Safety123, la scienza in presa diretta contro frane e valanghe

Micron
Il documentario vincitore al Festival di Lipsia che porta sul grande schermo esercitazioni, esperimenti e sistemi di sicurezza con cui la comunità scientifica protegge quotidianamente gli abitanti delle Alpi dalla potenza incontrollabile della natura.
Sara Mohammad, 30 Novembre 2019
Titolo

Safety123

Regista

Julia Gutweniger, Florian Kofler

Anno di pubblicazione

2019

Info

Durata 72′

Micron
Comunicazione della scienza e neuroscienze

Per raccontare come ci difendiamo dalla potenza incontrollabile della natura, Julia Gutweniger e Florian Kofler hanno filmato squadre di tecnici e scienziati al lavoro per tre anni. Il risultato delle loro riprese è Safety123 (il titolo originale è Sicherheit123), un documentario che mostra decine di esercitazioni, esperimenti e sistemi di sicurezza con cui la comunità scientifica protegge gli abitanti delle Alpi dal pericolo di frane e valanghe.

L’idea da cui nasce Safety123 risale al 2016. All’epoca Gutweniger e Kofler si trovavano sulle Alpi per girare un documentario sul passo del Brennero: filmando il paese dall’alto, hanno scoperto la presenza di barriere paravalanghe e hanno deciso di portare sul grande schermo la scienza della sicurezza in montagna, un ambito di ricerca che in quelle regioni in particolar modo impiega un alto numero di persone. «I tecnici e gli scienziati che operano in questo campo», spiegano i registi altoatesini, «passano la maggior parte del tempo raccogliendo misurazioni: in un certo senso, è come se stessero sempre quantificando la natura». È a questo aspetto cruciale del lavoro dei ricercatori (ma anche ai numeri telefonici di emergenza e al conto alla rovescia che spesso dà il via a test e simulazioni di verifica dei sistemi di sicurezza) che fanno riferimento le tre cifre nel titolo.

Nel costruire un dialogo fra scienziati e spettatori, Gutweniger e Kofler si mantengono a una certa distanza. È forse questo il tratto distintivo del loro documentario: una presa di posizione sul tema del rapporto fra uomo e natura che si riflette essenzialmente in due diversi aspetti: da una parte, le immagini di Safety123 appaiono fisse e innaturalmente statiche; dall’altra, l’audio che le accompagna riproduce fedelmente quello che succede nella realtà.

Per ottenere questo risultato, i due registi hanno ripreso lo stesso esperimento o la stessa sequenza di misurazioni lasciando che la telecamera rimanesse sempre in una posizione, costringendo il punto di vista dell’osservatore a rimanere fermo anche per diversi minuti. In un contesto dove apparentemente sembra che nulla stia succedendo, è dunque l’esperimento (il masso che rotola nella rete di contenimento o l’avvio di una valanga artificiale) che dà dinamicità alla scena e che inevitabilmente sorprende lo spettatore, rivelando come in fondo tutto sia in continuo mutamento.

Il motivo di questa particolare scelta stilistica sta nel fatto che Gutweniger e Kofler volevano realizzare un documentario osservativo, cioè un documentario che mostrasse gli eventi della scienza senza cercare di spiegarli. «Abbiamo voluto comunicare agli spettatori che quello che stanno vedendo nel film è quello che succederebbe comunque nella realtà anche se non ci fosse una videocamera a riprendere la scena», sottolineano i registi. Tutto quello che Safety123 ci mostra per settantadue minuti accade non perché in quel momento veniva girato un documentario, ma perché erano in corso degli esperimenti.

«Allo stesso tempo questa nostra scelta vuole dare spazio al pubblico nell’interpretare, capire e cercare di dare una valutazione a quello che vede», proseguono Gutweniger e Kofler. Per mantenere le distanze, i due registi hanno deciso di non intervistare gli scienziati e hanno lasciato che fossero solo i dialoghi fra gli esperti e il suono (a tratti il rombo) della natura le uniche voci a comporre la colonna sonora di Safety123.

Al Festival del documentario di Lipsia, dove è stato premiato con la colomba d’oro nella sezione talenti emergenti, Safety123 ha suscitato reazioni molto positive, pur sollevando il tema delle differenze di opinione per quanto riguarda la percezione del rischio e la conseguente necessità di destinare alcune voci della spesa pubblica alla messa a punto di misure di sicurezza di forte interesse locale. In altre parole, è stato sottolineato più volte il fatto che chi convive con la minaccia di una valanga si dimostrerà più facilmente a favore della costruzione di una barriera paravalanghe, anche a fronte di spese considerevoli, mentre chi vive in una zona dove dove lo stesso rischio non viene percepito, avrà probabilmente un’opinione diversa.

La produzione audio visiva si è già occupata della protezione degli esseri umani dalla natura, anche se spesso lo ha fatto ricorrendo a un format televisivo, come il reportage, e adottando un intento più esplicativo che osservativo. «Abbiamo deciso di non commentare le nostre riprese», ribadiscono i due registi, «anche per trasmettere la sensazione che provavamo quando eravamo in un laboratorio o in un cantiere». Sia Gutweniger sia Kofler saprebbero riportare i dettagli tecnici di quello che stava succedendo, ma nel loro film hanno deciso di lasciare spazio all’esperienza visiva e uditiva, per cercare di suscitare soprattutto l’interesse in un tema estremamente attuale e dalle conclusioni niente affatto scontate. «La tecnica, spesso, dà l’illusione che l’uomo sia più potente e più forte della natura», sottolinea Kofler. Ma alla fine è davvero così?

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