Senz’olio contro vento

Micron
Ognuno di noi conserva un’immagine e un’idea di Rita Levi-Montalcini. Nella sua lunga esistenza, fedele al convincimento che “rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che le usano entrambe”, coniugò la passione per la ricerca scientifica all’impegno civile, alla cura e alla valorizzazione dei giovani e delle donne.
02 Aprile 2020
Titolo

Mosche, cavallette, scarafaggi e Premio Nobel

Autore

Luigi Garlando

Anno di pubblicazione

2019

Editore

HarperCollins

Info

pp.254, euro 16,00

Ognuno di noi conserva un’immagine e un’idea di Rita Levi-Montalcini. Nella sua lunga esistenza, fedele al convincimento che “rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che le usano entrambe”, coniugò la passione per la ricerca scientifica all’impegno civile, alla cura e alla valorizzazione dei giovani e delle donne.

Consapevole che “nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità” e che “bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi”, la professoressa Montalcini ha fatto della libertà la cifra più autentica della sua esistenza. In nome della libertà si è fatta carico degli appelli a favore delle donne, dei giovani e dei ricercatori, di cui temeva l’assenza di opportunità, la mancata valorizzazione, le emigrazioni e la precarietà. Ha sostenuto, formato generazioni di giovani talenti, abbattuto pregiudizi, liberato energie, spianato percorsi, fatto della ricerca un baluardo di democrazia. Ha saputo vedere oltre l’ombra che ognuno di noi e che forse ci condiziona nel nostro percorso. Ecco, la vita di Rita si può raccontare anche attraverso gli occhi, i pensieri e le parole di chi le è stato vicino. Questa è l’idea alla base del nuovo libro del giornalista e scrittore Luigi Garlando che ci tratteggia la Montalcini con le parole e i ricordi di Luigi Aloe, il tecnico di laboratorio che per anni lavorò con la studiosa piemontese. Luigi, detto Gigino, è un figlio della Calabria più povera.
Prima di morire il padre gli dice che lui è il terzo dito, quello su cui tutti gli altri si appoggiano; così, prestissimo incomincia a lavorare, prima come sarto e poi come manovale. Ma i soldi non bastano e, a soli 16 anni, deve partire per la Germania. Non è una vita facile quella dell’immigrato, il faticoso lavoro del cantiere lo fa ammalare e lo costringe a ritornare in Italia. In ospedale il suo primo angelo custode gli trova un impiego presso l’università di Perugia: si tratta di prendersi cura delle cavallette da utilizzare come cavie. Un professore amico di Rita Levi Montalcini, scoperto il suo talento, lo convince ad andare a St. Louis per lavorare con lei. I sei mesi diventano anni in cui, oltre ad occuparsi di 400 scarafaggi che servono per degli esperimenti, riesce a diventare, col desiderio di migliorarsi sempre, assistente personale della studiosa. Garlando ci racconta il viaggio di questo ragazzo del Sud. Un’avventura piena di difficoltà ma vissuta “senz’olio contro vento”, ovvero con coraggio, a testa bassa, cercando di allontanarsi da quell’ombra che sembrava averlo segnato nei primi anni di vita. Gigino ci consegna un ritratto della scienziata italiana diverso, più intimo ma allo stesso tempo anche più rigoroso. Mosche, cavallette, scarafaggi e Premio Nobel è un testo che ci sprona a uscire dalla “nostra zona grigia”, in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva.

Gigino e Rita, con due vite apparentemente differente, ci insegnano che il destino non è un’ombra attaccata ai nostri piedi, non è un disegno misterioso, preordinato e immodificabile, come si pensava un tempo del sistema nervoso. Il destino ce lo costruiamo noi con le nostre mani, grazie all’impegno, alla forza di volontà, alle conoscenze, ai valori. Possiamo essere ciò che vogliamo.

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