea comunicativa del suo precedente libro Un fisico in salotto (Salani Editore, 2011), Corbò cerca di far capire che la scienza non è qualcosa di lontano dalla vita di tutti i giorni, ma che in realtà siamo in contatto con essa in ogni occasione.
E proprio per mantenere il legame tra la fisica e il quotidiano, in Fisica per non fisici troviamo diversi espedienti narrativi che utilizzano punti di riferimento comuni per rendere chiara la spiegazione dei principi fisici. Ad esempio un viaggio in aereo. L’autore ci porta a bordo di un jet che, da Roma, ci porterà a San Francisco. Un viaggio emozionante ma molto lungo.
Le gambe hanno bisogno di sgranchirsi. Ci alziamo, andiamo verso la toilette e nel tragitto, lungo il corridoio, approfittiamo per chiedere al personale una bevanda rinfrescante che sorseggeremo prima di tornare al nostro posto. Nulla di strano? No, su un jet riusciamo a portare a termine le stesse operazioni che saremmo riusciti a compiere a casa, con i piedi a terra. Questo è possibile, ci spiega Corbò, perché siamo in presenza di quello che in fisica viene chiamato un “sistema di riferimento inerziale”, cioè un sistema di riferimento rispetto al quale il principio di inerzia è assolutamente rispettato. Se un sistema di riferimento è inerziale, qualsiasi altro sistema di riferimento che si muove di “moto traslatorio uniforme” rispetto al primo è anche inerziale, proprio come il nostro jet che, rispetto alla superficie terrestre, si muove traslando con velocità costante. A questo punto Corbò non dimentica di parlare di Galilei, il primo a formulare il Principio di relatività, almeno per quanto riguarda i fenomeni meccanici. “Nessuno ha sempre torto; anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno!” a meno che quell’orologio non sia a cristalli liquidi. In questo caso, quando l’orologio è fermo, cioè quando la sua batteria è esaurita, vedremmo semplicemente il fondo del quadrante, di colore chiaro, sul quale non si stagliano più i numeri che avrebbero indicato ore e minuti. Questo succede perché la possibilità di vedere i numeri che indicano l’orario è data dalla polarizzazione della luce, o meglio dal fatto che il quadrante dell’orologio è un cristallo polarizzato secondo una certa direzione. In questa condizione, vedere qualcosa è impossibile. Per riuscire a leggere l’ora, il nostro orologio a cristalli liquidi necessita del circuito elettronico che, di volta in volta, cambia la polarizzazione dei cristalli che formano i numeri, rendendola ortogonale a quella del quadrante. La luce proveniente dal quadrante è completamente bloccata dai numeri che ora, come ci spiega Corbò, riusciamo finalmente a vedere.
Storia, scienza, poche semplici formule e un linguaggio divulgativo che non dimentica mai la precisione e la chiarezza tecnica, sono gli elementi fondamentali di questo volume ricco di interessanti passaggi-chiave nell’evoluzione della fisica e del suo stretto legame con la quotidianità.

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