La Politica della Natura alla sfida del climate change

Micron
Quasi vent’anni dopo Politique de la Nature (1999) e a tre anni di distanza da Di fronte a Gaia (2015), Bruno Latour – antropologo, sociologo e filosofo francese – ritorna a riflettere, con lo sguardo del sociologo dell’ecologia, sulla relazione tra ecologia e politica con un nuovo libro: Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica. […]
Andrea Rubin, 07 Agosto 2018
Titolo

Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica

Autore

Bruno Latour

Anno pubblicazione

2018

Editore

Raffaello Cortina

Info Lettura

pp. 136; euro 13,00

 

Micron
Sociologia, Comunicazione della Scienza

Quasi vent’anni dopo Politique de la Nature (1999) e a tre anni di distanza da Di fronte a Gaia (2015), Bruno Latour – antropologo, sociologo e filosofo francese – ritorna a riflettere, con lo sguardo del sociologo dell’ecologia, sulla relazione tra ecologia e politica con un nuovo libro: Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica. Nel nuovo testo, snello, gradevole e più accessibile, Latour ripropone concetti e passaggi ampiamente sviluppati nei testi già citati ma che vale la pena riproporre per meglio comprendere il nuovo saggio.
In Politiche della Natura, per esempio, l’autore mostrava come guardare alla costituzione dell’idea di natura – cioè a come essa emerge, circola e si trasforma nel discorso sociale contemporaneo – equivalga a discutere di assetti politici prima ancora che epistemologici. Perché, riprendendo un concetto caro all’autore, la natura così come la intendiamo oggi è un ibrido. Essa emerge infatti dall’esito di una doppia costrizione, politica e scientifica, in cui la politica è esito di una certa disposizione epistemologica e la scienza di un certo orientamento politico. In altre parole, non possiamo prendere la Natura senza prendere la società, la politica e la scienza occidentale contemporanea. La politicizzazione delle questioni ambientali è una caratteristica propria di quella corrente filosofica nota come ecologia politica di cui Latour si fa autorevole esponente. L’ecologia politica è una branca disciplinare che integra le questioni ambientali e climatiche con gli assetti politici, economici e sociali.
Proprio per descrivere sia le trasformazioni intrinseche al Pianeta (scioglimento dei ghiacciai, acidificazione delle acque, aumento di CO2) sia le mutazioni sociali ad esse collegate (migrazioni di massa, aumento delle disuguaglianze, crescita dei populismi) il nuovo saggio ripropone anche il concetto di Nuovo Regime Climatico, già presentato ai lettori in Di fronte a Gaia. Il nuovo libro valorizza l’ormai lunghissima esperienza didattica e divulgativa dell’autore e l’ingresso nell’arena politica, palese sin dal titolo, ne stimola la vis polemica già ampiamente sviluppata nei suoi precedenti lavori. Questa volta Latour sceglie un bersaglio polemico: Donald J. Trump. È dall’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America del taycoon newyorkese, l’11 novembre 2016, che l’autore parte per analizzare le caratteristiche del Nuovo Regime Climatico che, a suo dire, è l’unico modo per comprendere l’esplosione delle disuguaglianze, l’ampiezza della deregulation e la critica alla mondializzazione.
In Tracciare la rotta, Latour consegna delle riflessioni basate ancora una volta sul superamento della dicotomia natura/cultura. Una dicotomia costitutiva di una certa concezione della modernità (si veda Non siamo mai stati moderni) che ha spinto a considerare la natura come mera realtà esterna da dominare e non, invece, come una componente costitutiva della vita sociale e politica.
E proprio a descrivere i rapporti tra scienza e politica (e, più in generale, società) Latour non rinuncia neanche questa volta. Se per lungo tempo il rapporto tra natura e politica si è materializzato nel movimento ecologista, i cosiddetti «verdi», che hanno collocato entro l’agenda politica il tema della natura, senza però mai realmente intaccare le basi di quella implicita politica della natura che, dice Latour, è sempre esistita nella cultura occidentale, essi non hanno superato quella separazione – di fondo e di principio – fra natura e società su cui si regge la distinzione occidentale fra scienza e politica. I “verdi”, che pur hanno posto un problema molto serio, lo hanno fatto in un modo confuso, illusorio, non definitivo: da una parte il loro schierarsi trasversalmente rispetto agli schieramenti tradizionali, ha creato un problema identitario: sono di destra o di sinistra? Sono realisti o utopisti? Sono tecnocratici o attivisti? Ma soprattutto, agli ecologisti scesi nell’agone politico, Latour rimprovera di non aver superato l’idea della radicale alterità della natura rispetto all’uomo. Per il sociologo francese, invece, la natura è «prodotto di rapporti sociali» e non una realtà altra, esterna, talvolta da consumare o da preservare. Analogamente, insiste la riflessione latouriana, la società non è l’esito di un distacco culturale più o meno doloroso da una base naturale che le preesiste, ma convive con la natura, ne ha un costitutivo bisogno.
Ne emerge la necessità di promuovere una rinuncia sia all’atteggiamento di protezione dalla natura sia a quello, opposto, di assoggettamento incondizionato alle volontà umane. E questo in nome di una vera e propria azione di costruzione sociale della natura, frutto di una lunga e complessa concertazione fra le parti in causa – economisti, amministratori, produttori, capitalisti, consumatori, scienziati, filosofi, e gli ecologisti stessi – che porti a una progettazione, e a una conseguente realizzazione, di ciò che può e deve essere l’ambiente naturale, il mondo comune in cui vivere.
Per queste ragioni il libro di Latour va letto come un nuovo manifesto per l’eguaglianza in cui l’autore propone di superare l’opposizione politica tra Destra e Sinistra ma, allo stesso tempo, ritiene necessario lanciare un allarme sull’incompatibilità tra sistema produttivo e sistema generativo, in cui la vecchia lotta di classe venga soppiantata da una nuova lotta dei luoghi geo-sociali.

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