Ricerca medica e diritti degli animali

Micron
Quando si parla di sperimentazione animale l’opinione pubblica si scatena nei più svariati modi e, come spesso succede anche in altri ambiti, ciascuno si sente in diritto di esprimere la propria opinione. Gilberto Corbellini e Chiara Lalli, con il libro "Cavie? Sperimentazione e diritti animali", cercano di fare chiarezza su un tema molto discusso: quello della sperimentazione biomedica sugli animali.
Salvatore Marazzita, 22 Novembre 2016
Titolo

Cavie? Sperimentazione e diritti animali

Autore

Gilberto Corbellini, Chiara Lalli

Anno pubblicazione

2016

Editore

Il Mulino

Info

pp. 157; euro 14,00

Micron
Filosofia della Scienza

Quando si parla di sperimentazione animale l’opinione pubblica si scatena nei più svariati modi e, come spesso succede anche in altri ambiti, ciascuno si sente in diritto di esprimere la propria opinione. Gilberto Corbellini e Chiara Lalli, con il libro Cavie? Sperimentazione e diritti animali, cercano di fare chiarezza su un tema molto discusso: quello della sperimentazione biomedica sugli animali. Il titolo interrogativo informa subito dell’intento chiarificatore del volume, come a dire: possiamo veramente parlare di cavie o esiste una tutela degli animali a cui vengono riconosciuti dei diritti? Si parte da un assunto: è fuori dalla realtà negare che la sperimentazione animale abbia contribuito in maniera enorme allo sviluppo della scienza medica e alle scoperte che hanno consentito all’uomo, e agli altri animali, di vivere meglio.
Dallo sviluppo di medicine in grado di debellare epidemie come il vaiolo, alle trasfusioni, ai pacemaker, alla terapia per i tumori, alla dialisi, alla rianimazione, l’elenco di quello che la scienza medica ha potuto sviluppare grazie alla sperimentazione animale sarebbe ancora molto lungo.
Se si osservasse il problema da un punto di vista evolutivo, cioè di un lungo periodo storico, si potrebbe accampare l’ipotesi per cui il sacrificio di pochi individui è di grande giovamento per gli altri e per i posteri. È chiaro qui che la questione etica si fa imponente e potrebbe suonare così: chi dà il diritto di sacrificare un singolo per la collettività? Dal punto di vista della scienza, la questione si potrebbe porre in modo diverso? Secondo gli autori chi vuole condannare la sperimentazione animale deve rinunciare all’argomento scientifico e concentrarsi su quello morale, il che però non è facile. Si propone dunque un’argomentazione che mette in contraddizione chi sostiene l’abolizione della sperimentazione animale. Proprio grazie a quest’ultima la nostra civiltà è riuscita a raggiungere livelli di benessere molto avanzati, che con il tempo hanno cambiato anche il modo stesso di approcciarsi agli animali, i quali in passato, dal medioevo almeno fino agli anni ’50, erano considerati semplici beni economici, oggetti. Con l’aumento della qualità della vita gli animali hanno cominciato a godere di diritti che prima erano impensabili, alcuni sono diventati pets, considerati come veri e propri membri della famiglia.
Un ritorno a condizioni di vita diverse, dovuto alla cessazione della sperimentazione, potrebbe peggiorare le condizioni di trattamento degli stessi animali. È questa una posizione netta degli autori, che li pone dal punto di vista di chi è favorevole alla sperimentazione animale.
Il libro ha dunque l’intento dichiarato di difendere le ragioni dell’utilizzo della pratica scientifica in oggetto, sviscerando il problema nelle sue principali dimensioni: diritti, scienza, etica. L’analisi che gli autori sviluppano intende fornire informazioni e soprattutto stimolare la riflessione su un tema che non è affatto scontato. Non si tratta di difendere una posizione irrazionale quanto di far comprendere la ragionevolezza di una prospettiva favorevole alla sperimentazione. L’approccio alla narrazione è filosofico. Alla filosofia è attribuito allora l’onere di farsi mediatrice tra opinione pubblica e scienza, di cercare di trattare l’argomento con razionalità e lucidità, lontani dall’aspetto emozionale, pure importante, che gli animali suscitano nell’uomo.
