Quando il farmaco è un elemento confondente

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‘Easy, un viaggio facile facile’ è l’opera prima del regista Andrea Magnani, un road movie tragicomico che ci offre lo spunto per approfondire un aspetto legato alla ricerca scientifica sulla depressione che, stando agli ultimi dati dell’OMS, colpisce più di 300 milioni di persone in tutto il mondo.
Sara Mohammad, 22 Settembre 2017
Titolo

Easy, un viaggio facile facile

Regista

Andrea Magnani

Anno pubblicazione

2017

Info

Durata 1 ora 31 min


Micron
Comunicazione della scienza e neuroscienze

Isidoro ha trentacinque anni, vive con la madre e passa la maggior parte del tempo seduto davanti alla playstation. Fa finta di guidare le macchine, ma a quindici anni, quando era campione di rally, in pista c’era per davvero. Finché un giorno, a causa di un incidente, la sua brillante carriera di pilota si interrompe. Da quel momento Isidoro, per gli amici ‘Isi’, smette di correre, si rintana nella sua camera, inizia a ingrassare e viene dichiarato “diagnosticamente depresso”.
Easy, un viaggio facile facile, al cinema dal 31 agosto, è l’opera prima del regista Andrea Magnani, che in questo road movie tragicomico racconta il percorso di formazione del giovane Isidoro, interpretato da un indimenticabile Nicola Nocella. Il film ci offre lo spunto per approfondire un aspetto legato alla ricerca scientifica sulla depressione, che stando agli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) colpisce più di 300 milioni di persone in tutto il mondo.

MALATTIA O FARMACO?
La depressione è il risultato dell’interazione di un insieme di fattori: sociali, psicologici, e certamente biologici. Proprio per questa sua complessità di cause (e di forme), esiste un’ampia varietà di cure, che nella discussione pubblica intorno a questo tema spesso si riduce a una drastica categorizzazione, psicoterapia da una parte e psicofarmaco dall’altra. Ma, come indicato nelle linee guida di riferimento, gli antidepressivi dovrebbero essere la terapia di prima scelta soltanto nei casi di depressione grave o moderata, non dovrebbero essere prescritti ai bambini e dovrebbero essere usati con accortezza negli adolescenti.
Tanta cautela si spiega perché gli antidepressivi, che agiscono influenzando la chimica del cervello (come del resto tutti gli psicofarmaci), possono avere effetti collaterali anche molto gravi, per esempio l’aumento di pensieri suicidari, cioè del numero di volte in cui si pensa al suicidio. Se la stessa depressione porta, nei casi più gravi, al suicidio, è chiaro che nessuno vorrebbe mai un farmaco che invece di curare la malattia, ne acceleri il peggioramento.
E tuttavia, nella ricerca sulla depressione, i neuroscienziati faticano ancora a separare le conseguenze della malattia (come il suicidiodovuto a una forma molto grave di depressione) da quelle del farmaco.

‘TU SEI TOSSICO’
Che i sintomi della depressione possano aggravarsi a causa dell’assunzione prolungata e senza controllo di antidepressivi è il messaggio (neuroscientifico) che si percepisce a tratti guardando il film di Andrea Magnani. Questo messaggio diventa inequivocabile quando Filo, il fratello di Isidoro, gli propone di lavorare per lui, guidando un carro funebre da Roma alla lontana Ucraina. “Non posso lavorare, sono diagnosticamente depresso”, dice Isidoro. Ma il fratello risponde: “Tu non sei depresso, tu sei tossico, che è diverso”, quasi a dire che la situazione in cui si trova Isidoro non dipende dalla malattia, ma dai farmaci che assume per curarsi.
Questa intuizione, che la situazione di Isidoro sia dovuta ai farmaci, più che alla depressione in sé, si rafforza man mano che il film prosegue, quando ha inizio il percorso di trasformazione. Tra i sintomi della depressione non è raro che il paziente sia colpito da un calo di energia, che determina a sua volta una diminuzione dell’attività fisica. Nella prima parte del film Isidoro passa i pomeriggi seduto sul divano, si alza solo per compiere spostamenti brevi e lineari, che richiedono uno sforzo fisico minimo. Ma durante il viaggio in Ucraina si trasforma in un viaggiatore, in qualcuno che per definizione si muove, si sposta nello spazio e nel tempo, copre distanze non indifferenti e si ritrova di fronte imprevisti che, per essere affrontati, richiedono forza di volontà e forza fisica (quando gli rubano il carro funebre, Isidoro si trova costretto a camminare per chilometri nella campagna ucraina trascinandosi appresso la bara). E, guarda caso, più questo percorso di guarigione fisica va avanti, più il pensiero dei farmaci si rimpicciolisce.
Nicola Nocella ha lavorato duro per calzare, letteralmente, i panni del suo personaggio, prima e durante la trasformazione. In un’intervista a movieplayer.it ha raccontato di essere ingrassato di venti chili, «che mi hanno cambiato il modo di camminare, di respirare, questo è il motivo per cui Isidoro si muove lentamente e fa fatica». Per tutte le volte in cui nel film fa il gesto di prendere degli psicofarmaci, Nocella ha confessato di essersi ispirato a Léon, il protagonista dell’omonimo film interpretato dall’attore britannico Gary Oldman, mentre apre una scatola di pillole colorate e se ne mette una in bocca. «Mi sono allenato per mesi con le Zigulì per farlo in modo naturale», ha raccontato ancora. «Poi ho cambiato respiro. All’inizio del film [Isidoro, NdA] è bloccato in un respiro polmonare alto. Anche gli abiti che indosso mi aiutavano a mantenere la postura. Man mano che smette con gli psicofarmaci, Isi riprende il controllo del proprio corpo e anche il respiro cambia, si allarga. Questo gli permette di muoversi in maniera diversa».

UN ELEMENTO CONFONDENTE
Come dicevamo, è molto difficile capire se i sintomi di una depressione si sono aggravati a causa degli antidepressivi o per un decorso inevitabile della malattia stessa. La difficoltà è vera anche al contrario: come si fa a essere sicuri che Isidoro abbia ritrovato tenacia ed energia fisica (in altre parole che i sintomi della malattia sono migliorati) perché ha smesso di assumere psicofarmaci, e non perché la sua depressione è regredita? Fatto sta che, durante il viaggio in Ucraina, Isidoro cambia soprattutto nella capacità di modificare le proprie scelte, quello che in gergo è noto come comportamento esplorativo e che nei pazienti depressi solitamente è assente.
Una delle ragioni che impediscono ai ricercatori di condurre ricerche cliniche su pazienti depressi che non assumono antidepressivi è che gran parte della popolazione depressa, soprattutto negli Stati Uniti, viene immediatamente presa in carico con una terapia farmacologica. Si può considerare questo dato come un punto a favore o meno dell’efficienza dei sistemi sanitari di neuropsichiatria. Però, a prescindere dall’ottica con cui lo si guardi, nella ricerca scientifica e clinica che mira a individuare l’origine e le conseguenze della depressione, l’assunzione tout-court di antidepressivi può diventare un elemento confondente. Come può un ricercatore raccogliere dati sugli effetti dovuti esclusivamente alla depressione, se il suo campione di pazienti sta già assumendo psicofarmaci? Ma questa è un’altra storia.

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