Storia di un Paese fragile

Micron
Un libro utile come un manuale ma scorrevole come un romanzo, su un tema, quello del dissesto idrogeologico nel nostro Paese, non facile da raccontare. Una storia, quella della sismica e dell'antisismica italiana “di poco eros e tanto thanatos”. Un “mosaico di fragilità” che coinvolge 21 milioni di persone.
Cristina Da Rold, 04 Novembre 2016
Titolo

Un Paese nel fango. Frane, alluvioni e altri disastri annunciati. I fatti, i colpevoli, i rimedi

Autore

Erasmo D’Angelis

Anno pubblicazione

2015

Editore

Rizzoli

Info

pp. 245; euro 18,00

Micron
Giornalista scientifica

Un libro utile come un manuale ma scorrevole come un romanzo, su un tema, quello del dissesto idrogeologico nel nostro Paese, non facile da raccontare. Una storia, quella della sismica e dell’antisismica italiana “di poco eros e tanto thanatos”. Un “mosaico di fragilità” che coinvolge 21 milioni di persone. Il libro in questione è Un paese nel fango. Frane, alluvioni e altri disastri annunciati. I fatti, i colpevoli, i rimedi l’ultimo libro di Erasmo D’Angelis (Rizzoli, ottobre 2015), giornalista e politico, già sottosegretario di Stato ai trasporti durante il governo Letta ed ex direttore de L’Unità, oggi responsabile della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche di Italia Sicura. Un libro-manuale che offre anche a chi non ricorda, non sa, o era troppo giovane per sapere o ricordare, una panoramica ampia e dettagliata sul nostro Paese dal punto di vista della sua storia sismica. E quando parliamo di storia intendiamo l’intera Storia, sin dal tempo degli Antichi romani.
Lo sguardo dell’autore, va sottolineato sin dall’inizio, è ottimista. C’è molto spazio per l’autocritica in queste pagine, ma poco per l’autocommiserazione. Si esaminano passo passo responsabilità e colpe, ma la prospettiva rimane positiva. «La nostra Italia, geograficamente piccola – scrive D’Angelis – può giocare un grande ruolo e può incrociare positivamente l’adattamento al rischio con l’assetto idrogeologico, con una buona gestione del territorio e la convenienza economica attraverso la green economy». La chiave, la “madre di tutte le battaglie” come la definisce l’autore, è sempre la stessa: coniugare concretamente economia ed ecologia.
In realtà, leggendo il libro, che ripercorre tutti i “pasticciacci brutti” all’italiana degli ultimi decenni, non è facile concordare con questa affermazione. D’Angelis dedica infatti molto spazio ai dati, ai numeri fra i quali boccheggia il nostro Paese. A partire dagli ultimi dati Ispra, secondo cui il 9,8% della superficie nazionale sarebbe in dissesto idrogeologico, il 24% a rischio frane, il 18% a rischio allagamenti. Siamo un Paese con una situazione idrogeologica delicatissima, e con una cementificazione che avanza feroce. Una contesto fino ad ora gestito poco o male dalla politica, che – racconta l’autore – non molto ha fatto per combattere i fenomeni di abusivismo e speculazione edilizia. Una storia di cui D’Angelis racconta i più inquietanti retroscena. Una parola su tutte: Vajont. In generale, il 60% degli edifici in Italia sarebbe stato costruito prima del 1971, prima cioè della normativa antisismica per le nuove costruzioni.

Un libro importante, ben scritto, ricco di dati ma anche di riflessioni di carattere storico e sociologico, che inquadrano la questione in una prospettiva più ampia di rapporto tra ambiente e gestione della cosa pubblica. Per ragionare con cognizione di causa su una realtà, quella del dissesto idrogeologico, che il più delle volte trova spazio nelle piazze, sulla stampa e nei talk show solo quando è sinonimo di emergenza, ma di cui spesso non si approfondiscono davvero i dietro le quinte.

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