Milla e l’affascinante storia della fisica italiana

Micron
Il suo vero nome era Massimilla, ma tutti la chiamavano Milla. Nata a Legnago, paese sull’Adige, nel 1924, Milla si appassiona alla fisica durante il soggiorno forzato in montagna dovuto al fatto che suo padre e suo fratello sono antifascisti convinti e devono scappare da Legnago. Lì, sfollata, lontano dal suo paese devastato dai bombardamenti, […]
Cristiana Pulcinelli, 29 Dicembre 2015
Titolo

Milla Baldo Ceolin

Autore

Maria Nicolaci

Anno pubblicazione

2015

Editore

L’Asino d’oro edizioni

Info

pp. 263; euro 16,00

Micron
Giornalista Scientifica

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Il suo vero nome era Massimilla, ma tutti la chiamavano Milla. Nata a Legnago, paese sull’Adige, nel 1924, Milla si appassiona alla fisica durante il soggiorno forzato in montagna dovuto al fatto che suo padre e suo fratello sono antifascisti convinti e devono scappare da Legnago. Lì, sfollata, lontano dal suo paese devastato dai bombardamenti, Milla trova come unica fonte di svago la lettura e, in particolare, la lettura di due testi: quello di Sir Arthur Eddington, astrofisico, che cercava di rendere popolare la relatività di Einstein, e Alchimia del tempo nostro, un libricino scritto nel 1936 da Ginestra Amaldi e Laura Fermi (rispettivamente mogli di Edoardo Amaldi e Enrico Fermi) sulla scoperta della radioattività e la storia del modello atomico.
Finita la guerra, la decisione di Milla non può che essere quella di iscriversi a Fisica. La scelta cade sull’università di Padova. I genitori acconsentono, pensando al futuro della figlia come insegnante nel liceo del loro paese natale. Le cose non andranno così. Milla rimarrà a Padova, prima come ricercatore non retribuito (a questo proposito, è divertente la storia del direttore dell’istituto che un giorno la chiama, la scruta con attenzione e sentenzia: «Lei è vestita abbastanza bene», che sottintendeva: quindi può rimanere ancora senza stipendio), poi come docente. Un passaggio decisamente non banale, visto che Milla è stata la prima donna titolare di una cattedra all’università di Padova dall’anno della sua fondazione: il 1222.
A Padova, tra le stanze dell’istituto di fisica, troverà anche l’amore. Si manifesta nelle vesti di un ragazzo alto, dinoccolato, con un’intelligenza brillante ma pigra, disinteressato alla carriera, amante della musica e della montagna, appassionato di politica quasi quanto di fisica teorica. È Carlo Ceolin, che diventerà suo marito e con il quale Milla condividerà l’amore per la figlia Maria, le passeggiate in montagna e le interminabili discussioni sulle rivoluzioni che la fisica conosce nel corso del Novecento.
Già, perché la storia di Milla Baldo Ceolin si intreccia con la storia di un periodo davvero d’oro per la fisica mondiale. Già prima della guerra, questo campo di studi era stato investito da due vere e proprie bombe, due teorie che avevano cambiato radicalmente il modo di pensare: la relatività einsteiniana e la teoria del quanti. Dopo la guerra però è ancora tempo di rivoluzioni: la fisica dei raggi cosmici, l’affermarsi del Modello standard, la ricerca del neutrino, l’epoca delle grandi macchine acceleratrici. La fisica è in grande fermento: si scoprono in continuazione nuove particelle elementari che costringono a ridisegnare le ipotesi su come funziona il nostro universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.
Milla è sempre in prima linea nelle ricerche di punta: si occupa di raggi cosmici, poi si occupa di neutrino. Mette in piedi gruppi di ricerca internazionali, viaggia in modo instancabile tra l’Europa, gli Stati Uniti, l’Asia per mettere a punto esperimenti e discutere i risultati. Piccola, chiacchierona, precisa, paziente ma estremamente decisa, sempre elegante e attenta alla moda, Milla diventa punto di riferimento per moltissimi fisici non solo italiani. Continuerà a lavorare e a girare il mondo per organizzare nuovi esperimenti fino agli ultimi mesi della sua vita, quando una malattia le impedirà persino la parola.
Milla Baldo Ceolin muore nel novembre del 2011. Ma prima di morire, trova il tempo di dedicarsi anche a forme di divulgazione “alta”. Il suo amore sconfinato per Galileo le farà ospitare nell’Istituto di Padova il fisico americano Thomas Settle che dimostrerà, ripetendo gli esperimenti di Galileo in quei laboratori, che il padre della scienza moderna non era uno sperimentatore poco attendibile, come invece era opinione in quegli anni tra gli storici della scienza. Lei stessa sarà per anni nella giuria del premio Galileo, organizzato dal sindaco di Padova per favorire la divulgazione scientifica per ragazzi.
La storia raccontata da Maria Nicolaci è la storia di una donna curiosa, colta, divertita dal suo lavoro, ma è anche la storia di un campo di ricerca, la fisica italiana, che nel Novecento ha avuto esponenti importantissimi e che ha partecipato da protagonista alle scoperte incredibili che hanno cambiato il nostro modo di guardare al mondo. E infine è la storia di un intero Paese. Milla arriva a Padova dopo che le leggi razziali avevano fatto scappare Bruno Rossi che l’Istituto di fisica lo aveva costruito; suo marito Carlo partecipa ai tafferugli seguiti all’intervento di Mussolini nell’ateneo; Milla assiste alla nascita dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e alla creazione di un laboratorio sulla Marmolada per lo studio della radiazione cosmica costruito grazie ai ricercatori provetti sciatori che portano in quota i grandi magneti mettendoli sulle spalle mentre con gli sci raggiungono il laboratorio.
La storia di un Paese che cade, si rialza, è capace di grande impegno, aspira alle vette della conoscenza e poi ci rinuncia. La storia dell’Italia.

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