La valle nel virus

Micron

Un libro di testimonianza. Gessica Costanzo e Diego Percassi, fondatori del quotidiano online Valseriana News, mai avrebbero pensato di dover raccontare il dolore, lo smarrimento, il senso di abbandono di una valle assurta alle cronache internazionali anche grazie alle prime sconcertanti rivelazioni offerte dalla loro testata.

Federica Lavarini, 15 Ottobre 2020
Micron
giornalista scientifica

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“Questo è un libro che non avremmo mai voluto scrivere” afferma Davide Sapienza, scrittore e geopoeta, nel capitolo introduttivo de La valle nel virus (Ed. Underground?, 2020) scritto da Gessica Costanzo, direttrice della testata indipendente online Valseriana News. Una captatio benevolentiae insolita, ma è la premessa per entrare immediatamente nel contesto: la gestione della pandemia di  nella provincia di Bergamo, in particolare nei comuni della Val Seriana di Alzano Lombardo e Nembro.

“Il libro non è un’inchiesta, ma una testimonianza di chi ha visto e vissuto in prima persona questa catastrofe” ripete Costanzo in ogni intervista e nelle presentazioni del libro che si stanno tenendo nel territorio della Val Seriana. “Mi sono sempre occupata di piccola cronaca locale e mi sono trovata inevitabilmente, giorno per giorno, a raccogliere testimonianze dell’espandersi dell’epidemia sul nostro territorio” racconta a micron la giornalista. “Già a partire dal mese di febbraio ricevevo telefonate, messaggi o e-mail di persone che vivono in questa zona: mi chiedevano, preoccupate, di raccontare ciò che stavano vivendo i loro familiari che manifestavano sintomi simili a un’influenza”. Come sappiamo, non è stata un’influenza: erano quelle che poi si sono presto rivelate morti dovute al virus Sars-CoV-2, anche se non sempre diagnosticato.

Gessica Costanzo è arrivata al punto in cui ogni giorno scriveva della morte di decine di persone che conosceva da anni. Eppure, quando è iniziata a circolare la notizia di un nuovo virus che si stava diffondendo in Cina non si è preoccupata eccessivamente, come scrive nel libro: “Pensavo: siamo in Italia, in Lombardia, dove c’è la migliore sanità del Paese e tra le più conosciute al mondo. Cosa ci potrà mai capitare?”

Questa pseudo-certezza ha iniziato a vacillare quando il collega di lavoro, co-fondatore di Valseriana News, il cameramen Diego Percassi, ha intuito che presto il virus sarebbe potuto arrivare molto vicino a noi, fino a che “anche Diego si è ammalato” racconta Costanzo, “e quello che più mi ha preoccupato è stata la grave depressione che l’ha colpito durante la convalescenza”. Nel giro di poche settimane Gessica Costanzo si è ritrovata da sola a gestire la cronaca di una pandemia, che da locale è ben presto diventata mondiale. Il libro, spiega Costanzo, “è nato grazie al confronto con Davide Sapienza, che vive da trent’anni sull’altopiano di Clusone, nel nord della Val Seriana, e con il quale sono amica da molto tempo. A lui ho parlato delle difficoltà che incontravo nel mio lavoro: non riuscivo a dormire la notte per l’adrenalina, per la paura che avevo di quello che sarebbe potuto succedere ai miei familiari e ho anche perso uno zio a causa del virus.

Davide Sapienza mi ha consigliato di scrivere un libro, mi ha sempre detto che ero un ‘sergente nella neve’”. La ragione di questa affermazione si trova nel capitolo Nel retro, in cui Costanzo racconta di Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che lascia la Procura di Bergamo uscendo dal retro per non incappare nelle domande dei giornalisti. “Ho raccontato di troppo dolore. Di troppa morte. Di troppo abbandono. La mia non è solo una questione di lavoro” – racconta nel capitolo Costanzo – “È una scelta: quella di non essere complice di un sistema marcio, che fa acqua da tutte le parti e che nei primi mesi del 2020 ha messo in ginocchio la mia amata Val Seriana”. Il sistema marcio è quello della politica e delle non scelte per cui Alzano Lombardo e Nembro non sono mai state dichiarate “zona rossa” se non quando lo è stato tutto il Paese. Perché non farlo già alle prime notizie di casi positivi, allo stesso modo in cui era stato fatto per Codogno, in provincia di Lodi, dove si era registrato il cosiddetto “paziente uno”? È una delle domande che il Comitato “Noi denunceremo” sta portando avanti dal 22 marzo. Nato come gruppo Facebook, nel giro di quattro giorni ha raggiunto gli 11.ooo iscritti e dopo quattro mesi oltre 60.000. Luca e Stefano Fusco, padre e figlio, hanno fondato questo gruppo virtuale, diventato presto comitato, “per avere verità e giustizia” dopo la morte del padre e del nonno, rispettivamente, a causa di Covid-19.
Nel Comitato è stata presto coinvolta l’avvocata Consuelo Locati – anche lei ha perso il padre – che nel libro presenta una crono-storia dei provvedimenti emanati per gestire la pandemia: da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza mondiale, ai rimpalli tra Regione Lombardia e Governo sul lockdown. “La mia attività è assorbente rispetto alla mia professione normale” dichiara Locati a micron, “è tutto in forma gratuita e ha l’obiettivo di dare fondamento a quello che diciamo dall’inizio: verificare se in tutto quello che è stato fatto o non fatto da parte del Governo e della Regione Lombardia ci sia stato qualche violazione di legge che prefigura il reato penale”. Per questo, il lavoro di “Noi denunceremo” vuole supportare attraverso esposti-denunce, l’attività della Procura della Repubblica di Bergamo che ad aprile ha aperto un’inchiesta. “Centinaia di persone hanno avuto la forza e il coraggio di ripercorrere eventi drammatici della loro esistenza e di chiedere chiarezza alla Magistratura, un atto di dimostrazione che si vuole ancora avere fiducia nelle istituzioni, nell’istituzione Giustizia” scrive Locati nel capitolo “Perché noi denunceremo”.

Un capitolo è scritto da Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Anche lui si è ammalato di coronavirus: “Bisognerebbe avere la capacità di analizzare gli errori a prescindere dalle colpe. Le analisi sulle anagrafi comunali ci dicono che a Bergamo sono morte 6000 persone su un milione di abitanti mentre, durante la Seconda Guerra Mondiale, a Milano sono morte 5000 persone in cinque anni. Nella provincia di Bergamo sono morti sul campo sei medici di famiglia e, su 600, si sono ammalati, tra forme lievi e gravi, in 150. Se si fosse evitata anche solo una piccola parte di queste morti, ne sarebbe valsa la pena”. Al dolore del lutto si aggiunge una profonda amarezza: “In questa emergenza non abbiamo sentito dall’Ats parole di cordoglio per i nostri sei colleghi caduti sul campo, né ringraziamenti per aver dato l’anima ininterrottamente” dichiara il 20 giugno un componente del sindacato dei medici al Corriere della Sera, dorso Bergamo. Nel libro, Marinoni descrive le criticità della struttura sanitaria lombarda: “La diga costituita dai medici di base posti a presidio del territorio è stata travolta dalla pandemia perché questa “diga” era stata indebolita allo stremo. Travolta, ma non crollata” ci racconta. Ora è necessario ricostruire questa diga, sebbene, afferma Marinoni “credo che su questa tragedia non si sia ancora preso del tutto consapevolezza”.

Titolo

La valle nell virus

Autore

Davide Sapienza, Gessica Costanzo

Anno di pubblicazione

2020

Editore

Edizioni Underground?

Info

163 pp, euro15.00

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