Quanto è difficile parlare di salute

Micron
“È la medicina, bellezza!” un libro per districarsi nel complicato mondo della comunicazione medica cercando di schivare ciarlatani, complottisti e bufale.
Salvatore Marazzita, 12 Aprile 2017
Titolo

È la medicina, bellezza!

Autore

Silvia Bencivelli, Daniela Ovadia

Anno pubblicazione

2016

Editore

Carocci Editore

Info

pp. 200; euro 17,00

Micron
Filosofia della Scienza

La medicina è una scienza che deve confrontarsi con la società. Intorno al XVIII secolo essa comincia a uscire dagli ambiti che fino ad allora aveva occupato, sostanzialmente diagnosi e cura della malattia, per estendersi alla scena del sociale, soprattutto in termini di prevenzione. La salute inizia allora a diventare qualcosa che non riguarda solo il soggetto malato, da guarire, ma si estende a molti ambiti della vita sociale: ambiente, igiene, alimentazione ad esempio. La società di oggi è imprigionata in uno specchio, internet e social network, che non di rado si fa distorto, ma che è comunque misura del livello di consapevolezza della popolazione su determinate questioni.
Il libro di Silvia Bencivelli, medico e giornalista scientifica, e Daniela Ovadia, giornalista che si occupa di scienza ed etica, percorre il complesso rapporto tra medicina e comunicazione. In quella che ormai potrebbe passare alla storia del giornalismo come “era delle bufale”, l’equazione tra informazione dominante, spesso virale, e informazione corretta non è affatto scontata. Il disagio di scrivere di salute in un Paese come l’Italia, fanno notare le autrici in apertura, sarebbe dovuto allo scarso interesse generale nella metodologia medica. A rincarare la dose su questo aspetto ci si mette una tendenza dilagante: il proliferare di ciarlatani, complottisti e bufale.
Questi tre generi, attraverso i quali è possibile catalogare molti dei nostri “contatti social”, stanno diventando una triade capace di mistificare il vero. Se l’obbiettivo della scienza rimane quello della ricerca della verità, per quanto complessa essa possa apparire, è contro queste pratiche di disinformazione che la buona divulgazione scientifica, basata su fonti certe e verificate, su studi accurati e approfonditi, deve condurre la propria sfida. Questo volume presenta e analizza vicende realmente accadute, che mostrano la molteplicità del coro di voci in campo quando si parla di salute. I personaggi di queste storie non sono quindi solo medici, ma politici, giudici, giornalisti, perché la comunicazione della medicina è un processo eterogeneo che conta più attori di quanto forse ci sarebbe bisogno. Si ha la possibilità di scoprire ragionamenti fallaci che sovente hanno indotto i non addetti a trarre conclusioni errate e, cosa più grave, a divulgarle senza preoccuparsi di un’adeguata verifica.
Sullo sfondo si trova spesso il problema della causalità nel campo della medicina. Il fatto che si possa affermare, spiegano le autrici, come qualcosa sia causa di un’altra richiama l’annosa questione della causa e degli effetti, che ha impegnato la filosofia per secoli, ma anche la scienza medica nella spiegazione dell’origine delle malattie. Su questo terreno la possibilità di fraintendimento è alta e lascia lo spiraglio al dubbio attraverso il quale si inseriscono nella discussione pubblica personaggi di controversa natura. Si pensi, come esempio storico, al medico tedesco Franz Mesmer e alla famosa, seppur errata, teoria del fluido vitale che prende il suo nome, il mesmerismo. Se con lui si è ancora lontani dalla metodologia medica moderna – siamo infatti alla fine del ‘700 – anche oggi la possibilità di leggere di cure prodigiose o strane malattie non viene purtroppo meno. È il caso, ad esempio, della correlazione tra vaccini e autismo, che infiamma l’opinione pubblica e che comincia ad indicare esiti allarmanti.
La casistica proposta è ampia e di estrema attualità. Il libro si concentra infatti sulla narrazione di storie che hanno come protagonisti la medicina e la comunicazione in rapporto alla complessa rete accademica che la scienza si trova a navigare, all’ambiente, ai farmaci e alle malattie, alla chirurgia e agli approcci innovativi, per concludere con uno sguardo sul futuro della comunicazione in tema di salute. Il problema comunicativo, in molti casi vera e propria distorsione della realtà, nasce proprio qui: parlare di medicina non è semplice e non tutti possono farlo con la sicurezza necessaria, anche se oggi sembreremmo più propensi ad accettare teorie scandalistiche che affidarci, forse per noia, a studi seri e documentati.
Dovrebbe forse semplicisticamente tornare in auge il monito di un personaggio di Sogni d’oro, film di Nanni Moretti, che con forza esclamava: «Io non parlo di cose che non conosco!».

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