Scienza e arte per guardare il mondo

Micron
se si guarda alla storia dell’uomo si può dire con certezza che arte e scienza si sono intrecciate e influenzate reciprocamente in tutte le epoche. Sono due manifestazioni, spiega Pietro Greco nel suo ultimo libro, in apparenza diverse di una stessa cultura: la cultura umana.
Cristiana Pulcinelli, 18 Novembre 2020
Titolo

Homo. Arte e scienza

Autore

Pietro Greco

Anno di pubblicazione

2020

Editore

Di Renzo Editore

Info

pp. 440, euro 18,00

Micron
Giornalista Scientifica

Tag

Parte da lontano il nuovo libro di Pietro Greco, da così lontano che la storia non c’era ancora.
Le prime pagine aprono la finestra su quel momento in cui alcuni nostri antenati hanno cominciato a dipingere sulle pareti di una grotta e a scolpire figure nella pietra: nel momento in cui nasce l’arte. In quello stesso momento – che nel corso degli ultimi anni è stato spostato dai ricercatori sempre più indietro nel tempo profondo fino a coinvolgere specie diverse da Homo sapiens – è emersa la prima manifestazione di un pensiero astratto e simbolico che tenta di comprendere il mondo che lo circonda, di fornire una rappresentazione razionale di quel mondo.

Lo stesso tentativo fu all’origine di un’altra manifestazione di quel pensiero astratto, che è emersa molti anni dopo: la scienza. C’è qualcosa alla base di queste due imprese che le rende molto vicine. E molto vicine sono state nel corso della storia, anche se numerosi tentativi di separarle sono stati compiuti. Tanto che nel 1959 un chimico inglese, Charles Percy Snow scrisse un libro divenuto poi famoso: “Le due culture e la rivoluzione scientifica” in cui  sosteneva che le due culture, quella scientifica e quella umanistica, sono state separate a forza e che quella separazione deve essere ricomposta. Un’idea che Italo Calvino ripropose nel 1967 con la convinzione che si dovesse stabilire un ménage a trois tra letteratura, filosofia e scienza. Un ménage a trois che oggi forse sarebbe il caso di tornare a favorire per “creare quella nuova concordia necessaria a uscire dal nebbioso dedalo”.

Ma insomma, se si guarda alla storia dell’uomo si può dire con certezza che arte e scienza si sono intrecciate e influenzate reciprocamente in tutte le epoche. Sono due manifestazioni, dice Greco, in apparenza diverse di una stessa cultura: la cultura umana.

Attraverso un percorso che è suddiviso in quattro parti, Greco ci porta a spasso nella storia ma con una leggerezza che non è quella del saggio, piuttosto quella del narratore come anche i titoli delle sezioni fanno subito capire al lettore (Evoluzione, dove si narra di come l’arte sia il frutto della storia biologica e culturale; Fusione, dove si narra di come e perché arte e scienza procedano spesso – quasi sempre – di pari passo; Ispirazione, dove si narra di come la scienza diffonda nello spazio delle arti; Riflessione, dove si narra di come l’arte diffonda nello spazio della scienza e diventa essa stessa scienza).

Il libro non vuole proporre una probabilmente impossibile storia delle relazioni tra arte e scienza, ma piuttosto individuare alcuni dei luoghi in cui arte e scienza si sono intrecciate e influenzate reciprocamente. Vogliamo ricordare il mondo antico con Pitagora che stabilisce un legame inestricabile tra numero e musica? Oppure il Rinascimento quando ad esempio Leon Battista Alberti enuncia la prima teoria matematica della prospettiva o quando Leonardo da Vinci si cimenta in opere nelle quali l’arte è al servizio della scienza e viceversa? E poi Galileo Galilei, uno dei più grandi scienziati di ogni tempo, ma inaspettatamente anche il più grande scrittore nella storia della letteratura italiana secondo il giudizio di un altro grande scrittore: Italo Calvino. O Giacomo Leopardi per il quale la scienza è punto di riferimento costante nella vita, una scienza che il poeta conosce e critica nelle sue derive riduzionistiche.

I luoghi dell’intreccio ricordati da Pietro Greco sono tanti che non è possibile citarli qui, visto che arrivano fino ai nostri giorni. Tuttavia c’è un luogo (che per la verità è un tempo) che colpisce particolarmente e che vogliamo ricordare. Si tratta per dirla tutta di un arco di tempo di pochi mesi tra il 1905 e il 1906. E’ il 30 giugno del 1905 infatti quando Albert Einstein invia alla rivista Annalen der Physik l’articolo “Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento”. In quell’articolo Einstein unifica parzialmente la meccanica e l’elettrodinamica e – scrive Greco – “manda definitivamente in frantumi la concezione classica del tempo e dello spazio”. La concezione di Newton di un tempo e uno spazio assoluti, contenitori indipendenti da ciò che contengono, e indipendenti l’uno dall’altro da quel momento entra in crisi. Pochi mesi dopo (siamo nel 1906) a Parigi il pittore spagnolo Pablo Picasso inizia a dipingere Les demoiselles d’Avignon, un quadro che – secondo alcuni critici  – manda in frantumi la concezione classica dello spazio nelle arti figurative. Coincidenza? Incarnazioni dello spirito del tempo?

Greco racconta questa storia nei dettagli e spiega anche che potrebbe esserci una fonte comune per le intuizioni di questi due grandi personaggi d’inizio secolo: Henry Poincaré, matematico francese che si cimentava anche in questioni filosofiche, autore di un famoso libro (La science e l’Hypothése) pubblicato nel 1902 – quasi un best seller dell’epoca – in cui si sosteneva che il tempo assoluto non esiste. Il ménage a trois di cui parlava Calvino era già realtà in quell’inizio di secolo. E dava grandi frutti.

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