La transizione verde salverà l’economia

Micron
Transizione ecologica significa una società di beni comuni in cui il credito sia considerato mezzo e non fine per realizzare riforme a vantaggio di tutti e benefiche per l’ambiente: rinnovamento termico degli edifici, cambi di prassi nella mobilità, tasse più alte per chi inquina, in pratica «un’economia sempre meno energivora e inquinante».
Salvatore Marazzita, 12 Gennaio 2016
Titolo

Transizione ecologica

Autore

Gaël Giraud

Anno pubblicazione

2015

Editore

EMI

Info

pp. 228; euro 14,00

Micron
Filosofia della Scienza

Capoeconomista quarantacinquenne della Agence Française de Devenloppement, matematico, esperto di finanza, direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique, il Cnr francese. E, come Bergoglio, gesuita.
Gaël Giraud, l’autore di questo volume – un saggio di economia sebbene divulgativo – è un religioso, del tipo di quelli che non sono cresciuti nei seminari, però, che non si sono formati nelle rassicuranti sale parrocchiali. Giraud appartiene a quella oggi rara umanità che si ritrova da adulta su una personale via di Damasco: due anni trascorsi in Ciad a insegnare matematica e fisica ai bambini di strada, nel suo caso. Un’esperienza che come ha lui stesso dichiarato alla stampa l’ha radicalmente cambiato.
E leggendo il volume, alla terza edizione in Francia, il radicale cambiamento si intuisce. Non tanto perché, sparse tra le pagine, sebbene senza esagerare (Giraud dirà anche messa, ma è pur sempre uno che si è formato nel mondo degli hedge fund e delle banche) si trovano espressioni che rimandano, o che direttamente citano testi sacri: conversione, spirito, vitello d’oro… inusuale in un testo che parla di economia e finanza.
Ma soprattutto il cambiamento si intuisce perché le teorie di Giraud sembrano coraggiose e schierate, così come, se ci si pensa, è tipicamente coraggioso e schierato chi è mosso da una vera fede, o anche da una ideologia, in particolare se abbracciata, o rivalutata, o riscoperta “da grande”. Giraud è infatti francamente contro il capitalismo finanziario e il pensiero neo-liberista, e contro la finanziarizzazione dell’economia, colpevoli di aver reso schiavi interi popoli e ampie fasce sociali.
Attraverso 11 capitoli, il volume vuole rispondere a tre domande, scrive lo stesso autore nell’introduzione.
La prima: come siamo arrivati a questo punto? Dove “questo punto” sta per la peggiore crisi economica della storia. Buona parte del libro è occupato dall’analisi dura e documentata di come è nata e si è sviluppata la crisi, e dei danni che ha provocato. E  sia chiaro: non a tutti allo stesso modo. Una crisi che è stata anzitutto finanziaria: le banche hanno privatizzato gli utili e socializzato le perdite. Nella sua accusa Giraud indica nomi e cognomi di «colpevoli» di questa ancora attuale immersione europea nella crisi del 2008: da Mario Draghi ad Angela Merkel, che ha causato quello che Giraud non esita a definire «il martirio» della Grecia. Una crisi finanziaria, certo, ma anche morale, effetto, in fondo, dell’antica e sempre attuale “legge del più forte”.
Ma veniamo alla seconda domanda: come uscire dall’impasse? Insomma, in che modo sfuggire alla recessione?
E qui c’è la proposta, che poi dà il titolo al volume. La soluzione è nella transizione ecologica, vista come il passaggio a una società di beni comuni, in cui il credito sia considerato mezzo e non fine per realizzare riforme che siano a vantaggio di tutti e benefiche per l’ambiente: a partire dal rinnovamento termico per gli edifici, dal cambio di prassi nella mobilità, dalle tasse più alte per chi inquina. «Un programma di questo tipo creerebbe molti milioni di posti di lavoro, diminuirebbe la nostra dipendenza energetica, contribuirebbe a risanare la nostra bilancia commerciale, favorirebbe la reindustrializzazione delle filiere esternalizzate e costruirebbe probabilmente lo strumento migliore di lotta all’inflazione. Il “motore” dell’inflazione nella nostra economia globalizzata non è, infatti, il circuito prezzi-salari, ma è il prezzo dell’energia», è il parere dell’economista gesuita.
E ora, per ultima ma sicuramente non ultima, la terza domanda: dato l’ambizioso progetto, chi paga? Chi si fa carico dei costi della transizione verde? Giraud: «Il settore bancario privato europeo (già in gran parte sinistrato) non finanzierà un tale programma. Neppure i fondi sovrani mediorientali finanzieranno settori la cui redditività strettamente finanziaria è troppo debole… la crescita verde trainata da investimenti privati è un mito: senza un impulso politico che vada al di là della logica finanziaria di breve termine questi investimenti non si faranno mai».
Per Giraud una strada di uscita dall’impasse è però possibile: rendendo beni comuni il credito e la liquidità, sarà possibile stampare delle monete ad uso locale da affiancare all’euro. Con questa liquidità i finanziamenti alla transizione ecologica saranno più agevoli e redditizi anche in campo finanziario. Ma la questione vera è che va cambiato il modello sul quale abbiamo costruito la prosperità dell’Europa a partire dalla rivoluzione industriale. Che occorrerebbe riappropriarsi dei beni comuni, uscendo dal progetto neoliberista e spietato che vorrebbe privatizzare tutto, anche le risorse, anche gli ecosistemi, anche la biodiversità. Insomma qui si tratta di un cambiamento di paradigma. Culturale, prima di tutto, come l’autore del volume ha detto in alcune interviste rilasciate in Italia.
Il libro di Giraud, così come il suo autore probabilmente, non si incasella. Sfugge, ci sembra, alle etichette o almeno a quelle più scontate. È una lettura competente visto il curriculum di chi scrive, ma anche scorrevole. È per tutti. Ma in particolare per coloro, probabilmente non pochi, che sono incuriositi da questa nuova – o forse solo riscoperta – sensibilità del mondo cattolico per i temi ambientali.

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