La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo

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Primo volume di un’ambiziosa trilogia sul rapporto tra la Scienza e l’Europa. Per esplicita dichiarazione dell’autore, questo primo libro indaga storicamente il motivo per cui proprio a partire dal XIII secolo, l’Europa comincia a produrre quella che può essere definita come vera e propria conoscenza scientifica. Negli altri volumi si cercherà invece di capire come […]
Salvatore Marazzita, 27 Settembre 2015
Titolo

La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo

Autore

Pietro Greco

Anno pubblicazione

2014

Editore

L’asino d’oro

Info

pp. 210; euro 20,00

Primo volume di un’ambiziosa trilogia sul rapporto tra la Scienza e l’Europa.
Per esplicita dichiarazione dell’autore, questo primo libro indaga storicamente il motivo per cui proprio a partire dal XIII secolo, l’Europa comincia a produrre quella che può essere definita come vera e propria conoscenza scientifica. Negli altri volumi si cercherà invece di capire come e perché nel Seicento ci sia stata un’affermazione globale della conoscenza scientifica made in Europe, e infine si indagherà il momento della crisi delle scienze europee del XX secolo (come non pensare ad Husserl?)
Le crisi che l’Europa ha attraversato nei secoli sarebbero legate al suo rapporto con la scienza, e soprattutto con l’innovazione tecnologica che ad essa si accompagna e che al contempo la produce, in una sorta di dialettica servo-padrone.
L’intento dell’autore è quindi quello di mostrare la storia della scienza europea, individuarne il momento di rottura, di crisi appunto, per ammettere come proprio la scienza abbia funzionato da motore intellettuale per la nascente Europa, almeno dal XIII secolo in poi.
Quello di Greco è un tentativo di rintracciare l’evoluzione culturale, con maggiore attenzione alla cultura prettamente scientifica, di questa comunità economico-politica non ancora ben definita. Tentativo coraggioso e necessario se si vuole parlare di cultura allargata, di una dimensione politica ancora in fieri, e di una comunità, che almeno scientificamente esiste già. Andare dunque ad individuare le radici storiche di un processo ampio e difficile è impresa ardua, e Greco si muove con passo cauto e sempre attento a non cadere nel “già detto”, anche se per dovere storico si trovano passi che ben si addicono ad un tradizionale manuale di storia del pensiero scientifico.
L’intelligente minuziosità della ricostruzione dell’autore ci fa scoprire aspetti non del tutto scontati della storia scientifica di una nascente Europa. Pochi critici, ad esempio, prendono in considerazione che una cultura scientifica non era stata propria della civiltà romana, quanto invece della civiltà ellenica. E scopriamo allora che la decadenza scientifica fa da ponte tra la caduta dell’Impero e il Medioevo, e sarebbe anche concausa della caduta dell’Impero d’Occidente stesso.
Anche i personaggi chiave della vicenda scientifica europea non sono i soliti noti. Si cerca invece di mostrare la giusta vivacità culturale dei vari periodi storici, allargando lo sguardo verso scienziati, filosofi e uomini di cultura, che solitamente non vengono considerati in maniera così acuta.
Nei manuali di storia si è soliti trovare una premessa, una nota o un commento dell’autore in merito allo sviluppo del manuale stesso. Si tratta nella maggior parte dei casi di storie con taglio eurocentrico. La trama dunque di questo manuale della storia della scienza ragionato, così sarebbe possibile definirlo, è quella di concentrarsi sull’ascesa, lo sviluppo e il declino della scienza prettamente europea. Chiaramente, come anche i sopra citati libri di storia, è sempre opportuno dare uno sguardo a quello che è avvenuto intorno alla zona di interesse e che, in alcuni casi, l’ha contaminata. Greco nella sua ordinata meticolosità lo fa e lo fa bene.
Non si tratta però di un classico libro di storia della scienza. In alcuni passaggi Greco rende così viva la contestualizzazione storica, da farci vedere gli effettivi cambiamenti culturali, sociali, demografici e nondimeno l’impatto che la scienza, e l’innovazione tecnologico-scientifica hanno sempre avuto sulla vita delle popolazioni.
La ricostruzione storica del pensiero scientifico europeo viene sviluppata attraverso una tesi che l’autore dichiara sin dall’inizio: la storia della società europea, soprattutto nei momenti di crisi, è legata a doppio filo con quella della scienza. Come negarlo?
Chi intraprende un percorso di studi scientifici dovrebbe leggere questo libro, così come gli appassionati di scienza, di filosofia e di storia: si tratta della storia della scienza vista attraverso gli occhi di un uomo di scienza. Greco infatti è perfettamente cosciente delle critiche, anche filosofiche, che spesso si muovono all’intellighenzia scientifica. Il fatto che i modelli scientifici non corrispondano ad una presunta realtà oggettiva, ma che siano piuttosto un modo per salvare i fenomeni, e che possono cambiare in luogo di una teorie scientifiche più economiche e sostenibili, in relazione al quadro storico-politico, appare chiaro in tutto il libro.
Attraverso la storia, forse, si vuole ancora una volta mettere in rilievo una situazione di crisi che oggi investe l’Europa, crisi economica, ma anche sul piano di innovazione tecnologia. Crisi ieri, per via della mancanza di innovazione, crisi oggi per lo stesso motivo, probabilmente. La mancanza di crescita tecnologica, culturale e scientifica è concausa di una crisi più profonda che ha attraversato, e ora sta attraversando la storia europea.
La storia dell’Europa è anche la storia della sua produzione scientifica.

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