Scienziati pazzi: come nasce uno stereotipo?

Micron
Da un lato, l’immagine di uno studioso dedito al suo lavoro, in grado di fare scoperte importanti per il miglioramento della nostra vita sul pianeta. Dall’altro, quella di un uomo in là con gli anni, con i capelli arruffati o quasi calvo, trasandato, sbadato o malvagio, che si aggira in camice tra beute e provette […]
Giulia Negri, 17 Dicembre 2017
Micron
Comunicatrice della scienza

Da un lato, l’immagine di uno studioso dedito al suo lavoro, in grado di fare scoperte importanti per il miglioramento della nostra vita sul pianeta. Dall’altro, quella di un uomo in là con gli anni, con i capelli arruffati o quasi calvo, trasandato, sbadato o malvagio, che si aggira in camice tra beute e provette nel corso di esperimenti agghiaccianti. Come si conciliano l’aspetto e il comportamento degli scienziati che conosciamo o di cui sentiamo parlare con lo stereotipo cavalcato da molti scrittori e registi? Dove e quando nasce l’idea dello scienziato pazzo?
Affiancare genio e sregolatezza ci fa percepire i grandi scienziati della storia come più umani, ma, al tempo stesso, nasconde un fondo di verità: “Scienziati pazzi” di Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer è un viaggio nel passato alla ricerca degli archetipi di questo stereotipo.
Con il passare dei secoli l’immaginario è cambiato, così come si sono modificate le idee e le regole nell’ambito della ricerca e dell’etica: gli autori raccontano una serie di esperimenti che oggi ci sembrano oltremodo crudeli, macabri o folli, inserendoli nel contesto in cui cono stati effettuati.
Incontriamo scienziati che hanno giocato con la vita e con la morte, nella speranza di spingere la conoscenza oltre i confini dell’epoca, che hanno effettuato trapianti che oggi ci fanno pensare a libri come Frankenstein, o hanno scoperto e gelosamente custodito nuove formule per pietrificare i cadaveri. Oltre al desiderio di ampliare il sapere, alcuni erano motivati dalla ragion di Stato o dalla sicurezza nazionale: molti esperimenti folli compiuti negli anni Sessanta del secolo scorso furono condotti in ambito governativo, dall’esercito o dalla CIA. Dalla ricerca di capacità paranormali, all’uso di sostanze stupefacenti, all’impianto di elettrodi per la stimolazione cerebrale, molte più cose sembravano accettabili, o non esistevano i controlli presenti oggi.
Un altro aspetto che può stupire, immergendosi nella lettura, è il totale disinteresse per la sofferenza animale che trapela da alcune sperimentazioni: quello che oggi è un importante tema di discussione di scienza nella società, un tempo non solo era accettato, ma non rappresentava nemmeno un problema. Viene da rallegrarsi, quindi, per come la considerazione del dolore, per tutti gli esseri viventi, abbia compiuto enormi progressi.
È curioso come diversi scienziati autorevoli e di successo abbiano, col passare degli anni, dato sempre più credito a teorie strampalate o iniziato esperimenti bizzarri. Da Crookes, inventore del radiometro (uno strumento per misurare il flusso di energia associato alla propagazione di radiazioni elettromagnetiche o elastiche), a Josephson, premio Nobel per la fisica, furono diversi a cadere nei tranelli di medium e presunti effetti paranormali: senza l’aiuto di un esperto illusionista, anche gli uomini di scienza più dotati possono essere ingannati, anzi. Forse danno prova di ingenuità ancora più grande. Anche chimici e medici possono iniziare a percorrere sentieri poco rigorosi: è il caso di John Bockris, genio poi sviato verso l’alchimia, Giorgio Piccardi, convinto di proprietà dell’acqua poi non dimostrate, o Edward Bach, che da esperto di patologia, batteriologia e vaccini, divenne uno dei più grandi sostenitori dell’omeopatia, come testimonia l’estratto di fiori che porta il suo nome.
Se per il passato remoto non stupisce la mancanza di scienziate, per gli ultimi decenni sembra un po’ curioso: considerato che sempre più donne scelgono la carriera scientifica, viene da chiedersi se siano più sagge nell’indirizzare le proprie ricerche o se siano ancora troppo poche e sconosciute per meritare menzione nel palmares degli scienziati pazzi.
Il ritratto che emerge da queste pagine è estremamente umano: anche chi si occupa di scienza non è del tutto immune da sbagli, convinzioni errate, imbrogli ed eccessi. Oggi, a differenza di un tempo, chi viene sviato o porta avanti esperimenti poco rigorosi è soggetto ai controlli dei colleghi e della comunità scientifica in toto. L’intera società, poi, si esprime sui risvolti etici di test e ricerche, ponendo un freno quando il singolo, magari accecato dal desiderio di fama e scoperta, non riesce a vedere quanto – dall’esterno – le sue azioni possano sembrare folli.

Titolo

Scienziati pazzi

Autore

Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer

Anno pubblicazione

2017

Editore

Carocci Editore

Info

pp. 184; euro 19,00

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