Qualcosa, là fuori. Quando la scienza incontra la letteratura

Micron
Un romanzo visionario e attualissimo, che ci fa vivere le estreme conseguenze del cambiamento climatico già in atto e realizza quel «ménage à trois» fra scienza, arte e filosofia che, come sosteneva Italo Calvino, costituisce la vocazione profonda della migliore letteratura italiana.
Salvatore Marazzita, 12 Maggio 2016
Titolo

Qualcosa, là fuori

Autore

Bruno Arpaia

Anno pubblicazione

2016

Editore

Guanda

Info

pp. 220; euro 16,00

Micron
Filosofia della Scienza

Tag

L’auspicata rivoluzione climatica, nel futuro immaginato da Bruno Arpaia, che sarebbe dovuta scaturire dalla COP 21 di Parigi non è stata in grado di concretizzarsi come soluzione al problema del cambiamento climatico. Da questo punto cominciano gli eventi raccontati in “Qualcosa, là fuori”. Livio Delmastro, protagonista del romanzo, vive i fatti che hanno gettato l’umanità in uno scenario post-apocalittico dovuto al fallimento degli accordi sul clima ed alle sue drammatiche conseguenze.
Il mondo descritto da Arpaia è un luogo quasi spettrale, degno delle più avvincenti avventure grafiche ben note agli appassionati di gaming: macchine distrutte, ponti, strade, città in rovina e una popolazione, allo stremo delle forze, sotto continua sorveglianza, alla ricerca dei beni necessari per la sopravvivenza. Questi gli elementi costitutivi della narrazione che porta il lettore a confrontarsi con storie di uomini e di donne di un futuro che ci guarda da vicino. Se per gli sviluppatori di avventure grafiche la costruzione di scenari scarni, vuoti, privi di vita, è un escamotage per non dover scrivere fiumi di codice, per l’autore si tratta invece di uno scenario del tutto possibile e non troppo lontano dalla realtà.
La storia è ambientata dunque in un futuro futuribile, che spinge a guardare al passato e quindi al nostro presente. I riferimenti all’attuale situazione climatica ci sono tutti: dalla COP 21 di Parigi, ai rapporti dell’Ipcc. Non siamo allora di fronte un romanzo di fantascienza? La letteratura fantascientifica è da sempre in grado di ispirare innovazione tecnologica e nuove ricerche. È proprio il caso di questo romanzo: una ricostruzione dal futuro, su avvenimenti già accaduti nel nostro presente. L’autore crea così un intreccio temporale in cui passato, presente e futuro si fondono inevitabilmente in una catena di necessità: ciò che l’uomo ha fatto al clima, ciò che continua a fare, o a non fare, impatterà inevitabilmente sull’ecosistema dell’intero pianeta, con ripercussioni ovvie sull’economia e sull’organizzazione societaria. Come nella classica letteratura di fantascienza è l’intera Terra ad essere in pericolo, l’unica differenza è stavolta è veramente in pericolo: prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui i meccanismi innescati dal riscaldamento globale avrebbero ricreato il mondo senza il permesso dell’umanità.
Se la forma utilizzata da Arpaia ricalca la tradizione letteraria del romanzo, si trovano infatti gli elementi tipici della letteratura (un eroe, un viaggio, molti personaggi), la storia è saldamente sostenuta dalla ricerca scientifica che ne sta alla base. Nelle parole dell’autore, gli scenari prospettati attraverso le vicissitudini di Livio, sono ripresi da studi di rilievo sul cambiamento climatico. Questo sottolinea l’intento divulgativo, su base scientifica, delle tematiche qui esposte attraverso il ricorso ai temi dell’avventura. Racconto, finzione e scienza si intrecciano armonicamente.
Dal già-accaduto nella finzione del racconto si è portati a riflettere sulla situazione attuale e sulle misure che dovrebbero essere prese in considerazione per non arrivare al “punto di non ritorno” di una catastrofe annunciata. Se l’intento dell’autore è informare i lettori sui temi dell’ambiente, lo fa attraverso un bel gioco letterario, avvincente e che riesce a trattenere il lettore in uno sfondo geopolitico post-apocalittico, ma senz’altro futuribile. Il lettore è rapito dal fluire delle parole che descrivono luoghi e volti distrutti, diroccati, disumanizzati. I dialoghi alternati alla descrizione di situazioni, interrompono la storia che si snoda su due livelli narrativi: il passato di Livio, che è il nostro presente, in cui il protagonista ripensa a quando sia lui che il mondo erano giovani e vitali; il presente, per noi il futuro, lento, denso, fumoso di gas, in cui non si riposa mai e si è sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare, da bere, spinti dallo spirito di autoconservazione. Nel passato di Livio rivive il personaggio dell’amico Victor, che potrebbe rappresentare colui il quale non si interroga affatto sugli avvenimenti climatici. Victor è chi si arrende all’idea secondo cui il cambiamento climatico è un falso problema, nonostante le evidenze scientifiche, o almeno a quella idea che demanda alla scienza del futuro la soluzione del problema. Il punto è che, stando alle premesse, i posteri potrebbero trovarsi di fatto in una condizione di lotta per la semplice sopravvivenza, in una natura snaturata e in quanto tale ostile alla prosecuzione della vita stessa.
Una bella storia che mostra un mondo in rovina, modificato pesantemente dall’intervento antropico. Un mondo a cui dobbiamo negare l’esistenza, prima che la natura neghi a noi essere umani la possibilità della vita per come la conosciamo.

Commenti dei lettori


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  1. marco nicolini
    Mi permetto di segnalare sul tema della Climate Fiction vari ebook in Copyleft in Creative Commons che raccontano il contesto della Terra del 2050 sul mio blog http://www.climatefiction.gq. C'è poi un interessante podcast da ascoltare http://www.climate-change-wars.tk sul tema delle guerre del cambiamento climatico Mediterraneo 2050 che propone tanti temi demografici, economici, finanziari, militari, da valutare con attenzione. saluti
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