Quo vadis gene? Storia e avventure di un’ipotesi scientifica diventata rivoluzione

Micron
Un libro puntuale e avventuroso sulla straordinaria biografia della genetica, partendo dalla scoperta rivoluzionaria dell’ereditarietà dei caratteri in una narrazione lineare e scientificamente compiuta che coinvolge l’esperienza sia personale che professionale del Premio Pulitzer, Siddharta Mukherjee.
Titolo

Il Gene, viaggio dell’uomo al centro della vita

Autore

Siddhartha Mukherjee

Anno pubblicazione

2016

Editore

Mondadori

Info

pp. 663; euro 16,00

Se dovessimo pensare all’elemento informatico chiave di tutte le nostre operazioni digitali penseremmo al bit, quell’impulso, quella sequenza di input/output che può generare una quantità incredibilmente grande di informazioni: testi, immagini, video e tutta la rete informatica che consente al mondo digitale di essere ciò che è.
Un modello complesso e ben articolato che però a livello biologico esiste da molto più tempo: il gene, l’unità informativa di base della vita, che contiene oltre alle istruzioni per le  proteine anche tutte le informazioni necessarie alla replicazione delle cellule, quindi alla trasmissione dei caratteri ereditari.
Districarsi nel complesso, concettualmente oltre che storicamente, mondo della genetica non è certo impresa facile, Siddhartha Mukherjee, medico ricercatore e professore associato alla Columbia University, ci viene in aiuto con Il Gene, viaggio dell’uomo al centro della vita, che non vuole essere certo un manuale di genetica ma piuttosto una biografia del gene.
Il libro racconta la storia di un’ipotesi, che si è poi trasformata in teoria scientifica: quella dell’ereditarietà dei caratteri. Questa vicenda si snoda in secoli di cultura, sia scientifica che filosofica, e comincia già nel pensiero antico, da Pitagora ad Aristotele, per poi passare attraverso le grandi menti della storia della scienza come Darwin, Mendel, Boveri, Watson, Crick, Franklin, fino agli scienziati contemporanei che sono riusciti a mappare il genoma umano.
Da qualche decennio la genetica si configura come frontiera della medicina e della biologia che apre alla possibilità di guarire malattie particolari che finora non hanno trovato soluzione. L’approccio genetico alla medicina, se da un lato mostra il suo carattere positivo, in quanto possibile punto cardine della cura per molte malattie, dall’altro porta con sé il suo opposto, ovvero i rischi a cui si espone il genere umano dal momento in cui è in grado di modificare la propria storia genetica, la propria evoluzione. Per millenni la natura ha “selezionato” da sola, secondo la teoria di Darwin, le caratteristiche più adatte alla sopravvivenza, e pur ipotizzando che essa abbia una disposizione questa deve essere imparziale. Dal momento però che saremo in grado di intervenire a livello genetico, siamo noi, come uomini, i responsabili delle nostre scelte in campo medico che diventano subito valutazioni di carattere etico. Lo studio del genoma apre allora al dubbio, oltre che alla possibilità, sull’eugenetica, deviazione che ha già mostrato il suo apice negativo nella storia contemporanea con la Germania nazista.
Il futuro è ancora da scrivere e bisogna prendere coscienza dei rischi che la genetica porta in seno, non dimenticando che grazie a questa straordinaria scoperta molti dei fondamenti culturali e sociali, si sono modificati; si pensi ad esempio alla discriminazione razziale, all’idea di sessualità, di malattia mentale e al concetto stesso di scelta. In fondo il gene è ciò che unisce e diversifica al contempo ognuno di noi, ciò che trasmettendosi univoca e differenzia allo stesso tempo.
In questo volume, il premio Pulitzer per la saggistica 2011, traccia un cammino concettuale lungo e faticoso, fatto di ipotesi ed errori, di successi e fallimenti, come solo la storia di una grande idea può essere, una storia raccontata in maniera semplice e rigorosa, partendo dall’esperienza personale dell’autore come uomo di scienza e come persona che ha vissuto il peso della componente genetica sulla propria famiglia.
Ecco, se bisogna fare un appunto alla traduzione italiana del libro la possiamo trovare  nella sostituzione del sottotitolo originale, An intimate story, a favore de Il viaggio dell’uomo al centro della vita. L’autore infatti con quell’intimate voleva sottolineare la sua intima necessità di intraprendere un viaggio nella genetica per comprendere i mali della sua famiglia.
Questa “biografia del gene” si intreccia quindi al racconto delle esperienze di vita dell’autore e diventa un miscelarsi di storia, medicina, filosofia, narrativa e ovviamente scienza. Una combinazione che solo un lavoro attento riesce a calibrare in maniera ottimale per restituire al lettore la leggerezza e la bellezza di un romanzo e la precisione che si richiede quando si parla di scienza. Un connubio che spinge il lettore ad appassionarsi alla grande avventura della teoria genetica.

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