La grande sfida dell’università

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«In questo inizio di ventunesimo secolo, caratterizzato da sfide molto difficili sia a livello globale sia per quello che riguarda l’Italia, è il momento di fare ciò che non è stato fatto finora. È ora di ripensare il sistema educativo […] ripartendo dalla domanda fondamentale: a che cosa serve l’università». Queste parole di Juan Carlos […]
Alessandra Cutrì, 20 Giugno 2017
Titolo

Università futura. Tra democrazia e bit

Autore

Juan Carlos De Martin

Anno pubblicazione

2017

Editore

Codice edizioni

Info

pp. 236; euro 16,00

«In questo inizio di ventunesimo secolo, caratterizzato da sfide molto difficili sia a livello globale sia per quello che riguarda l’Italia, è il momento di fare ciò che non è stato fatto finora. È ora di ripensare il sistema educativo […] ripartendo dalla domanda fondamentale: a che cosa serve l’università».
Queste parole di Juan Carlos De Martin, professore presso il Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino, dove co-dirige il centro Nexa su Internet e Società, sintetizzano, in apertura, l’obiettivo principale del libro, che tenta di individuare quale sia oggi e quale debba essere in futuro il ruolo dell’università. Le suggestioni e i percorsi tracciati per rispondere a questa domanda sono molteplici, apparentemente distanti fra loro, ma strettamente interrelati.
Non è una novità che l’università italiana stia attraversando un momento difficile e i segnali sono numerosi: dal calo delle iscrizioni (si vedano i risultati delle ultime indagini OCSE), ai tagli alla ricerca e alla “fuga dei cervelli”. L’autore del volume ricerca le cause della crisi, che è legata a fattori socio-economici, in quanto questa secolare istituzione, nata proprio in Italia quasi mille anni fa, con l’avvento dell’era neo-liberista ha perso di vista la sua principale missione: «educare» individui che possano agire consapevolmente nella società, piuttosto che «formare» soltanto lavoratori da riversare sul mercato del lavoro.
L’università deve educare la società ad affrontare le sei sfide del ventunesimo secolo: democratica, ambientale, tecnologica, economica, geopolitica, cui si aggiunge la sfida italiana; il potere di questa istituzione, infatti, è tale da poter contribuire a rafforzare la democrazia, a risolvere i problemi legati all’ambiente o a contenere i danni di uno sviluppo in-sostenibile, a favorire lo sviluppo tecnologico in armonia con le esigenze dei cittadini e della società, a rivitalizzare la scienza economica a partire dall’analisi dei motivi dei suoi fallimenti e dal tentativo di costruire un sistema economico basato su inclusione ed efficienza, a far capire meglio cosa sta succedendo nel mondo a livello geo-politico attraverso la costruzione di una visione interdisciplinare della conoscenza. A livello italiano, l’università potrebbe contribuire a risolvere problemi sia relativi al contesto internazionale o europeo (si pensi al caso migratorio e al ruolo del nostro Paese nel fronteggiarlo) sia problemi specifici all’Italia, come ad esempio la questione meridionale o la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale.
L’autore svolge un’analisi approfondita sulla situazione in cui versa l’università oggi, operando anche confronti in particolare con gli Stati Uniti. Il fulcro del problema è rappresentato dalla crisi degli ultimi quarant’anni, che ha indotto questa istituzione a concentrarsi sempre di più su aspetti economici e a trasformarsi quasi in un’azienda, perdendo di vista il suo ruolo nella società democratica e il suo potere educativo nei confronti degli studenti, in quanto soggetti attivi di una società in continua evoluzione.
Gli effetti di questa crisi sono evidenti anche in Italia, Paese che però, come afferma l’autore, ha risorse sia intellettuali sia etiche per aiutare la società ad affrontare le sei sfide. De Martin propone la sua idea di università a partire dai tre obiettivi principali, che sono anche il motivo della stessa esistenza dell’istituzione accademica: la persona (gli studenti, cittadini e lavoratori), il sapere (da preservare, tramandare, comunicare, commentare ed estendere) e la società democratica (per il bene comune, per affrontare i problemi del presente, per produrre conoscenza critica e generatrice di idee). Indagando in maniera critica le pecche del sistema universitario odierno, l’autore ne ricerca le cause e propone alcune possibili soluzioni, a cominciare, ad esempio, dall’interdisciplinarietà. All’interno di questo sistema, un ruolo di primo piano è svolto dalle persone che si trovano a interagire fra loro nella vita accademica: docenti (anche quelli con facoltà di governo), ricercatori e dottorandi, studenti e altri soggetti (che contribuiscono a dare forma alla comunità accademica estesa), di ognuno dei quali si mettono in luce i ruoli specifici. Concetti chiave spesso al centro della riflessione sono libertà accademica, ruolo educativo dell’università, responsabilità morale di ciascun soggetto rispetto al proprio ruolo all’interno del sistema.
In conclusione, De Martin si propone di dare un contributo al dibattito sul futuro dell’università italiana, cercando di individuarne i punti di forza in considerazione del fatto che il nostro è uno dei Paesi più sviluppati al mondo, ma i risultati raggiunti in termini di istruzione accademica non sono così confortanti se confrontati con quelli di altri Paesi, ad esempio europei, come Germania o Francia, probabilmente per il ritardo educativo storico che contraddistingue l’Italia. Nel volume si trovano considerazioni anche sull’università “digitale”, con riferimenti all’open access, ai MOOCs, agli open data, al crowdfunding, tutti strumenti che possono permettere di raggiungere un pubblico accademicamente sempre più vasto.
Juan Carlos De Martin offre numerosi e interessanti spunti di riflessione sui problemi che attanagliano l’università (e la società) italiana oggi: dal meccanismo della corsa forsennata alle pubblicazioni, a una concezione utilitaristica della cultura, alla scarsità dei fondi per la ricerca (situazione particolarmente grave al Sud) ma anche per il sostegno del diritto allo studio (tutte conseguenze del più massiccio definanziamento dell’università nella storia della Repubblica italiana: la Riforma Gelmini), alla retorica del merito, all’ANVUR e agli indicatori bibliometrici per valutare la qualità della ricerca (di cui si fornisce una valutazione critica), all’impatto economico della cosiddetta “fuga dei cervelli”.
Altri spunti di riflessione riguardano l’importanza della formazione umanistica, che andrebbe rivalutata e riscoperta per il suo valore socio-culturale-educativo, il ruolo delle tecnologie (ambito in cui l’Italia non merita di essere considerata fanalino di coda rispetto ad altri Paesi sviluppati), l’importanza e la necessità di un dialogo fra università e scuola. La visione complessiva è, tuttavia, ottimistica, soprattutto considerando il fatto che «la ricerca italiana è tra le più produttive e citate al mondo» e, anche sul piano didattico, l’Italia occupa una buona posizione.
L’apparato bibliografico in nota, con numerosi riferimenti a lavori disponibili on-line, contribuisce a rendere il volume uno strumento agile e consultabile senza difficoltà da parte di chiunque sia interessato al futuro dell’università e dell’Italia e di chiunque veda nell’università, per usare le parole di Hannah Arendt, più volte citata nel volume, un «rifugio di verità»; forse anche scomode.

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