Leonardo genio del futuro

Micron
Leonardo Cinquecento è un “road movie interiore” perché si mette sulle tracce di Leonardo scandagliando le anse tortuose dell’ingegno di quest’uomo, un ingegno inquieto e movimentato che si serviva della rappresentazione grafica come strumento per mettere ordine nella natura caotica delle cose.di un lavoro sicuro.
Sara Mohammad, 16 Febbraio 2019
Titolo

Leonardo Cinquecento

Regista

Francesco Invernizzi

Anno pubblicazione

2019

Info

Durata 1 ora 31 min

Micron
Comunicazione della scienza e neuroscienze

Siete in partenza per le Maldive. Dato che rimarrete all’estero per una decina di giorni, lasciate la macchina in garage e optate per la metropolitana. Dovete attraversare tutta la città e la metro vi sembra la soluzione migliore per non perdere l’aereo, che è in partenza fra meno di due ore. Infatti, un paio d’ore e venti minuti dopo, mentre dall’alto guardate quel mosaico di chiazze verdi e marroni che va via via rimpicciolendosi, state già immaginando di sguazzare nelle acque trasparenti dell’arcipelago maldiviano, dove per l’appunto avete programmato una spettacolare immersione subacquea per il giorno dopo.
La vacanza va a gonfie vele e, in un certo senso, se siete riusciti ad arrivare all’aeroporto in tempo, avete percorso settemila chilometri in poco più di nove ore e avete esplorato la barriera corallina, il merito è anche di Leonardo Da Vinci. Ma perché – vi starete chiedendo – dovete ringraziare proprio Leonardo per la vostra vacanza da sogno?
Il motivo è che le intuizioni di Leonardo influenzano tuttora lo sviluppo e il progresso tecnologico della nostra civiltà: aerei, metropolitane e immersioni sottomarine fanno parte dell’eredità scientifica che questo straordinario protagonista del Cinquecento ci ha lasciato. Vi è venuta un po’ di curiosità e vorreste saperne di più? Andate a vedere Leonardo Cinquecento, un documentario che racconta come il lavoro di Leonardo continui a trovare spazio nel mondo contemporaneo.

Leonardo Cinquecento è un “road movie interiore”, lo definisce il regista Francesco Invernizzi (che avevamo intervistato a proposito di Dinosaurs), perché si mette sulle tracce di Leonardo scandagliando le anse tortuose dell’ingegno di quest’uomo, un ingegno inquieto e movimentato che si serviva della rappresentazione grafica come strumento per mettere ordine nella natura caotica delle cose. Nel corso di tutta la vita, Leonardo ha riempito pagine e pagine di appunti, disegni e annotazioni su diversi argomenti. Invernizzi è partito dalle pagine dei codici leonardiani per ricostruire le tappe più incisive del loro retaggio nella realtà scientifica e tecnologica attuale. “Questo documentario”, puntualizza, “non è né una ricostruzione storica né una fiction, ma un viaggio alla scoperta della verità di Leonardo”.
Dopo aver lasciato Firenze e la bottega del Verrocchio, nel 1482, Leonardo decise di estendere il suo raggio d’azione all’urbanistica e ad altri campi del sapere. Una volta a Milano, disegnò il progetto della città ideale, seguendo i principi classici del Rinascimento: in alto sistemò le residenze, nel mezzo i luoghi della vita civile e ai piani bassi lasciò il trasporto di merci e gli altri servizi. Anche se la sua idea è rimasta sulla carta, negli ultimi decenni una parte del traffico cittadino si è effettivamente trasferita sottoterra. A Oslo, Milano, Parigi e in tante altre città del mondo, milioni di persone si spostano ogni giorno percorrendo il sottosuolo.
A Leonardo Da Vinci si riconosce anche il merito di aver ampliato le frontiere della conoscenza umana osservando le caratteristiche dei pianeti (“se terrài osservare le particule delle macchie della Luna, tu troverai in quelle spesse volte gran varietà”, scriveva su quelle pagine, “di questo ho fatto prova, disegnandolo”), la composizione del suolo (Leonardo tentò di spiegare perché le rocce delle montagne ospitavano resti di organismi marini) e, soprattutto, il volo degli uccelli. Le osservazioni che Leonardo aveva riportato nei suoi quaderni studiando gli uccelli e gli insetti che volano si ritrovano tuttora nei progetti degli aerei più all’avanguardia, tra cui l’M-346 (uno dei più usati nell’addestramento militare). Come Leonardo aveva capito più di cinquecento anni fa, la disposizione delle piume e l’apertura alare di un uccello che vola sono caratteristiche essenziali per mantenerlo in volo.

A dispetto della ricca collezione di disegni e annotazioni su questa materia, la macchina progettata da Leonardo non si staccò mai da terra: nel Cinquecento non esisteva ancora l’energia sufficiente per far volare un uomo. Presto, tuttavia, gli uomini avrebbero scoperto che sfruttando il vapore e i combustibili fossili potevano ricavare la potenza che Leonardo non era riuscito a ottenere. “Se ci pensiamo, per quattrocentocinquant’anni non è successo quasi nulla”, riflette Invernizzi. “Poi, nell’arco di cinquanta, sessant’anni dopo i primi voli, l’uomo è andato sulla Luna”.
Leonardo non si limitò a osservare quello che succedeva nello spazio sopra la Terra, ma rivolse la sua attenzione anche alle profondità del pianeta. Come sappiamo grazie a una serie di disegni del Codice Atlantico, il genio toscano aveva concepito uno scafandro in cuoio dotato di un rudimentale sistema di respirazione, dimostrando di aver compreso secoli fa che respirare autonomamente era la cosa più importante per un palombaro. “Leonardo”, conclude Invernizzi, “è uno straordinario testimone di ciò che era la sua epoca, non solo come inventore, ma anche come ricercatore”.

Leonardo Cinquecento sarà in queste sale il 18, 19 e 20 febbraio.

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