Sulle orme di ‘Astrosamantha’

Micron
Autoironia, divulgazione e passione per la scienza nel racconto che Samantha Cristoforetti ci consegna per scoprire cosa succede a una giovane astronauta prima di salire a bordo del razzo che la porterà in orbita.
Stefano Porciello, 02 Agosto 2019
Titolo

Diario di un’apprendista astronauta

Autore

Samantha Cristoforetti

Anno pubblicazione

2018

Editore

La Nave di Teseo

Info

pp. 538; euro 22,00

Micron
Relazioni internazionali e Studi europei

«Agli astronauti non è richiesto di eccellere in nulla di preciso, ma piuttosto di cavarsela abbastanza bene in tutto». C’è tanta autoironia, divulgazione e passione per la scienza in Diario di un’apprendista astronauta, il racconto che Samantha Cristoforetti ci consegna per scoprire cosa succede a una giovane astronauta molto prima di salire a bordo del razzo che la porterà in orbita. Nessun intento pedagogico, nessun paternalismo: solo «La storia di un viaggio raccontata in maniera onesta», come ha rivendicato lei stessa in un’intervista a Radio DJ.

Diario di un’apprendista astronauta ripercorre le tappe di una scommessa vinta con fatica, quasi giocando d’azzardo col destino perché diventare astronauta, in Europa, è «Una cosa spaventosamente improbabile […] un’opportunità unica nella vita». Di puntata in puntata Samantha ci racconta l’implacabile processo di selezione per entrare in ESA, gli esami e l’addestramento svolto in più ‘orbite lente’ intorno al mondo, i momenti che le telecamere accese solo al momento del suo lancio non hanno potuto raccontare, il rischio che un problema di salute possa spegnere per sempre il sogno di volare, impietoso degli sforzi fatti per giungere – dopo anni di lavoro – a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Dal passare l’esame per una passeggiata spaziale all’addestramento per “pescare” una navicella in orbita con un braccio robotico, gli anni di addestramento di Samantha sono un insieme di esami, prove ed esercitazioni che non solo ci raccontano cosa significhi, giorno dopo giorno, diventare astronauta, ma ci fanno entrare nel mondo (così lontano dal nostro quotidiano) dei viaggi spaziali. Scopriamo che il casco di una tuta spaziale potrebbe all’improvviso riempirsi d’acqua, che non è affatto facile trovare un paio di guanti, e – questa è davvero una sorpresa – che pilotare un’astronave coniuga l’avanguardia della tecnologia terrestre con soluzioni decisamente artigianali: ci sono pulsanti che si pigiano con lunghe bacchette e scale graduate plastificate da sovrapporre ad uno schermo per calcolare le distanze.

Se vi chiedete cosa provi una persona che per la prima volta si accorge di non sentire più il suo peso, in questo libro troverete questa e molte altre risposte. Ma passerete anche per piccole prove e aneddoti sorprendenti: a quanto pare, un astronauta deve anche saper montare tende indiane, sopravvivere a un ammaraggio, dimostrare di saper guidare la propria squadra facendo kayak in Alaska.

Diario di un’apprendista astronauta è la prova che Samantha Cristoforetti ha tutte le carte in regola per giocarsela con scrittori, giornalisti e divulgatori ben più conosciuti di lei nell’uso della penna. Se possiamo muovere una critica, però, alle memorie di Samantha sembra mancare qualcosa. Manca (forse) lo sguardo senza filtri del reportage giornalistico, o la forza cruda della scrittrice pronta a trasporre sé stessa e la sua storia sulla carta a qualsiasi prezzo – costi quel che costi. Ed è un peccato, perché di certo a Samantha Cristoforetti quello che non manca è la stoffa: laddove si è permessa considerazioni personali – una domanda, un pensiero intimo dall’impatto politico o religioso – Samantha ha scritto pagine poetiche ed emozionanti, spunti capaci di stimolare per giorni fantasie e coscienze. Pagine tanto belle (e non esagero) che vale la pena aver letto ogni spiegazione, ogni dettaglio tecnico del volo spaziale e ogni breve aneddoto del suo addestramento, solo per il gusto di poterle apprezzare appieno, nel contesto che l’autrice ci ha spiegato e a cui ci ha abituato.

Ma un peccato resta un peccato: quello che poteva essere molto più di un libro di divulgazione scientifica, molto più di un diario personale di un’esperienza straordinaria, ne esce purtroppo come un’avventura accattivante, ma dagli angoli smussati, dove in fin dei conti tutti i presenti sono amici e non si parla mai male di nessuno. Non che il racconto manchi di sincerità, attenzione. Samantha ci avverte sin da subito: «Tutto quello che leggerai è accaduto, ma non tutto quello che è accaduto lo troverai in queste pagine. Per pudore, perché di ognuno è detto solo il bene che conosco, perché i miei fatti privati mi sembrano ben poco interessanti».

Ma cosa succede alla donna – e non all’astronauta – dopo essere entrata in un programma spaziale? Come si coniuga la vita privata con un addestramento che dura per anni intorno al mondo? Qual è il prezzo (se esiste) in delusioni, sacrifici, rinunce alla propria libertà pagate dall’individuo al di là della sua immagine pubblica? Ecco: questa storia resta in gran parte da scrivere.

Si tratta di una scelta che Samantha Cristoforetti aveva tutto il diritto di fare, visto che sono la sua vita, la sua esperienza e la sua comunità ad essere, grazie a questo libro, alla portata (e alla mercé) di tutti noi. Una scelta che però, giunti alla conclusione, ci lascia il dubbio che Samantha non ci abbia portato del tutto nello spazio insieme a lei, ma che ci abbia chiesto, di tanto in tanto, di spostarci gentilmente in un’altra stanza. In altre parole, ci ha spiegato tutto con la precisione dello scienziato e la passione del ricercatore, consegnandoci però un documentario in cui tra tagli e scelte di regia, vediamo e sentiamo solo la parte migliore di quello che è senza alcun dubbio il racconto di un viaggio eccezionale.

Non abbiamo idea dello sforzo che questo memoir di oltre 500 pagine possa aver richiesto alla sua autrice, ma sicuramente si tratta di un libro di cui non potevamo fare a meno. Perché non solo ci racconta la sua esperienza dento l’ESA, l’agenzia spaziale di tutti gli europei di cui sappiamo davvero troppo poco, ma perché è la testimonianza di una donna che ha vissuto nel bel mezzo di quella grande storia di cooperazione internazionale che è la ISS, davvero l’ultima frontiera – in tutti i sensi possibili – dell’umanità. Una frontiera che per essere conquistata non ammette bandiere, divisioni, confini, e pur nutrendosi di un pizzico di sana rivalità scientifica, ci ha portato e continua a portarci a superare i nostri limiti come singoli individui e, tutti insieme, come genere umano.

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