Siamo pronti a un mondo senza progresso

Micron
Dallo sfregare due pietre insieme per ottenere una scintilla fino all'esplorazione dello spazio, dalle questioni di fede alle teorie di Darwin, dai disegni primitivi nelle grotte allo studio sulle mutazioni genetiche, Boncinelli racconta con straordinaria chiarezza l'origine della nostra specie e i fenomeni che hanno rivoluzionato la storia dell'umanità.
Salvatore Marazzita, 16 Maggio 2018
Titolo

Un futuro da Dio

Autore

Edoardo Boncinelli

Anno pubblicazione

2019

Editore

Rizzoli

Info

pp. 160; euro 18,00

Micron
Filosofia della Scienza

Parlare di progresso, al tempo della quarta rivoluzione industriale, sembrerebbe anacronistico, se non altro per l’uso concettuale di un termine che sembrava essere caduto in disuso. Il positivismo è superato, la fiducia nella scienza si è trasformata da fede a dato problematizzato, le mirabolanti fantasie ottocentesche, se non si sono concretizzate, hanno comunque trovato una dimensione fattuale. C’è però chi avverte la necessità di una riflessione che intenda esaminare cosa significhi oggi progresso, quali siano le paure e i timori che deriverebbero dal naturale proiettarsi in avanti dell’uomo, attraverso un triplice sguardo: al passato, alla situazione attuale e tentando un’anticipazione del futuro.
Edoardo Boncinelli, stimato genetista e docente di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, affronta questi temi nel libro Un futuro da dio.
La sfera concettuale intorno al tema principale si affronta con un’idea sottesa, delineata attraverso un aneddoto dall’autore: il fatto che al progresso scientifico non sia corrisposto storicamente un progresso morale dell’umanità, dal momento che chi era preposto a guidare questo speciale tipo di evoluzione, non avrebbe fatto bene il proprio mestiere.
La scienza si sarebbe invece fatta carico del proprio onere più grande, quello di condurre l’umanità verso una forma di emancipazione dalle incombenze biologiche. È necessario, secondo l’autore, riportare primariamente in ordine il concetto di progresso, legato naturalmente al suo lemma: “progresso” significa sommariamente “andare avanti”. È proprio così scontato? Che cos’è dunque il progresso? In che direzione va? Continuerà ad aumentare o si fermerà? Queste le domande che l’autore cerca di chiarire, attraverso una riflessione lucida e scorrevole, tenendo in considerazione la difficoltà insita nell’aspetto di fluidità che il concetto in questione necessariamente richiama. L’essenza del progresso sarebbe forse quella del procedere, senza lasciarsi oggettualizzare come se si trattasse di un fatto storico, del quale certamente sarebbe possibile tracciare una visione chiara. Una riflessione quindi difficile, proprio come la natura del problema, che l’autore affronta procedendo attraverso ragionamenti progressivi e chiarificatori, nel tentativo di tracciare una storia dell’umanità dal punto di vista del progresso, sia scientifico che morale, con uno sguardo rivolto alla riflessione filosofica, che la questione richiede giocoforza.
Ad un primo contatto emerge evidente la considerazione del progresso come di un avanzamento che non sia necessariamente un salto in avanti, verso il meglio, come i più si sforzerebbero di affermare, ma che invece storicamente si siano avuti dei punti oscuri, come ad esempio l’invenzione della polvere da sparo e delle armi, che, se da un lato possono essere considerate progresso scientifico, d’altro canto segnerebbero una macchia nella storia della tecnica. Ritenere che la polvere da sparo sia un regresso o un’onta, sottintende la visione secondo cui il progresso abbia in sé una forza lineare e, soprattutto, che tenda naturalmente verso il meglio. In realtà forse sarebbe da considerare queste ed altre invenzioni “negative”, come dato derivante dalla difficoltà di avanzamento insita nella natura dell’uomo.
Nel cammino della scienza, i percorsi non sono quasi mai lineari, ma procedono invece per retrocessioni lievi e cambiamenti di direzione. Le forme di progresso considerate “negative”, potrebbero invece essere assorbite all’interno di un avanzamento culturale di più ampio respiro. Si apre così una divaricazione netta, derivata dalla visione di un progresso scientifico che non avrebbe dato gli stessi buoni frutti in campo morale. Come nota l’autore, la bontà, la tolleranza, l’accettazione sociale, simboli di una buona etica, non sono aumentate allo stesso ritmo che le innovazioni tecniche.
Lo scopo del libro si inserisce proprio all’interno di questo dualismo: progresso tecnico-scientifico e progresso morale devono essere considerate due entità diverse, con caratteristiche evidentemente distinte e inconciliabili. Si tratta dunque di comprendere che questi due enti si originano dall’uomo, ed è proprio nella sua natura che risiede la chiave per la decifrazione della loro differenza. Siamo, come genere sapiens, costantemente sottoposti a due spinte evolutive. Una biologica, animale, istintuale, che si legherebbe al progresso morale; l’altra culturale, legata al pensiero, alla scienza. La prima cammina più lentamente, dal momento che si trasmette in maniera verticale, da uno a uno; mentre la seconda si diffonde molto più velocemente, dato che si trasmette da uno a molti. Su questa prima sostanziale differenza, nelle parole di Boncinelli, progresso internoed esterno,  si innesta la possibilità di una riflessione su un tema scottante, che riguarda sì la scienza, ma coinvolge tutto il mondo della cultura. La storia dell’uomo è la storia del suo modo di considerarsi al mondo: avanzato tecnologicamente ma forse eticamente non ancora pronto ad affrontare le sfide per una civiltà del futuro.

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