In apertura vengono presentati alcuni argomenti legali e morali sul tema. Un inquadramento quanto mai necessario se si vuole raggiungere un buon livello di chiarezza. Le prime teorie a essere presentate sono quelle che si scagliano contro la sperimentazione animale, per poi passare a presentare quelle a favore, dopo aver messo in discussione le prime. Questo schema argomentativo è ben noto alla filosofia: presentazione delle teorie degli “avversari”, confutazione, presentazione della nuova teoria. Questo criterio filosofico consente al lettore di poter considerare un ventaglio di posizioni diverse delle argomentazioni in campo e di ragionare da sé su quelle che ritiene più convincenti.
Le prime limitazioni nell’uso degli animali cominciano già nella prima metà del 1600. In questo periodo, anche se non si parla di diritti degli animali, si comincia a prendere coscienza ed abolire alcune pratiche che si erano sviluppate nel medioevo. Solo un secolo dopo si comincia a parlare di diritti degli animali, anche se con argomentazioni di natura religiosa. Si ha l’occasione di percorrere alcune tappe della filosofia moderna, attraverso gli autori che hanno affrontato il problema: Cartesio, Locke, Rousseau, Kant, ad esempio.
Una prima svolta a livello legale si ha nel 1876 con la prima legge, la Cruelty to Animals Act in Gran Bretagna, che vietava la crudeltà verso gli animali e ne consentiva la vivisezione solo quando necessaria a scopi medici e curativi per l’uomo (e per gli altri animali). Solo nel 2010 si è riusciti a raggiungere una direttiva europea basata sugli standard di molte normative statali. Questa direttiva, che ha fatto molto discutere in Italia, è il portato del principio delle 3 R (replacement, reduction, refinement): la difesa degli animali è compiuta attraverso la riduzione del loro utilizzo, evitando di ricorrere ad essi ogni qual volta è possibile ricorrere ad un modello alternativo ed evitando di ripetere esperimenti già condotti da altri ricercatori. In ogni caso il dolore degli animali deve essere sempre ridotto il più possibile. Non sono mancate, sottolineano gli autori, i dibattiti tra scienziati, politici e opinione pubblica in Italia, paese nel quale sono state applicate altre norme restrittive per la sperimentazione che a detta del Consiglio Nazionale di Bioetica potrebbero risultare dannose per la salute della ricerca italiana. Quando si ha a che fare con argomenti così scottanti è bene sgombrare la mente da malintesi e luoghi comuni che possono in qualche modo influenzare l’opinione degli interlocutori. Gli autori dedicano allora una parte del libro a questo intento: sconfessare le credenze errate sulla sperimentazione animale. Il quadro illustrativo sui luoghi comuni aiuta a vedere nel modo giusto, quello reale almeno, ciò che avviene in un esperimento che include un modello animale. Non si vuole certo sostenere che ci sia bisogno di sperimentare e di disporre di animali a piacimento, si indica invece una via di mediazione che tenga in considerazione la realtà dei fatti: la sperimentazione ha salvato vite umane ed animali ed ha consentito all’uomo di vivere meglio. Viene presa in considerazione una vasta gamma di situazioni documentate in cui, dicono gli autori, il confine tra umani e animali, quelli domestici si intende, si fa labile. Un dato questo che si ripercuote inevitabilmente sul dibattito tra animalisti e scienziati.
In questi passaggi del libro è possibile ripercorre i casi più eclatanti in cui si sono trovati parti in causa proprio queste due categorie, come quello di Green Hill. Un libro attuale che prende come focus anche le opinioni che si diffondono sui social networks, che a volte risultano specchio distorto di una cittadinanza che non si informa scientificamente.
Un libro di “zooetica”? Questo termine non esiste e l’argomento bioetico, come etica della vita umana, applicato agli animali rischierebbe di porre i diritti degli animali al pari di quelli degli uomini, con la possibilità, dicono gli autori, di capovolgere la questione. Si potrebbe parlare allora di zooetica per mantenere la distanza morale che ci consente di usare, ma anche tutelare e accudire, gli animali e per esercitare su di loro i diritti che noi riteniamo essere tali. Tutelare gli animali è un dovere morale per l’uomo a patto però di non mettere a rischio la vita dell’uomo stesso. Se la sperimentazione animale, come la storia della scienza biomedica dimostra, è utile all’uomo, è necessario proseguire con la ragionevolezza del caso.

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