Perchè abbiamo paura dei vaccini?

Micron
Il libro di Andrea Grignolio è un prezioso contributo alla divulgazione scientifica sul tema dei vaccini, che prende in considerazione il dibattito attuale attraverso la ricostruzione di ciò che possiamo definire una “storia dei vaccini”. Lo sguardo dell’autore, da storico della medicina e scrittore, non può che essere sensibile alla raccolta di informazioni autentiche sull’argomento, che aiutano anche a gettare luce sull’origine di un nutrito movimento “anti vaccinale”.
Salvatore Marazzita, 19 Gennaio 2017
Titolo

Chi ha paura dei vaccini?

Autore

Andrea Grignolio

Anno pubblicazione

2019

Editore

Doppiavoce

Info

pp. 112; euro 12,00

Micron
Filosofia della Scienza

La diffusione di pratiche che contrastano la vaccinazione, con l’effettivo abbassamento del numero dei vaccini, è costata all’Italia il richiamo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questo è un fatto. Molti genitori, guidati da informazioni pseudo-scientifiche che collegherebbero la vaccinazione all’insorgere di malattie e disturbi (come l’autismo), decidono di non far vaccinare i propri figli.
Il libro di Andrea Grignolio è un prezioso contributo alla divulgazione scientifica sul tema dei vaccini, che prende in considerazione il dibattito attuale attraverso la ricostruzione di ciò che possiamo definire una “storia dei vaccini”. Lo sguardo dell’autore, da storico della medicina e scrittore, non può che essere sensibile alla raccolta di informazioni autentiche sull’argomento, che aiutano anche a gettare luce sull’origine di un nutrito movimento “anti vaccinale”. La scoperta dei vaccini si pone senza grossi dubbi tra le conquiste più importanti della ricerca scientifica, essendo riuscita a salvare molte vite umane e avendo fortemente contribuito alla normalizzazione di malattie epidemiche notoriamente mortali.
Nonostante le evidenze scientifiche rendano ragione di ciò, sono nati a partire dagli anni ‘80 del Novecento e prima ancora alla fine del ‘700, fenomeni sociali che hanno cominciato a guardare alla pratica della vaccinazione in maniera sospetta. Se le prime vaccinazioni contro il vaiolo potevano apparire ad una popolazione scarsamente alfabetizzata come un’imposizione da ricondurre alla gestione del popolo da parte del governo, suona invece anomalo il calo delle percentuali di vaccinazioni a cui stiamo assistendo. È proprio a partire dagli anni ’80 che comincia a registrarsi una crescente sfiducia nei confronti della pratica vaccinale. Come è possibile? In prima analisi, spiega Grignolio, l’impatto psicologico e la mancata comprensione del processo di vaccinazione, che appare contro-intuitivo in quanto prevede l’inoculazione controllata dell’agente patogeno nel soggetto da vaccinare, potrebbero aver giocato un ruolo importante nella distorta ricezione dell’importanza del metodo di prevenzione, che per definizione si somministra ad un soggetto in pieno stato di salute.
Negli ultimi anni si assiste inoltre ad una proliferazione di informazioni scientifiche diffuse in rete che vengono rilanciate in maniera allarmistica, senza avere i mezzi necessari per una corretta decifrazione del contenuto. Questo fenomeno si accompagna alla creazione di contenuti falsi, puramente e volutamente allarmistici, fatti circolare al solo fine di generare click: le cosiddette bufale, tema centralissimo nei vaccini, a cui l’autore dedica un intero capitolo. Altra possibile ragione è da rintracciarsi nel mutamento che si è verificato del rapporto medico-paziente. Nel corso della storia la figura del medico è sempre risultata autorevole e fondamentale per quasi tutte le società del mondo. Oggi si assiste ad un cambiamento di direzione: il paziente ha il diritto di essere informato sulla cura da seguire, sui rischi, sulle procedure e in alcuni casi gli si lascia la possibilità di scelta nel seguire o meno un trattamento. Questo diritto è andato distorcendosi verso la presunta possibilità di sostituire anni di studi scientifici e comprovati con le cosiddette “cure alternative”, che espongono al rischio sempre maggiore, di non riuscire a curare una malattia o a prevenirne la diffusione, come nel caso dei vaccini.
Le vaccinazioni funzionano come fenomeno collettivo, non individuale: non basta che ci siano molti soggetti immunizzati per abbassare la soglia di contagio, in quanto i soggetti non vaccinati fanno da ricettori dei virus che tenderanno a moltiplicarsi e mutare, rendendo inefficace la prevenzione anche per i soggetti immunizzati. Ecco perché l’abbassamento della percentuale di vaccinazioni è un problema che riguarda tutti. Come ricorda anche Riccardo Iacona nella prefazione, nella storia di Grignolio emerge un lato della “questione vaccini” che non riguarda solo scienziati o medici, ma tutti noi in quanto cittadini consapevoli. Si pensi anche alla complessa relazione tra scienza e politica: abbiamo l’esempio di numerosi casi che hanno senza dubbio dimostrato come la politica continui ad avere un rapporto conflittuale con la ricerca scientifica tanto da non considerane a volte i modelli preventivi.
Una disamina storica che tende ad evidenziare l’importanza medica e sociale della pratica della vaccinazione, in relazione ad una resistenza sociale verso tale problema, alimentata da fonti di informazioni distorte e fuorvianti. La disinformazione e le resistenze anti vaccinali che questa alimenta si combattono soprattutto con buone pratiche di comunicazione, verso le quali l’autore richiama all’attenzione la cittadinanza, la politica, la scuola, la divulgazione scientifica.

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