Nessuno può farti sentire inferiore

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Dall'intelligenza all'emozione, per secoli la scienza ci ha detto che uomini e donne sono fondamentalmente diversi. Ma questa non è tutta la storia. Facendo luce su ricerche controverse e indagando sulle feroci guerre di genere in biologia, psicologia e antropologia, Angela Saini accompagna i lettori in un viaggio che apre gli occhi, un libro di storie di donne che hanno sfidato le convenzioni, geniali e ribelli, e che possono essere sia un esempio per le più giovani.
Maria Luisa Vitale, 17 Maggio 2020
Titolo

Inferiori

Autore

Angela Saini

Anno di pubblicazione

2019

Editore

HarperCollins

Info

pp. 320, euro 19,50

 

 

Cosa abbia tenuto le donne lontano dalle università prima e dalla ricerca scientifica ancora oggi lo sappiamo bene, se persino Charles Darwin pensava che l’evoluzione avesse reso le donne superiori agli uomini moralmente, ma inferiori dal punto di vista intellettivo. Come sono nati e su cosa si fondano gli stereotipi sulle donne e la scienza? Ma soprattutto, hanno qualche fondamento che li giustifichi?

Secondo il Global Gender Gap Report 2018 del World Economic Forum, per il raggiungimento della parità di genere, che rappresenta uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, occorreranno 108 anni. Il ritardo delle donne nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) emerge in particolare dal rapporto dell’UNESCO Woman in Science 2018: solo il 28,8% riesce a raggiungere alte cariche negli istituti di ricerca. Più si sale nella gerarchia e meno donne si trovano ai vertici e in posizioni di potere.

Angela Saini, giornalista scientifica britannica di origini indiane, ricorda bene la solitudine dell’essere una giovane nerd, un disagio che si accentuò quando decise di studiare ingegneria e si trovò sola in un’aula di tutti maschi. Eppure, le donne rappresentano la metà della forza lavoro nelle scienze ma il loro numero cala drasticamente fra gli ingegneri, i fisici e i matematici. È forse vero, come affermò nel 2005 il rettore di Harvard, che si tratta di “questioni di predisposizione intrinseca” (posizione condivisa anche da qualche accademico nostrano)? Da questa premessa e dalle affermazioni che hanno più condizionato nella storia l’accesso delle donne al mondo della scienza ha avuto origine Inferiori. Secondo le idee più comuni, le donne sarebbero inadatte a certi ambiti perché incapaci del pensiero astratto, con un cervello più incline alla soluzione di problemi pratici e con una naturale propensione per campi meno impegnativi e competitivi; le donne non sarebbero capaci di carichi di lavoro pesanti perché biologicamente non predisposte; sarebbero distolte dalla loro funzione biologica di madri e, addirittura, pericolose poiché distraggono con la loro sensualità i colleghi maschi.

Grazie al lavoro di Saini si giunge a conclusioni, se non definitive, abbastanza solide da potere archiviare tutte queste affermazioni come meri pregiudizi. Per capire se avessero delle basi scientifiche, Saini ha infatti condotto una operazione di ricerca minuziosa e intervistato esperti dello studio della differenza di genere nella biologia, nelle neuroscienze, nell’antropologia, nella psicologia ma anche nella primatologia, perché per conoscere come la nostra società si è evoluta è importante anche capire il ruolo della femmina fra i nostri cugini più prossimi. Uno dei risultati che Inferiori evidenzia è che anche l’analisi dei dati è influenzata dagli stereotipi di genere che, in una scienza governata da uomini, per anni si è tradotta in sottostima di alcune evidenze e sovrastima di risultati che riconoscevano ai maschi una qualche superiorità. Le dimensioni del cervello di un maschio (circa 150 grammi più pesante di quello femminile) non hanno però niente a che fare con la sua intelligenza, così come la sua muscolatura non è comparabile con la capacità di resistenza del corpo femminile: quando pensiamo alle società dei primi uomini cacciatori-raccoglitori non consideriamo forse che le femmine hanno fatto tutto ciò che hanno fatto i maschi ma in gravidanza e durante l’allattamento. Angela Saini conclude infatti che se alcuni studi sembrano sessisti è perché, semplicemente, lo sono. Tuttavia questi stessi studi, che non hanno trovato conferma né sono stati replicati, ritornano ciclicamente sui giornali continuando a sostenere i pregiudizi. Come è ovvio pensare, se non c’è prova di una inferiorità femminile, le donne sono tenute ancora lontane dall’affermarsi nelle scienze solo a causa delle pressioni sociali e culturali. Saini mette quindi in evidenza la necessità di studi più obiettivi e approfonditi per capire in cosa i due sessi differiscano, ma anche di una rivoluzione culturale che permetta di superare i condizionamenti fin dall’infanzia e che infonda fiducia nelle ragazze che si avvicinano agli studi scientifici. Nel 2015, l’Assemblea Generale dell’Onu ha istituito la “Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza” e negli ultimi anni si stanno moltiplicando le iniziative e le pubblicazioni, rivolte soprattutto a ragazze e bambine, che ricordano le donne che hanno contribuito con il loro ingegno a cambiare il mondo, ma ancora non basta.

Inferiori non è, o almeno non è solo, un libro di storie di donne che hanno sfidato le convenzioni, geniali e ribelli, e che possono essere sia un esempio per le più giovani, ma anche apparire come modelli irraggiungibili da ragazze abituate a vedere sminuiti i loro successi. La forza del testo di Saini è di fornire degli argomenti inoppugnabili per rispondere a chi cerca ancora di sostenere la presunta inferiorità femminile. La portata dell’indagine è tale che nel Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda sono state avviate campagne di crowdfunding di successo perché Inferiori fosse presente in ogni biblioteca scolastica. Il contributo di quest’opera è anche quello di sottolineare come le accademie scientifiche e le istituzioni siano consulenti di governi e possano condizionare la politica. Non si può quindi prescindere da una maggiore presenza femminile per dare maggiori opportunità alle donne in tutti i campi e non costringendole a scegliere fra la loro capacità professionale e il loro ruolo genitoriale. La presenza delle donne in posizioni decisionali negli ambienti scientifici permetterà inoltre di farsi domande che prima nessuno s’era posto; una scienza aperta al contributo di persone che provengono dagli ambienti e le esperienze più diverse non potrà che essere più capace di affrontare le sfide globali che ha di fronte.

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