Piante o alieni?

Micron
“Atlante di botanica poetica” è un viaggio nell’enigmatico e curioso mondo delle piante. Francis Hallé disegna per noi le piante più stupefacenti che ha visto intorno al globo, raccontandone la storia e spiegando cosa le rende così particolari.
Giulia Negri, 29 Aprile 2020
Titolo

Atlante di botanica poetica

Autore

Francis Hallé

Anno di pubblicazione

2019

Editore

L’ippocampo

Info

pp.152, euro 19,00

Micron
Comunicatrice della scienza

Siamo portati a provare meraviglia e trasporto per gli animali, ma che dire delle piante? Si tratta per lo più di uno “sfondo”, che notiamo appena – a meno di non essere botanici -, e al quale attribuiamo scarsa importanza. Si chiama plant blindness, o cecità alle piante, è un problema sia culturale che psicologico, evolutivo e fisiologico. Ecco che, quindi, l’“Atlante di botanica poetica” ci porta in un mondo semisconosciuto, al cospetto di quelli che – più che vegetali – sembrano dei veri alieni.

Significative le ragioni esposte dall’autore – Francis Hallé – per la sua scelta di preferire il disegno alla fotografia: la prima è legata al tempo. Trattandosi di organismi viventi così diversi da noi ne serve di più per poterli studiare, capire a fondo, e trasporre sulla carta. Sicuramente più tempo rispetto a quello che serve per scattare un’istantanea: “catturare un momento effimero, come accade al fotografo, vuol dire rassegnarsi, accontentarsi di un’informazione limitata; il tempo lungo del disegno è invece quello di un dialogo con la pianta, il tempo della riflessione – oltremodo necessaria, se siamo di fronte a un alieno!” In più, il disegno da parte di chi si occupa di botanica permette una completa disintermediazione rispetto a chi ha ideato e costruito la macchina fotografica, rendendolo completamente libero a livello espressivo.

Si inizia con le piante dei record. Gli alberi più alti, o con il diametro maggiore, con un’unica foglia o con quelle più grandi, i più lunghi – oltre un chilometro, ma si tratta a onor del vero di una liana -, con fiori di un metro di diametro e che pesano circa sette chili. Nei nostri boschi, nelle foreste europee, siamo abituati a forme di vita che ci risultano del tutto familiari: leggere di certe soluzioni di adattamento, o delle strettissime interazioni tra piante e animali, può davvero sembrarci stupefacente. Alcuni dei disegni lasciano a bocca aperta. La domanda che ci si pone più spesso è: davvero esistono vegetali così?

In alcuni casi sarebbe stato interessante poter vedere, a fianco del disegno, anche una fotografia. Soprattutto per vincere lo stupore e l’incredulità verso alcune capacità o forme, quasi che il tratto della matita permettesse di descrivere anche organismi fantastici, della stessa famiglia di draghi e chimere. Utile la presenza del glossario alla fine, che spiega alcuni termini di uso non proprio comune.

Al di là delle varie piante dei record, forse le più curiose sono le piante che fanno qualcosa di particolare – proprio perché le immaginiamo come tendenzialmente immobili e poco “creative”. Eppure, c’è una pianta che danza, una che cammina, una che è carnivora, ma solo ogni tanto. Ce n’è una che si traveste da fungo, un’altra i cui fiori spuntano dalle foglie, o direttamente dal terreno, ad alcuni metri di distanza dalla pianta di appartenenza. Ci sono fichi assassini, alberi che vivono sottoterra, orchidee senza foglie ed eucalipti che non riescono a perderle.

Il mimetismo è una capacità che di solito associamo agli animali. Eppure, esiste anche una pianta in grado di imitare le altre: si tratta della liana camaleonte, che si arrampica arrotolandosi intorno ad altri alberi, e ne imita le foglie per difendersi dagli insetti erbivori. Pur mantenendole a gruppi di tre, ne cambia la forma, il colore, le dimensioni, la lunghezza del picciolo, l’orientamento e la trama delle nervature, in una metamorfosi quasi completa. Solo con le foglie dentate la liana alza bandiera bianca… Non riesce a imitarle così bene. Se, durante la crescita, avviene un “passaggio di albero”, sullo stesso fusto possono esserci foglie completamente diverse. Riuscite ancora a considerare le piante degli esseri “passivi” e poco interessanti?

Sono profondamente ricche di significato le parole di Jane Goodall, etologa e antropologa, riportate dall’autore: “Perché parliamo di vandalismo quando viene distrutto un capolavoro dell’uomo, mentre chi distrugge i capolavori della natura si nasconde così sovente dietro parole come progresso e sviluppo?” (J. Goodall con G. Hudson, Seeds of Hope, New York, Grand Central Publishing, 2014).
Riuscire a restituire dignità al mondo vegetale, cercare di distinguerlo dal ruolo di mero sfondo, significa probabilmente essere in grado di proteggerlo e preservarlo meglio, non solo perché è fondamentale per la nostra sopravvivenza e probabilmente qualcosa dal quale si possa ricavare un utile, ma anche per la sua magia e bellezza.

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