La salute tra storia e innovazione

Micron
Ilaria Capua ci accompagna in un viaggio attraverso la storia della medicina, alla scoperta delle intuizioni e delle scoperte di quei ricercatori che grazie a passione, duro lavoro o a inaspettati colpi di fortuna hanno avuto un impatto nella storia dello sviluppo scientifico, con uno sguardo alle complesse sfide che attendono il nostro tempo e l'approccio necessario per affrontarle.
Stefano Porciello, 20 Settembre 2019
Titolo

Salute circolare

Autore

Ilaria Capua

Anno pubblicazione

2019

Editore

Egea

Info

pp. 128; euro 15,00

Micron
Relazioni internazionali e Studi europei

Se una scienziata di peso come Ilaria Capua decide di scrivere un libro raccontando la storia della medicina, e lo fa con semplicità e intelligenza, il risultato è un saggio davvero “per tutti”, ricco di storie interessanti e adatto tanto a un lettore estivo quanto a chi di scienza scrive o si occupa a tempo pieno. Salute circolare ha un grande merito: racconta attraverso l’efficace scelta di un’intervista, di una chiacchierata con la più famosa virologa italiana, alcune eccezionali “storie di scienza” – cioè le intuizioni, le vite, e le scoperte di quei ricercatori che grazie a passione, duro lavoro o a inaspettati colpi di fortuna hanno avuto un impatto nella storia dello sviluppo scientifico e tecnologico dell’umanità.

L’ambizione, tuttavia, è prendere slancio dal passato per andare oltre e presentare un nuovo approccio al concetto di salute basato sull’idea di un equilibrio tra uomo, animali, piante e ambiente. In sintesi, tutto è in relazione e anche la ricerca dovrebbe riuscire a travalicare campi e discipline per poter affrontare nella loro complessità le sfide del futuro. Non a caso, filo conduttore dell’intero saggio è il tema dell’interdisciplinarietà alla base della scoperta (insieme a quello dell’intrinseca internazionalità della ricerca scientifica).

Ilaria Capua riesce a ripercorrere con una spiazzante capacità di sintesi la storia di come intendiamo, interpretiamo e affrontiamo i temi legati alla salute da duemilacinquecento anni a questa parte. Non ci offre dei ritratti: ci spiega il contesto, il metodo, la strada che ha portato alla rivoluzione. «Con questo libro, vorremmo invitarvi a scoprire il valore della trasversalità e la sua dirompenza, spesso illuminante, che porta a grandi e rapidi cambiamenti», scrive la virologa nell’introduzione: «Ma vorremmo anche introdurvi alle resistenze che molte idee rivoluzionarie hanno incontrato», aggiunge. E così, partendo dalla visione della salute nell’antica Grecia, ci racconta una alla volta queste “rivoluzioni” del concetto di salute e di medicina: si inizia dalle teorie prescientifiche basate sull’equilibrio degli elementi e degli umori, arrivando al momento della comprensione delle meccaniche del contagio, della scoperta di batteri e virus, della nascita delle prime profilassi antinfezione e dei vaccini. Per giungere, infine, ai giorni nostri.

Una alla volta, leggiamo (o ascoltiamo) le storie dei grandi scopritori, dai più conosciuti come Pasteur e Fleming, a quelli magari un po’ più oscuri come Vesalio, Fracastoro, Antoni van Leeuwenhoek, John Snow, Lister o Lady Mary Wortley Montagu – senza dimenticare il contributo all’avanzamento della scienza offerto dal lavoro dei medici arabi in pieno Medioevo.

È un racconto accattivante, insomma, che riesce ad essere una vera e propria “chiacchierata”, una conversazione informata e a tratti provocatoria, che potremmo benissimo intrattenere di persona se uscissimo a pranzo con Ilaria Capua. Ciononostante, il tema di fondo è probabilmente più complesso di come appaia a prima vista e può creare qualche problema proprio nel finale, perlomeno per il lettore poco specializzato. È proprio nell’ultimo capitolo, dedicato al nostro tempo, che il saggio finisce per voler toccare una moltitudine di temi: si parla di big data, intelligenza artificiale, cambiamento climatico, erosione della biodiversità, no-vax, rapporto coi pazienti, difesa dell’ambiente e molto altro ancora. Troppo.

Volendo sintetizzare, Ilaria Capua ci propone di cogliere le opportunità offerte alla ricerca dalla trasformazione tecnologica che stiamo vivendo, senza pregiudizi. Di avere il coraggio di sfruttare e analizzare i big data prodotti dai nostri smartphone e device a vantaggio della scienza. Pensando fuori dagli schemi e cambiando, nel frattempo, il modo in cui trattiamo la natura e l’ambiente in cui siamo immersi, che per il nostro stesso bene dovremmo impegnarci a proteggere con più convinzione. Ma la proposta della Capua è fatta, forse, troppo velocemente: sorvola senza fermarsi a discutere, ad esempio, il tema della privacy, e ci lascia con la sensazione di non aver afferrato in pieno tutte le sfaccettature e le articolazioni del cambio di paradigma che chiede così insistentemente.

Il finale di un saggio che funziona, è ben scritto, ed è anche capace di offrire interessanti prospettive sull’approccio alla salute, alla ricerca e alla scoperta, insomma, rischia di aprire troppi fronti senza trattarli nel profondo e di lasciare il lettore che non viene dal mondo della scienza un po’ disorientato, sebbene consapevole che la trasformazione tecnologica ci sta offrendo importanti opportunità di cambiamento.

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