Ötzi, Tutankhamon, Evita Peròn. Cosa ci rivelano le mummie

Micron
Come e perché si studiano le mummie? Qual è cioè l’interesse scientifico che sostiene la ricerca sullo studio delle mummie e cosa possiamo imparare da questo? Prova a darci queste risposte nel suo ultimo libro l'antropologo e paleopatologo tedesco Albert Zink.
Salvatore Marazzita, 27 Ottobre 2016
Titolo

Ötzi, Tutankhamon, Evita Perón. Cosa ci rivelano le mummie

Autore

Zink Albert

Anno pubblicazione

2016

Editore

Il Mulino

Info

pp. 106; euro 11,00

Micron
Filosofia della Scienza

Nell’immaginario collettivo le mummie rappresentano la volontà, presente in molte culture del mondo, di conservare il corpo per consentire al defunto di affrontare la vita dopo la morte. Il libro “Ötzi, Tutankhamon, Evita Perón: Cosa ci rivelano le mummie” di Albert Zink non intende certo indagare la possibilità della vita dopo la morte, l’interesse scientifico che muove l’autore lo porta a presentare un focus sui processi di mummificazione e sulla loro storia. Questo fenomeno e lo studio a esso connesso può rivelare preziose informazioni dal punto di vista medico-biologico, evoluzionistico, nonché antropologico. Studiando una mummia si può scoprire molto riguardo allo stile di vita, alle abitudini, agli usi di un popolo lontano nel tempo. Quelle egizie sono le mummie per antonomasia: il termine deriverebbe proprio dall’arabo mumia, che indica il bitume usato per ricoprire i corpi dei defunti. Esistono molti altri reperti umani, forse meno conosciuti, che si trovano in tutto il mondo e possono aiutare a ricostruire una parte della storia evolutiva dei popoli antichi.

Il percorso si apre con una presentazione delle mummie per collocazione geografica e datazione, si scopre che questi reperti possono risalire anche a 10.000 anni fa, come nel caso delle mummie nel deserto di Atacamo, in Sud America. Il processo di mummificazione si differenza. Non è sempre artificiale, ma ci sono molti casi in cui si parla di mummificazione naturale e di mummificazione naturale ma intenzionale. Alcuni tra i popoli che praticavano la conservazione dei corpi erano in grado quindi di sfruttare l’ambiente in cui vivevano per tale scopo: terreni sabbiosi, torbiere o ghiacci. La mummificazione non è solo un pratica da accordare alle popolazioni antiche. Fino al XIX secolo era d’uso anche in Europa conservare le salme attraverso processi di mummificazione e imbalsamazione. Le tecniche si sono affinate nel corso del tempo e hanno permesso di conservare i corpi, o parti di essi, anche a scopo medico-didattico, oltre che religioso, il che ha sicuramente favorito lo sviluppo della conoscenza anatomica.
Dopo aver presentato le differenze geografiche delle mummie, esaurendo così l’interesse evolutivo e storico del libro, l’autore pone l’argomento dal punto di vista propriamente scientifico: come e perché si studiano le mummie? Qual è cioè l’interesse scientifico che sostiene la ricerca sullo studio delle mummie e cosa possiamo imparare da questo?

Quello che le mummie hanno rappresentato prima del 1834, anno di pubblicazione del primo libro che descriveva dettagliatamente lo “spacchettamento” di una mummia egizia, si può immaginare come portato di superstizioni e credenze religiose sulla conservazione del corpo del defunto. Da quell’anno in poi l’interesse e l’approccio allo studio di questi reperti cambia radicalmente: comincia a parlare la scienza. Con l’avvento della macchina a raggi X si è avuta la possibilità di ottenere informazioni più precise sulla datazione, su eventuali malattie e sul sesso del reperto, oltre che effettuare analisi su larga scala per assimilare le malattie e ottenere notizie sulla popolazione di provenienza. In tempi più recenti lo studio delle mummie si è avvalso della collaborazione della chimica, della fisica, della biologia molecolare e della medicina, portando così maggiore chiarezza e precisione su condizioni di vita, abitudini alimentari e anche rapporti di parentela tra le mummie analizzate. Le nuove tecniche sono risultate essere di grande aiuto alla risoluzione di problemi archeologici, ad esempio, la prova della presenza di cocaina nei capelli di mummie sudamericane ha confermato a storici ed archeologi che quei popoli usavano masticarne le foglie. Lo studio dell’aDNA (DNA antico) e la nascita di un nuovo ramo della scienza, la paleopatologia, hanno mostrato la diffusione e la portata di alcune malattie come la tubercolosi, la malaria, la leishmaniosi, l’arteriosclerosi e malattie tumorali, oltre che far comprendere la possibilità di conservazione nel tempo proteine e globuli rossi. Queste scoperte hanno giocato un ruolo importante nella ricerca medica, anche in campo epidemiologico.

Il problema dell’analisi di un corpo mummificato trattandosi di un tessuto organico è che si ha a che fare con un reperto fragile, molto più di vaso in terracotta o una scultura in materiale pesante. È quindi necessario adottare tecniche non invasive che diano però tutte le informazioni che si vogliono ricavare. Una collaborazione tra diverse tecniche garantisce sulla buona riuscita dell’analisi e sulla conservazione del reperto: analisi radiologiche ed endoscopiche, tecniche biochimiche, istologiche e biomolecolari. In chiusura Zink si concentra sulla descrizione dell’analisi di mummie “famose”, a partire da Otzi, mummia rinvenuta nei ghiacci dell’Alto Adige e conservata al museo di Bolzano, per passare poi a Tutankhamon, Rosalia Lombardo (la bella addormentata di Palermo), Evita Peròn, Lenin, ed altre mummie importanti per interesse storico e analitico.
Conoscere la storia è un processo archeologico attraverso documenti, testi e reperti, che consente di analizzare e comprendere meglio il presente. Il caso dello studio delle mummie non fa eccezione. L’analisi di reperti umani offre la possibilità di avere informazioni preziose per la comprensione del nostro presente, dal punto di vista medico, evolutivo e di sviluppo delle popolazioni. Conoscere il modo in cui gli antichi usavano seppellire i propri morti restituisce inoltre la cifra di quanto fossero tecnicamente avanzati a livello di conoscenza del corpo umano.

Un buon coinvolgimento di scienza, medicina, storia e curiosità rendono il libro di Zink una lettura interessante e piacevole. Un libro leggero per chi vuole addentrarsi nell’affascinante mondo delle mummie e del modo di studiare questo tipo particolarissimo di reperti archeologici.

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